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Vagli a spiegare che è primavera

di Giuseppe Mattia
  Ariaferma
Data di pubblicazione su web 19/10/2021  

Dopo la visione la domanda sorge spontanea: era davvero il caso di relegare nella categoria Fuori Concorso escludendo quindi dalla corsa al Leone d’oro Ariaferma di Leonardo Di Costanzo? Per la prima volta insieme come protagonisti, Toni Servillo e Silvio Orlando, due tra i più grandi attori in circolazione in Italia (e non solo!), erano presenti alla Mostra di Venezia anche in altre opere: il primo in Qui rido io di Mario Martone e in È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino; il secondo ne Il bambino nascosto di Roberto Andò. Per quanto riguarda il regista originario di Ischia, questo è il suo ritorno in laguna dopo L’intervallo, presentato nella sezione Orizzonti nell’ormai lontano 2012. Come il romanzo di Joseph Heller Catch-22 (1961) tratta dell’assurdità della guerra, ugualmente quest’opera rivolge il proprio sguardo, con raffinatezza e precisione, a quella del cosmo carcerario.


Una scena del film

La direttrice del penitenziario di Mortana – luogo immaginario incastonato in un paesaggio impervio e aspro – notifica ad alcune guardie carcerarie che, a causa di “una pura formalità” (per citare, non a caso, l’opera di Tornatore), il trasferimento di alcuni detenuti presso un altro edificio ha subito un temporaneo arresto: la “sporca dozzina” di condannati restanti deve attendere ancora qualche giorno lì con loro. In questa beckettiana attesa sorge la necessità di istituire nuove regole, un nuovo ordine, dal momento che la maggior parte della struttura è ormai inagibile e tutte le attività ricreative, nonché le visite, sono sospese. Le mura e i corridoi marcescenti diventano la funebre scacchiera sulla quale si sfidano carcerieri e carcerati, capitanati rispettivamente dall’integerrimo Gaetano Gargiulo (Servillo) e dal “puparo” Carmine Lagioia (Orlando). Per rendere più gestibile la situazione, tutti i detenuti vengono condotti in una sorta di arena circolare, lungo la quale sono situate le celle a mo’ di vomitoria degli anfiteatri romani.



Una scena del film

Nonostante la presenza dei due grandi interpreti citati, quella di Di Costanzo è un’opera corale, una rappresentazione tragica che rimanda all’operazione shakespeariana dei fratelli Taviani in Cesare deve morire (2012). La scrittura del film – firmata dal regista insieme a Bruno Oliviero e Valia Santella – pone l’attenzione sul precario equilibrio delle due fazioni attraverso ogni duello, tra tutti lo sciopero della fame e la conseguente conquista della cucina da parte dei detenuti. Le pieghe psicologiche dei personaggi sono svelate attraverso lunghe sequenze che sin da subito riversano nello spettatore una corposa tensione, in ogni istante sul punto di esplodere. Di fianco a questo palpabile fermento gli autori somministrano intelligenti dosi di ironia: dall’onomastica del burocrate Buonocore, inflessibile ma comprensivo, all’affermazione di Lagioia che non ci sia niente da ridere in galera, giungendo alla scritta «Do not disturb» posta all’ingresso di una cella, ammiccando ai soggiorni in albergo.



Una scena del film

La direzione della fotografia dell’immenso Luca Bigazzi restituisce – attraverso inquadrature soffocanti e suggestive tonalità di grigio – quel senso di spaesamento, di perdizione eterea nel quale galleggiano tutte le anime che “infestano” la prigione. Ad amplificare questo edificio morale la colonna musicale di Pasquale Scialò, in grado di valorizzare, singolarmente ma con il medesimo vigore, voci, percussioni e tastiere. Il fatto che le guardie condividano la stessa routine e la stessa situazione emergenziale (lockdown?) dei prigionieri pone tutti sullo stesso piano: gli uni giungono a comprendere gli altri, in un reciproco e vicendevole movimento di pietà. Per quanto riguarda le inquadrature, dai piani individuali di ciascun personaggio si procede gradualmente verso campi lunghi e grandangoli, a inglobare e abbracciare tutti senza distinzioni. Il senso collettivo dell’isolamento, quanto mai attuale, si sovrappone al complicato dibattito sulla situazione delle carceri italiane e sul loro effettivo ruolo riabilitativo. Balza subito alla memoria lo scandalo dei recenti crimini perpetuati a Santa Maria Capua Vetere.

Il complesso gioco di compromessi, richieste, concessioni e ostacoli rendono quest’opera stratificata soprattutto per la dialettica tra ritmi compassati e gestione della tensione. Lodevoli, infine, le interpretazioni di tutto il cast, con doverose menzioni alla fronte corrugata di Servillo e alle labbra contratte di Orlando. Non resta che gioire di pellicole come queste di cui il nostro pubblico tanto ha bisogno.




Ariaferma
cast cast & credits
 


La locandina del film



 
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