L’opera seria di Gassmann: delude il ritorno dell’opera barocca alla Scala

di Matteo Quattrocchi

Data di pubblicazione su web 16/04/2025

L’opera seria

Non tradisce le aspettative del pubblico milanese la scelta del Teatro alla Scala di portare in scena per la stagione 2024-2025 un’opera del XVII-XVIII secolo. Dopo La Calisto del 2021 di Francesco Cavalli, Li zite ngalera del 2023 di Leonardo Vinci, L’Orontea di Antonio Cesti, nel 2025 è la volta de L’opera seria di Florian Leopold Gassmann. Raro esempio di teatro musicale meta-drammatico del Settecento, è una nuova produzione del Teatro alla Scala in coproduzione con il MusikTheater an der Wien. Titolo affascinante, sofisticato e ironico, l’opera di Gassmann - su libretto di Ranieri de’ Calzabigi - è un piccolo gioiello di satira colta, che demolisce con acume e arguzia i tic, le convenzioni e le assurdità dell'opera seria italiana proprio nel momento della sua decadenza. Un'opera che avrebbe meritato un allestimento vivo, leggero e penetrante. Così non è stato. 

Il libretto è una commedia di teatro nel teatro: durante le prove di una fittizia "opera seria" intitolata Oranzebe, si assiste alle crisi degli interpreti, ai capricci dell'impresario Fallito, alle gelosie tra prime donne, agli interventi maldestri di compositori e librettisti. Il mondo dell'opera viene esposto nella sua meccanicità, tra doppi sensi, lazzi musicali, rivalità e paradossi stilistici. Gassmann accompagna tutto questo con una partitura brillante, disseminata di riferimenti, parodie di stili e forme convenzionali, ma sempre con scrittura consapevole e ricercata, capace di sorprendere e divertire.


Un momento dello spettacolo L'opera seria
© Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Proprio per questo, ha deluso l’allestimento firmato da Laurent Pelly, che non riesce a dar lustro al buon lavoro d’artigianato della coppia Calzabigi-Gassmann. Più che valorizzare il gioco metateatrale, lo smorza in una regia statica, monocorde, visivamente povera. L’assetto scenico di Massimo Troncaretti rimane identico per i primi due atti, senza variazioni né invenzioni, e dopo pochi minuti risulta spento e didascalico: una sala prove a cui si accede da diverse porte, abitata da figurini in abiti settecenteschi. Fa eccezione la scena dell’atto terzo, quello della rappresentazione dell’Oranzebe, costituita da quinte disegnate ad acquaforte. In scena non c’è dinamica, né ritmo, smosso talvolta da otto servi di scena in nero da testa a piedi e dalle coreografie di Lionel Hoche, che aderisce allo spirito comico dell’opera, muovendo i ballerini tra gesti settecenteschi e voguing da ballroom. Insomma, nelle scelte di Pelly, il potenziale satirico ed esplosivo del testo si perde in un’atmosfera grigia e priva di tensione, dove lo spettatore fatica ad appassionarsi e a reggere più di tre ore di recita. 

L’unico vero elemento a sostenere la tenuta dello spettacolo è il cast vocale, ben scelto e ben preparato: Pietro Spagnoli (Fallito), Mattia Olivieri (Delirio) e Giovanni Sala (Sospiro) si distinguono per qualità vocale, ironia e padronanza del fraseggio. A loro si affiancano Josh Lovell (Ritornello), Julie Fuchs (Stonatrilla), Andrea Carroll (Smorfiosa) e Serena Gamberoni (Porporina). Tutti offrono prove solide, con attenzione allo stile, un po’ meno alla chiarezza della dizione, contribuendo a tenere viva l’azione scenica laddove la regia l’aveva lasciata languire. Le loro interpretazioni riescono, in diversi momenti, a suggerire sfumature caratteriali e dinamiche comiche che la messinscena non sviluppa appieno.


Un momento dello spettacolo L'opera seria
© Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

Se brilla la parte musicale sul palco, in buca la luce è proprio spenta. Christophe Rousset, alla guida dell’ensemble Les Talens Lyriques, con elementi dell’Orchestra della Scala su strumenti storici, non ha saputo infondere la verve necessaria alla partitura di Gassmann. La direzione appare spesso priva di slancio, di colori, di vivacità ritmica: le agogiche sono piatte, i contrasti smussati, e il suono (non bellissimo) dell’orchestra risulta opaco, poco incisivo (alcuni attacchi sono addirittura incerti, come quello del fugatino all’inizio del terzo atto). La bacchetta di Rousset ha accentuato la sensazione di stanchezza, contribuendo a rendere il tutto più meccanico che brillante. È un peccato, perché proprio l’elemento musicale – tra parodia e raffinatezza – avrebbe potuto sostenere lo spirito dell’opera. 

Un’occasione mancata, insomma: un titolo raro, affidato a ottimi interpreti, ma sacrificato da una regia poco presente e da una direzione troppo timida per reggere il gioco, intelligentissimo, pensato da Gassmann e Calzabigi più di duecentocinquanta anni fa. Ciò nonostante il pubblico sembra aver gradito, omaggiando tutti gli interpreti senza apparente distinzione di gradimento. Non so dire se a ragion veduta o meno, dato che in certi momenti in platea si ravvisavano teste mozzate dal sonno, palpebre lente e qualche tenero ronfo.



L’opera seria

Cast & Credits







Un momento dello spettacolo 
L'opera seria
© Brescia e Amisano -
Teatro alla Scala

Cast & credits

Titolo 
L’opera seria
Sotto titolo 
Commedia per musica in tre atti
Anno 
2025
Durata 
3 ore e 25 min.
Data rappresentazione 
3 aprile 2025
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Teatro alla Scala
Prima rappresentazione 
29 marzo 2025
Libretto 
Ranieni de' Calzabigi
Regia 
Laurent Pelly
Interpreti 
Pietro Spagnoli (Fallito)
Mattia Olivieri (Delirio)
Giovanni Sala (Sospiro)
Josh Lovell (Ritornello)
Julie Fuchs (Stonatrilla)
Andrea Carroll (Smorfiosa)
Serena Gamberoni (Porporina)
Alessia Arduini (Passagallo)
Alberto Allegrezza (Bragherona)
Lawrence Zazzo (Befana)
Filippo Mineccia (Caverna)
Maria Martin Campos (Ballerina)
Scenografia 
Massimo Troncaretti
Costumi 
Laurent Pelly
Coreografia 
Lionel Hoche
Luci 
Marco Giusti
Musiche 
Florian Leopold Gassmann
Orchestra 
Orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici- Les Talents Lyriques
Direzione d'orchestra 
Christophe Rousset