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Ingannami, o Diva

di Giuseppe Mattia
  La fiera delle illusioni
Data di pubblicazione su web 30/01/2022  

Dopo quattro anni dall’uscita del pluripremiato La forma dell’acqua e dopo un anno da Le streghe di Robert Zemeckis, da lui co-prodotto e co-sceneggiato Guillermo del Toro ritorna al cinema con un adattamento dal romanzo Nightmare Alley di William Lindsay Gresham (1946), edito per la prima volta in Italia soltanto nel 2021, a Palermo, dai tipi di Sellerio. Dopo un solo anno dall’uscita statunitense il testo venne trasposto cinematograficamente dal quasi dimenticato Edmund Goulding, con Tyrone Power nel ruolo del protagonista. Se per ragioni produttive e censorie l’opera edulcorava o addirittura eliminava i contenuti più espliciti e macabri (probabilmente per via del produttore Darryl F. Zanuck), la nuova versione di del Toro riesce a esaltare le componenti fiabesche e orrorifiche tipiche della sua filmografia, in una “misurata” contaminazione di generi.



Una scena del film

Fine anni Trenta. L’(anti)eroe Stan (Bradley Cooper), dopo aver dato fuoco a un cadavere di cui si ignora l’identità, giunge in una imprecisata località americana. Qui si unisce a un suggestivo e non proprio legale luna park, pullulante di fenomeni da baraccone, cartomanti e giostrai, gestito dall’impresario Clem (Willem Dafoe). Nel “circo” Stan svolge umili mansioni fino ad apprendere i segreti del mentalismo grazie alla coppia formata da Zeena (Toni Collette) e Pete (David Strathairn), anch’essi con un passato misterioso alle spalle. In questo caotico e malioso microcosmo il protagonista si innamora della ragazza-elettrica Molly (Rooney Mara), desiderosa di viaggiare e di conoscere il mondo “fuori”. Noncurante delle raccomandazioni dei suoi precettori, Stan fugge via con la giovane verso la città, iniziando a praticare lo spiritismo dietro ingenti compensi. Durante un’esibizione incontra la psicologa Lilith (Cate Blanchett), tanto affascinante quanto pericolosa e imprevedibile. In un turbinio di inganni, illusioni e finzioni, l’uomo affronterà prove sempre più ardue che lo costringeranno a compiere un iter amaramente circolare.



Una scena del film

La prima parte del film ha luogo all’interno del contesto circense (ambientazione vista recentemente in Freaks Out), la cui atmosfera onirica e sospesa lascia spazio a una seconda parte più consistente, teorica e moralista radicata nella città, dove la società si svela nei suoi orrori, specchio di quelli del circo. La abitano figure poco rassicuranti, topoi del cinema di del Toro: oltre baracche, tendoni e roulotte, i veri “mostri” si rivelano le persone comuni, libere di girare impunite. L’antinomia tra dimensioni differenti è il vero leitmotiv di quest’opera: uomo e “bestia”, realtà e finzione, gonzi e scaltri, campagna e metropoli, passato e presente, forma e contenuto, come i visi angelici di Cooper e Blanchett contrapposti alla loro natura oscura. Ma soprattutto spiritismo e psicanalisi: due tentativi di manipolare e ipnotizzare il prossimo il quale, inconsciamente desideroso di rivelarsi o di essere “scoperto”, si lascia sopraffare per liberarsi da fantasmi, rimpianti, colpe, traumi, paure.



Una scena del film

La sceneggiatura del regista e della moglie Kim Morgan non è esente da difetti soprattutto nel disegnare le tre principali figure femminili. La femme fatale interpretata dalla Blanchett (sempre una garanzia) è resa in maniera bidimensionale, così come poco approfondite risultano Zeena e il personaggio interpretato da Rooney Mara. Eppure, nonostante un ruolo piuttosto marginale, quest’ultima riesce a incarnare uno sguardo puro e “giusto” che ammicca a quello della piccola Ivana Baquero nel capolavoro Il labirinto del fauno (2006). Molly è inoltre confinata nella mera funzione di specchio di Stan, riflettendo le sue colpe e le sue malefatte. La scrittura filmica si concentra forse eccessivamente sul protagonista che, da un fondo nebuloso e fangoso, compie un percorso di ascesa fino ad approdare alla tanto agognata vetta del successo. Ma proprio quando la raggiunge comprende che tanto più alto è il punto da cui si cade tanto più fragorosa sarà la caduta.

Per quanto riguarda la fotografia, una menzione particolare va al lavoro del danese Dan Laustsen, collaboratore decennale del regista, abile a rievocare toni e atmosfere lugubri e misteriose dal gusto spiccatamente noir. Chiari i rimandi alle atmosfere di grandi classici del genere: si pensi ai lavori di Otto Preminger, Howard Hawks o Jacques Tourneur. Per il resto la messa in scena è notevole, con ammalianti e calibrati movimenti di macchina nonché scenografie, trucco e costumi che lasceranno senz’altro il segno ai prossimi premi Oscar. Tra gli attori è Cooper a emergere, a prescindere dall’importanza del suo ruolo, restituendo un’ampia gamma di sentimenti, paure e incertezze e condividendo con lo spettatore la sua umanità in crisi.




La fiera delle illusioni
cast cast & credits
 


La locandina del film


 
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