Il fumo a mani nude

di Giuseppe Mattia

Data di pubblicazione su web 24/04/2021

The Father

Come si riesce a stare in piedi con il corpo e con la mente se gli affetti e le pareti mutano, gli oggetti spariscono, i ricordi sfuggono e la realtà ha il sapore di dubbio e menzogna? The Father, esordio cinematografico di Florian Zeller, si aggiudica sei candidature agli Academy Awards (vincendo nelle categorie di miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura non originale) compiendo un'impresa memorabile. Lo sa bene il regista e drammaturgo parigino che, come Emma Dante con Le sorelle Macaluso (2020), traspone sullo schermo una propria pièce, Le père (2012): ispirata a un episodio autobiografico, il quotidiano britannico «The Times» l'ha definita il miglior dramma del decennio. Alla base della riuscita del film c'è invece la traduzione dal francese all'inglese – e l'apporto in sede di sceneggiatura – di Christopher Hampton, traduttore di Ibsen nonché collaboratore di quel Stephen Frears con il quale ha vinto il premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per Dangerous Liaisons (1988).



Una scena del film

In una Londra contemporanea risuonano ansiogene le note di Ludovico Einaudi che a un certo punto diventano diegetiche approdando dalle cuffie alle orecchie dell'anziano Anthony (Anthony Hopkins). La figlia Anne (Olivia Colman) passa a trovarlo nel suo (?) appartamento per ammonirlo sul comportamento adottato nei confronti di alcune badanti, scacciate dall'uomo in malo modo. Da un momento all'altro lo spettatore vive, dal punto di vista del protagonista, una serie di dinamiche “patologiche” causate dalla demenza degenerativa di tipo Alzheimer. La rocambolesca confusione tra piano del reale e piano dell'immaginario rende arduo il riconoscimento dell'effettivo stato delle cose, accentuato dal cambio continuo degli attori “secondari” Mark Gatiss, Imogen Poots, Rufus Sewell e Olivia Williams, capaci di riallacciarsi come se nulla fosse a un discorso narrativo già in fieri. Affrontando una tematica già esplorata da Michael Haneke in Amour (2012), Zeller scolpisce lo smarrimento e l'incertezza sul volto di Anthony, inchiodato a un'esistenza contorta nella quale affiorano manie di persecuzione, pensieri intricati e cospirazionisti.



Una scena del film

Girato praticamente tutto in interni come Carnage (2011) di Roman Polański – tratto anch'esso da un dramma, Le Dieu du Carnage (2006) della scrittrice e drammaturga francese Yasmina Reza –, il film, oltre ad avvalersi di una sceneggiatura solida, può contare sul grande lavoro con le scenografie mobili concretizzato da Peter Francis. Ulteriore imprescindibile tassello è il montaggio discontinuo a opera del greco Giōrgos Lamprinos, distintosi a Venezia con Jusqu'à la garde (2017) di Xavier Legrand. La macchina da presa, più che i movimenti, (in)segue i pensieri dell'uomo, all'interno di un'atmosfera claustrofobica, avvertita ai massimi livelli quando, a un certo punto, Anne apre la finestra della cucina per respirare profondamente, portando il pubblico a fare lo stesso. Il senso di dipendenza assoluta che prova il protagonista, incapace persino di infilarsi un maglione, lo rende ai nostri occhi ancor più vulnerabile e disarmato. In aggiunta si incrina anche la sua cognizione spazio-temporale, divenuta ondulata e fuorviante.



Una scena del film

Resterà ai posteri l'indimenticabile interpretazione dell'attore gallese, titanico nel restituire quel senso di confusione ma anche di struggente fragilità: per tutto il film passeggia con la morte (cognitiva) così come un tempo faceva con una morte antropomorfizzata in Meet Joe Black (1998) di Martin Brest. La sovrapposizione tra i livelli della memoria, quelli onirici e quelli deliranti, vengono valorizzati da indimenticabili arie interpretate da Maria Callas. La vera tragedia narrata è sulla perdita del diritto al ricordo, sia esso il lutto più straziante (la scomparsa di una figlia) o la gioia più inenarrabile (veder sorridere i propri cari). L'assenza di forzature nei risvolti melodrammatici e nel finale rendono The Father un'opera asciutta, credibile, viva nel rappresentare con discrezione e sincerità un albero che assiste impotente alla caduta delle proprie foglie.



The Father

Cast & Credits



La locandina del film


34th European Film Awards:

Miglior sceneggiatura
Miglior attore


Cast & credits

Titolo 
The Father
Sotto titolo 
Nulla è come sembra
Origine 
Francia, Regno Unito
Anno 
2020
Durata 
97 min.
Formato 
2,39:1
Colore 
Titolo testo d'origine 
Le Père
Soggetto 
Florian Zeller
Adattamento 
Christopher Hampton
Autori testo d'origine 
Florian Zeller
Traduzione 
Christopher Hampton
Regia 
Florian Zeller
Interpreti 
Anthony Hopkins (Anthony)
Olivia Colman (Anne)
Mark Gatiss (Bill)
Imogen Poots (Laura)
Rufus Sewell (Paul)
Olivia Williams (Catherine)
Produttori 
David Parfitt, Jean-Louis Livi, Philippe Carcassonne, Christophe Spadone, Simon Friend
Produzione 
F comme Film, Trademark Films, Cine@
Distribuzione 
BiM Distribuzione
Scenografia 
Peter Francis
Costumi 
Anna Robbins
Sceneggiatura 
Christopher Hampton, Florian Zeller
Montaggio 
Giōrgos Lamprinos
Fotografia 
Ben Smithard
Musiche 
Ludovico Einaudi