Madina: un’opera d’arte totale e “umanista”

© Marco Brescia & Rudy Amisano
Opera di “teatro-danza”, come la definisce Vacchi per la fusione e sintesi di linguaggi da cui nasce e che ricorda le pièces del tanztheater di Pina Bausch, Madina avrebbe dovuto debuttare a marzo 2020 ma, annullata a causa della pandemia, vede ora la luce e si conferma un lavoro di grande impatto visivo, emotivo e sonoro che nella brevità – dura un'ora e mezza senza intervallo – ha la sua cifra stilistica. Una concisione tipica del balletto a serata intera con cui alla Scala si mette in danza il dramma di una ragazza vittima del terrorismo, si rappresenta la furia omicida di Kamzan e si riflette sull'umanità del nobile Sultan che, insieme a Olga e Louis, sceglie l'amore per non soccombere alla strategia del terrore.
La scenografia firmata da Carlo Cerri, ideatore anche delle luci e delle proiezioni video assieme ad Alessandro Grisendi e Marco Noviello, concorre a rafforzare il senso claustrofobico della mise en scène. Lo spazio è delimitato da enormi e fredde colonne d'acciaio sulla sinistra del palcoscenico il quale, come una scena mutevole ma fissa, di volta in volta diventa la montagna dei guerriglieri, il caffè cittadino, la redazione di un giornale, il luogo d'incontro tra Olga e Louis. Al centro della scena è posizionato un reticolo su cui vengono proiettate immagini fisse e filmate di bombardamenti e un muro di luce, il LED wall, permette di far entrare e uscire i protagonisti da questa modalità prospettica e di fondere corpi e tecnologia.

© Marco Brescia & Rudy Amisano
E sono proprio i corpi, vestiti da Maurizio Millenotti, a vibrare nella coreografia di Bigonzetti che – come lui spiega – è «una trasfigurazione coreografica, una materializzazione della musica con il corpo». Bigonzetti torna alla Scala dopo aver diretto il Corpo di Ballo nel 2016 e aver firmato creazioni come Cenerentola e Progetto Händel e incontra per la prima volta il bolognese Vacchi, alla sua terza commissione scaligera, per un progetto teatrale, musicale e coreutico che li vede uniti nell'intento e concordi nella scelta artistica.
Bigonzetti nella coreografia fa perno sul registro accademico che riserva a Roberto Bolle, qui nel ruolo inedito del cattivo Kamzan, e sul registro antiaccademico o per meglio dire contemporaneo che assegna a Madina e al Corpo di Ballo, in quella ibridazione di stili che rende inconfondibile il suo linguaggio e il suo estro creativo. Tra soli, duetti ed ensemble intrecciati in modo organico e fluido, il dancemaker romano spinge al massimo le potenzialità dei corpi dei ballerini per far emergere lo strazio fisico di movimenti esasperati e di legati concitati che evocano il dolore e l'orrore straniante e straniato del clima di odio e violenza.
La resa dei due soli di Bolle è straordinaria per la capacità dell'étoile di piegare il suo accademismo alla visceralità del dinamismo contemporaneo e altrettanto intensi e coinvolgenti sono le tenzoni corpo a corpo con Madina, un'Antonella Albano brava e “contemporanea”. Accanto a loro reggono bene il confronto l'Olga di Martina Arduino, il Louis di Gioacchino Starace, il Sultan di Gabriele Corrado e il “coro corpo” dei danzatori che, nel modo in cui commenta l'azione, richiama le sequenze corali di Cantata, un balletto creato da Bigonzetti nel 2001. La forza espressiva della danza materica risponde a pieno alla vigorosa musica di Vacchi e all'intensità delle voci dei cantanti e dell'attore, quest'ultimo assai convincente nel melologo di Louis mentre legge il diario di Madina e capisce l'importanza di divulgare la vicenda.
Madina è uno spettacolo bello, corposo e complesso sia che lo si voglia considerare un'opera di teatro-danza, un balletto a serata intera, una Gesamtkunstwerk, e dimostra ancora una volta come l'arte non sia avulsa dalla realtà ma proprio nella verità dei fatti trovi gli spunti per – come dice Vacchi – «costruire un nuovo umanesimo».Cast & credits
| Titolo
Madina |
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| Sotto titolo
teatro-danza in tre quadri |
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| Data rappresentazione
12 ottobre 2021 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
1 ottobre 2021 |
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| Libretto
Emmanuelle de Villepin |
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| Interpreti
Roberto Bolle Anna Doris Capitelli Chuan Wang Fabrizio Falco |
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| Scenografia
Carlo Cerri |
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| Costumi
Maurizio Millenotti |
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| Coreografia
Mauro Bigonzetti |
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| Luci
Carlo Cerri |
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| Musiche
Fabio Vacchi |
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| Orchestra
Orchestra del teatro alla Scala |
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| Coro
Coro del teatro alla Scala |
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| Note
Video designers: Carlo Cerri, Alessandro Grisendi, Marco Noviello |
