In the Mood for Dream

Ambientato durante la cosiddetta “Reagan Revolution” degli anni Ottanta, i quattro componenti della famiglia sono intenti a traslocare dalla California verso i territori rurali dell'Arkansas. La nuova dimora degli Yi è una precaria casa con delle ruote, un tema casualmente presente agli Oscar sia in Nomadland (2020) sia in Sound of Metal (2019). Il pater familias Jacob (Steven Yeun) insegue la chimera del benessere economico attraverso la coltivazione di frutta e verdura coreana, puntando sulla nostalgia del cibo “di casa” vissuta da decine di migliaia di suoi connazionali che ogni anno approdano nel Nuovo Mondo. Per sbarcare il lunario lavora con la moglie Monica (Han Ye-ri) in un centro di pollicoltura, effettuando la pratica del sessaggio e condannando al rogo migliaia di pulcini di sesso maschile, reputati inutili dalle aziende. In mezzo a numerose difficoltà di coppia, economiche e di salute (come il problema cardiaco del figlio più giovane), la donna manifesta quotidianamente il proprio malcontento e le proprie preoccupazioni dettate, inoltre, dall'eccessiva lontananza rispetto all'ospedale più vicino. A stravolgere il già precario equilibrio degli Yi c'è l'arrivo dalla Corea di Soon-ja (Yoon Yeo-jeong), eccentrica e imprevedibile madre della donna.

La delicata, penetrante colonna sonora di Emile Mosseri accompagna questi cinque individui nelle loro effimere gioie e nei loro tangibili turbamenti: di notevole intensità la scena nella quale i due genitori litigano con veemenza e i due figli tentano di placarli lanciando loro aeroplani di carta con sopra scritto «Non litigate». La potenza di determinate sequenze è avvalorata dall'alternanza tra la lingua inglese – usata nelle conversazioni “civili” – e quella “madre” coreana, applicata nei momenti di paura e rabbia. L'ictus che colpisce la nonna (situazione simile a quella eduardiana in Natale in casa Cupiello) costringe i restanti membri a ridimensionare le proprie abitudini: l'anziana, nel bene e nel male, ha la funzione di collante, avvalendosi della propria leggerezza emotiva e del proprio spirito di adattamento incarnato dal minari, pianta acquatica con la capacità di crescere ovunque (ideale metafora di multiculturalismo) in maniera indipendente, nonché di elargire frutti, a detta della donna, senza fare distinzioni tra poveri e benestanti. Il punto di rottura viene a un certo punto decretato dalle differenti scelte di Jacob e Monica, moderni Malavoglia di fronte a una sciagura “ardente”.

Rimanendo sull'onda delle solide e per certi versi indimenticabili produzioni sudcoreane degli ultimi anni (si pensi ai lavori del citato Bong Joon-ho, di Lee Chang-dong, Park Chan-wook e del recentemente scomparso Kim Ki-duk), Minari porta avanti una poetica incentrata sulle complicate relazioni consanguinee e sull'integrazione, troppo spesso ostacolata da pregiudizi di natura etnica e razziale. L'ultima fatica di Chung è senz'altro un lavoro pesato, misurato in ognuna delle proprie pieghe. La sensazione che arriva allo spettatore è quella di un regista con i piedi per terra, consapevole dei rischi “autobiografici”, attento a evitare forzature: ciò si rispecchia nella sceneggiatura controllata e realistica – capace di raffigurare un contesto socioculturale verosimile e autentico, seppur non abbastanza indagato – e nella regia che guida discreta i dialoghi e gli attori nelle loro vicissitudini, forse con troppa prudenza ma restituendo un ritratto onesto e godibile fino all'ultima idilliaca inquadratura.
Minari

Cast & credits
| Titolo
Minari |
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| Origine
Stati Uniti d'America |
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| Anno
2020 |
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| Durata
115 min. |
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| Colore | |
| Regia
Lee Isaac Chung |
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| Interpreti
Steven Yeun (Jacob Yi) Han Ye-ri (Monica Yi) Alan Kim (David Yi) Noel Kate Cho (Anne Yi) Yoon Yeo-jeong (Soon-ja) Will Patton (Paul) |
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| Produttori
Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Christina Oh, Brad Pitt, Josh Bachove, Steven Yeun |
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| Produzione
Plan B Entertainment |
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| Distribuzione
Academy Two |
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| Scenografia
Yong Ok Lee |
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| Costumi
Susanna Song |
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| Sceneggiatura
Lee Isaac Chung |
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| Montaggio
Harry Yoon |
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| Fotografia
Lachlan Milne |
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| Musiche
Emile Mosseri |