L’incarnazione di un teatro che resiste
«Alla memoria della nostra giovinezza, dedico questo Edipus. Trent’anni dopo». Con questa dedica iniziale al collega e regista Federico Tiezzi, Sandro Lombardi apre al Nuovo Rifredi Scena Aperta la rappresentazione dello spettacolo che nel 1994 aveva debuttato proprio nello stesso teatro: Edipus, capitolo conclusivo della Trilogia degli Scarrozzanti scritta dalla penna anarchica di Giovanni Testori, si presenta sulla scena come una riscrittura in chiave popolare e grottesca della tragedia classica sofoclea, volta alla rivendicazione della libertà estetica, culturale, letteraria e sessuale.
A distanza di un trentennio la messinscena rimane esattamente la stessa: protagonista è lo Scarrozzante, capocomico abbandonato dal resto della sua compagnia e dunque costretto a rappresentare da solo e con mezzi minimi l’intera tragedia dell’Edipo re, interpretando tutti i personaggi attraverso continui cambi di abito che avvengono direttamente sul palcoscenico. Nel corso della narrazione la metateatralità del testo si inspessisce sempre di più in un doppio gioco scenico che mescola le vicende del re di Tebe a quelle personali del capocomico: mito e biografia si confondono tra di loro, dando vita a una concezione innovativa dei personaggi.
Un momento dello spettacolo
© Luca Manfrini

Un momento dello spettacolo
© Luca Manfrini
Sul palco Pier Paolo Bisleri inserisce Lombardi in una scenografia semplice ed essenziale, formata da una piattaforma rialzata – una sorta di palcoscenico nel palcoscenico – in cui il letto posto al centro si trasforma nel giaciglio che accoglie tutte le emozioni del protagonista (o sarebbe meglio dire dei protagonisti) arrivando a germogliare in un tripudio di fiori gialli nel momento più alto della tragedia. Una costruzione dello spazio che fa dell’attore il fulcro catalizzatore dell’opera riproponendo in parte quelle istanze tipiche del teatro del Grande Attore ottocentesco: l’uso della voce e la vitalità del gesto corporeo si accompagnano a un linguaggio sperimentale che unisce il dialetto lombardo-milanese al francese, al latino e allo spagnolo, in cui il lirismo si incontra con il grottesco. Un lavoro linguistico quasi dadaista, formato da un continuo gioco di parole e sinonimi che si fondono le une con gli altri e che, in alcuni casi, danno vita a termini inventati in grado di evocare immagini nella mente dello spettatore.Centrale è sicuramente l’ironia tagliente, esplicita e provocatoria di Testori che, forte anche di una dimensione parodica, evidenzia ancora di più l’anarchia tipica della sua drammaturgia in grado di riflettersi anche sulla tipologia di rappresentazione. In particolare, più volte entrambi gli attori rompono la quarta parete rivolgendosi direttamente al pubblico: è Perretta a chiedere una pausa dallo spettacolo, sedendosi e gustandosi quel panino che evoca il Novate Milanese tanto amato dall’autore. 
Un ruolo importante viene affidato ai costumi di Giovanna Buzzi, fantasmi dei personaggi e dei loro interpreti: il ricco vestito talare con cui Lombardi si presenta per la prima volta in scena e poi affidato allo scheletro di Laio, l’abito bianco di Giocasta che rievoca nella mente dello Scarrozzante la sua amante, il collare di volpe simbolo per eccellenza della regina incestuosa. Lombardi, vestito di frac e bombetta e con il viso pieno di biacca e fard rosso, si sposta tra i costumi così come viaggia tra i personaggi, si confonde tra loro e ne perde i contorni arrivando a confessare al pubblico che «neppure io so più chi sono, Edipus o Jocasta». Anche il ruolo della musica non è da sottovalutare, in grado di rievocare il genere dell’avanspettacolo e di inserire degli stacchi nella narrazione che fungono quasi da intermezzi.
Le scene finali sono le più suggestive: una lunga riflessione sul teatro rivolta al pubblico accompagna il capocomico verso la conclusione. L’attore parla di un teatro in rovina ma la cui forza vitale rimane intatta, un teatro «che existe, e rexisterà» in grado di sorprendere anche dopo trent’anni e oltre. Ed è così che le luci si spengono sulla scenografia dando spazio alla proiezione delle immagini del debutto di un Edipus che sembra vivere fuori dal tempo, accompagnate dalle strofe di Ornella Vanoni. Neanche il momento degli inchini sembra rompere la catarsi interpretativa di Lombardi: lo spettacolo si deve infatti quasi totalmente a lui, che ne è l’anima e l’incarnazione, in grado di restituire al pubblico un teatro oggi ancora vivo, che si fa rito e che si fa attraversare dallo spettatore.
*Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.

Un momento dello spettacolo
© Luca Manfrini
Un ruolo importante viene affidato ai costumi di Giovanna Buzzi, fantasmi dei personaggi e dei loro interpreti: il ricco vestito talare con cui Lombardi si presenta per la prima volta in scena e poi affidato allo scheletro di Laio, l’abito bianco di Giocasta che rievoca nella mente dello Scarrozzante la sua amante, il collare di volpe simbolo per eccellenza della regina incestuosa. Lombardi, vestito di frac e bombetta e con il viso pieno di biacca e fard rosso, si sposta tra i costumi così come viaggia tra i personaggi, si confonde tra loro e ne perde i contorni arrivando a confessare al pubblico che «neppure io so più chi sono, Edipus o Jocasta». Anche il ruolo della musica non è da sottovalutare, in grado di rievocare il genere dell’avanspettacolo e di inserire degli stacchi nella narrazione che fungono quasi da intermezzi.

Un momento dello spettacolo
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*Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.
Edipus

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Cast & credits
| Titolo
Edipus |
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| Sotto titolo
Trent'anni dopo |
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| Origine
Italia |
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| Durata
80 minuti, senza intervallo |
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| Data rappresentazione
16/01/2026 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Nuovo Rifredi Scena Aperta |
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| Prima rappresentazione
16/01/2026 |
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| Autori
Uno spettacolo di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi |
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| Autori testo d'origine
Giovanni Testori |
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| Regia
Federico Tiezzi |
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| Interpreti
Sandro Lombardi (Lo Scarrozzante, Edipo, Laio, Giocasta) Antonio Perretta (Attore giovane) |
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| Produzione
Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori |
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| Scenografia
Pier Paolo Bisleri |
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| Costumi
Giovanna Buzzi |
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| Luci
Gianni Pollini |
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| Note
regista assistente Giovanni Scandella |