Uomini e donne

di Vincenzo Borghetti

Data di pubblicazione su web 27/11/2025

Così fan tutte

Così fan tutte è una commedia estrema. La prima ebbe luogo al Burgtheater di Vienna il 26 gennaio del 1790; fu l’ultima di Mozart su testo di Da Ponte, l’ultima opera buffa del compositore, che sarebbe scomparso l’anno successivo. L’ultima commedia libertina, la più audace e brillante, prima che il mondo cambiasse in modo definitivo. L’Ottocento, il secolo borghese, non avrebbe saputo che farsene di quel gioco divertente e ambiguo della Scuola degli amanti, in cui la ragione e la leggerezza trionfano sulle passioni e sulla morale, soprattutto quella femminile. Beethoven, Wagner e molti altri ancora l’avrebbero rifiutata, imbarazzati per i costumi, per la metateatralità vertiginosa di una vicenda che si permette di portare in scena con ironia l’eros e l’amore, che loro stessi e la loro cultura avrebbero trattato con tutt’altre modalità. La modernità post-rivoluzionaria avrebbe relegato le donne in ruoli passivi e moralmente irreprensibili, che ormai non avevano più nessuna traccia della souplesse con cui, sull’esempio di Despina, Dorabella e Fiordiligi (quest’ultima con qualche remora in più poi facilmente superata), si gettano tra le braccia dei loro nuovi, esotici, virilmente rustici, baffuti nuovi amanti. Non c’è nulla di assoluto, conclude Don Alfonso, il manovratore di tutta la faccenda: uomini e donne, le loro convinzioni, i loro ideali sono umani, per l’appunto, quindi mutevoli, esposti all’incostanza e dunque all’errore. Ma nulla è irreparabile, a patto che si abbia coscienza dei propri limiti, e si accetti con razionalità la propria condizione. La Storia sarebbe andata diversamente, e avrebbe messo in cantina la commedia di Da Ponte e Mozart per un secolo, prima che la nuova modernità novecentesca ritrovasse interesse per Così fan tutte ossia La scuola degli amanti, con un filo di rimpianto, forse, per quello che il mondo avrebbe potuto essere e invece non è stato.

In questo gioco tra passato mancato e modernità ritrovata si inserisce la nuova produzione milanese. La Scala chiude il 2025 affidando l’opera alla regia di Robert Carsen e così dà un colpo di coda a una stagione non proprio brillante. Carsen fa leva sulla metateatralità della vicenda, rileggendola come un reality show, un mix dei tanti che passano ormai da decenni in TV (Il grande fratello, Uomini e donne, L’isola dei famosi, Temptation island, c’è solo l’imbarazzo della scelta). Su un palco rotante vediamo alternarsi uno studio televisivo con pubblico e Don Alfonso presentatore; a questo seguono poi gli spazi differenti in cui si dipana la storia: la “casa”, gli “esterni”, il “confessionale”. Tutto è finto, tutto è un’illusione di realtà creata a favore della TV, dove giardini, terrazze sul mare, tramonti sono solo proiezioni sgargianti su giganteschi led wall. Tutti prendono parte al gioco televisivo di cui Don Alfonso snocciola all’inizio le regole: le coppie selezionate dall’algoritmo per la puntata, ovviamente, Fiordiligi e Guglielmo e Dorabella e Ferrando: applausi dal pubblico, nello studio così come in platea (magicamente nello spettacolo le differenze si annullano) e si parte. L’idea di un reality è perfetta per un’opera come Così fan tutte. Non è tuttavia del tutto originale, dato che è alla base almeno già della produzione diretta da Francesco Micheli per OperaLombardia nel 2016. I mezzi tecnici impiegati dai due spettacoli sono diversi: La Scala ha risorse tecniche e finanziare non paragonabili a quelle dei teatri del circuito lombardo; inoltre, nel 2016 poi non si parlava ancora di led wall e il livello di realismo televisivo non era quello di oggi.


Un momento dello spettacolo
© Vito Lorusso

L’inizio dello spettacolo di Carsen è una folgorazione: durante la sinfonia si assiste alla preparazione del reality show a telecamere spente, tutto un via vai di tecnici, artisti, comparse. Poi, con l’opera, parte la trasmissione, con tutti gli accessori del caso, mises di paillettes, sfilate di concorrenti, proiezioni, e applausi, applausi e ancora applausi (scene Robert Carsen e Luis F. Carvalho; costumi Luis F. Carvalho). Tutto splendido. Però, nel prosieguo già del primo atto, lo spettacolo comincia a destare qualche perplessità, poiché l’idea del reality si annacqua nel corso della serata virando in quella che sembra una messinscena con costumi contemporanei e scene create dall’AI. Lo studio televisivo scompare dalla vista molto presto e l’illusione della finta realtà costruita dalle telecamere perde di efficacia, finendo per dare vita a una lettura scenica più immersiva che ferocemente distaccata, come invece l’apertura prometteva. E non bastano le telecamere che di tanto in tanto, ma sempre di meno, si vedono spuntare per ricordarci che stiamo assistendo a un gioco crudele e divertente proprio perché crudele. Non è chiaro, inoltre, quale sia di preciso il ruolo di Despina in tutto questo show: co-conduttrice in abito sbrilluccicante? valletta? concorrente?

Intendiamoci, nonostante le perplessità, questo Così fan tutte resta pur sempre lo spettacolo di un grande regista, capace di soluzioni sorprendenti come Despina che si traveste da medico consultato online, in un finto studio nello studio, soluzione che rende il suo travestimento esilarante e credibile insieme. Oppure i momenti di introspezione di alcuni personaggi —Ferrando nell’aria Tradito, schernito, e Fiordiligi nel rondò Per pietà ben mio perdona) —proposti come confidenze intime fatte nel “confessionale”, ripresi e proiettati ingigantiti su un grande schermo e che fanno venire dubbi su dove e se ci sia il confine tra sincerità e finzione. Così come il finale secondo, dove si ritorna nello studio televisivo e Fiordiligi e Dorabella, gabbate nella storia, sono le vincitrici della puntata, premiate con un milione di euro, mentre tra coriandoli e applausi (di nuovo del pubblico sopra e sotto la scena) sugli schermi appare “Così fan tutt€” — con l’“€” che roteando si trasforma in uno schwa che commenta il titolo dell’opera e insieme ad esso il senso di tutta la vicenda. Ferrando e Guglielmo sono vittime del loro stesso scherzo tanto quanto le loro spose: Carsen ci ricorda, cioè, che l’opera di Mozart e Da Ponte mette alla prova anche loro, e che le loro fragilità e meschinerie sono in fondo l’esatto riflesso di quello delle donne che amano. Ah, e poi anche che, con un pizzico di cinismo, coi soldi e per soldi, noi, oggi, facciamo (e guardiamo avidamente) proprio, ma proprio qualsiasi cosa.


Un momento dello spettacolo
© Vito Lorusso

La parte musicale è stata senza mezzi termini splendida. Merito, in primo luogo, di Alexander Soddy (direttore). Così fan tutte è un’opera lunga, e soffre più di altri titoli di una direzione priva di energia o con poche idee. Soddy mette in campo tempi sempre perfettamente calibrati, e segue la scena in punta di bacchetta e di tasto (è lui che accompagna con grande senso musicale e drammatico i recitativi al fortepiano), e trova colori, nuances e fraseggi che creano atmosfere diverse per le innumerevoli sfumature di affetti della partitura, non indugiando in leziosaggini o luoghi comuni che spesso si ascoltano in quest’opera. La scena dell’addio degli amanti nel primo atto, dinamica e appassionata insieme, con l’orchestra che suona come se sospirasse insieme ai protagonisti, o l’accompagnamento del rondò di Fiordiligi con i soli del clarinetto sussurrati e rallentati ma senza affettazioni sono solo alcune delle autentiche meraviglie che hanno costellato la direzione di Soddy. L’orchestra lo ha seguito con attenzione meticolosa e senza sbavature.


Un momento dello spettacolo
© Vito Lorusso

Ottima la compagnia di canto. La partitura di Mozart è particolarmente impegnativa; lo è sia per la sua lunghezza sia per le difficoltà della scrittura. Elsa Dreisig come Fiordiligi domina una parte che richiede un ampio ventaglio espressivo e notevoli capacità virtuosistiche-oltre che di resistenza fisica. Magistrale il suo Per pietà ben mio perdona, sorprendente per lo scavo psicologico del personaggio grazie a ritardandi, mezze voci e una linea di canto controllatissima in un’aria dalla tessitura estremamente ampia ricca di salti vertiginosi. Di pari livello la prova di Nina van Essen come Dorabella: la cantante dimostra un fraseggio spigliato oltre un bel timbro caldo non ovvio per le specialiste mozartiane. Ottimo Luca Micheletti (Guglielmo), che, per citare Da Ponte, «fa tutto ben quel ch’ei fa», con la voce, con la musicalità e la presenza scenica. Molto bene come lui Giovanni Sala (Ferrando). Gerald Finley (Don Alfonso) è perfetto sulla scena ed è un gran musicista, ma la sala del Piermarini è forse troppo grande per il suo volume di voce, ed è un peccato, perché alcune finezze della sua interpretazione non ottengono l’evidenza che meriterebbero. Sandrine Piau (Despina) è l’anello più debole del cast. La cantante ha una lunga esperienza e si vede: è attrice disinvolta, musicista attenta. La voce però corre poco e l’effervescenza del personaggio ne risulta di conseguenza affievolita (e la pronuncia italiana non è sempre impeccabile).

Successo pieno dello spettacolo. Grandi applausi per tutti, ma in particolare per Dreisig, Micheletti e Soddy.



Così fan tutte

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo
© Vito Lorusso


Cast & credits

Titolo 
Così fan tutte
Sotto titolo 
ossia La scuola degli amanti
Data rappresentazione 
23 novembre 2025
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Teatro alla Scala
Libretto 
Lorenzo Da Ponte
Regia 
Robert Carsen
Interpreti 
Elsa Dreisig (Fiordiligi)
Nina Van Essen (Dorabella)
Sandrine Piau (Despina)
Luca Micheletti (Guglielmo)
Giovanni Sala (Ferrando)
Gerald Finley (Don Alfonso)
Scenografia 
Luis F. Carvalho e Robert Carsen
Costumi 
Luis F. Carvalho
Coreografia 
Rebecca Howell
Luci 
Robert Carsen e Peter Van Praet
Musiche 
Wolfgang Amadeus Mozart
Orchestra 
Orchestra del Teatro alla Scala
Direzione d'orchestra 
Alexander Soddy
Coro 
Coro del Teatro alla Scala
Maestro del coro 
Giorgio Martano