Riti elettronici
La
scenografia, benché estremamente minimale
(fatta di un pavimento bianco circondato da teli e cavi neri, da un
sintetizzatore, da microfoni e da una chitarra elettrica), risulta fin da
subito fortemente evocativa, coadiuvata dalle suggestive logge del chiostro e
dal canto salentino di Vera Di Lecce. Una nenia che rimanda a tempi e
tradizioni lontane ma che ancora vive – in qualche modo – nei meandri della
cultura italiana. In scena ci sono altre quattro donne, vestite a lutto e col
volto velato di nero; osservano la cantatrice immergere le mani e le braccia in
una fonte. Sono figure portatrici di riti ancestrali, di codici, di magia, di
purificazione: quelle “prefiche prezzolate” che ai funerali accompagnano il
trapasso piangendo, urlando un dolore proprio e altrui che oggi, sempre più
spesso, vive nel silenzio e nel buio.
Il
movimento è, come si direbbe, “catartico”. Attraverso torsioni, convulsioni e
occhi che roteano, le danzatrici portano nel tempo presente un cerimoniale che
– nonostante la predominanza del nero – trova spazio alla luce del sole. La
coreografia di Marilungo, portata in scena da Alice Raffaelli, Barbara
Novati, Roberta Racis e Francesca Linnea Ugolini, è
esasperata eppure accattivante alla vista, con gesti ampi che conducono il
pensiero altrove, suscitano curiosità, pongono domande, portano alla luce nuovi
stimoli.

Notevole il lavoro sonoro: il canto e il pianto sono registrati in presa diretta, campionati e riprodotti con strumentazione elettronica, diventando a loro volta base per nuove melodie. La scenografia, apparentemente quasi inesistente, si fa via via oggetto di scena: i teli neri diventano immense gonne alle quali attaccarsi e sulle quali piangere; una treccia di capelli lunghissima, prima quasi invisibile poiché inerme sul pavimento, diventa una sorta di catena che lega irrimediabilmente le protagoniste, facendole sembrare ora delle spire di un serpente ora liete danzatrici degli antichi balli con i nastri. Sulla scena un perturbante mutuo soccorso nel quale la ripetizione ossessiva di gesti e suoni si fa ipnotica.
Tanti i simboli e le suggestioni: il taglio dei capelli a ricordare le proteste contro la condizione aberrante della donna in Iran; la chitarra elettrica, icona del rock & roll, espressione di ribellione capace di rendere i canti delle prezzolate suggestivamente contemporanei. E infine la Pietà, immagine ricorrente nelle arti figurative, plastiche e performative, qui evocata nel momento in cui una delle danzatrici, parzialmente denudata, giace tra le braccia delle compagne. Infine la svestizione dei corpi che si erge a simbolo di liberazione ma che esprime anche la vulnerabilità: fazzoletti bianchi e candide sottovesti rappresentano la luce dopo le tenebre mentre il cielo sopra il chiostro si fa crepuscolare, in un contrasto forse non voluto ma ricorrente nelle performance all'aperto. Marilungo conferma di saper raccontare l'universo femminile in maniera non scontata: mette in scena personaggi fortemente caratterizzati, capaci di raccontare storie anche tra le righe. I corpi femminili si fanno materia viva da osservare, da devastare, da distruggere e tuttavia da ricostruire.
Stuporosa

Cast & credits
| Titolo
Stuporosa |
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| Data rappresentazione
17 settembre 2023 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Cantiere Florida |
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| Evento
Fabbrica Europa |
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| Regia
Francesco Marilungo |
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| Interpreti
Alice Raffaelli Barbara Novati Roberta Racis Francesca Linnea Ugolini Vera Di Lecce |
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| Produzione
Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza Coproduzione Fabbrica Europa |
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| Scenografia
Gianni Staropoli |
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| Coreografia
Francesco Marilungo |
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| Suono
Vera Di Lecce |
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| Luci
Gianni Staropoli |
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| Musiche
Vera Di Lecce |
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| Note
Con il supporto di Short Theatre Festival, Fuori Programma Festival, Teatro Akropolis & Dracma Teatro - Progetto CURA, Did Studio, Base Milano, Qenhun |