Una Tosca fra l’altre
Non del tutto; vediamo perché. Questa Tosca è stata annunciata come diversa
rispetto alle tante che vanno in scena ovunque nel mondo vi sia un teatro lirico.
Il direttore Riccardo Chailly ha
voluto proporre una ricostruzione della prima versione dell'opera, come andata
in scena al Costanzi di Roma nel gennaio del 1900 – operazione già fatta in
passato (il citato Attila o la Butterfly e la Fanciulla del West del
2016). Come spiega in modo esemplare Roger
Parker in un saggio del programma di sala (“As a stranger give it welcome”: la prima “Tosca”), non possiamo
definire con certezza l'assetto testuale della prima Tosca, ma si possono formulare ipotesi. Chailly ha portato queste
ipotesi in scena, e così un'opera conosciutissima ci sorprende per alcune novità:
le battute aggiuntive nel duetto Tosca-Cavaradossi nel primo atto; quelle alla
fine di «Vissi d'arte» nel secondo; la più lunga coda orchestrale che segue la
morte di Scarpia, sempre nel secondo atto; il finale dell'opera, con una
ripresa sostanziosa di «E lucevan le stelle». Elementi in seguito modificati da
Puccini e non sempre in meglio (penso
ai primi tre citati), ammesso che facessero tutti parte della prima storica
romana (come giustamente sottolinea Parker).

Un momento dello spettacolo
@ Brescia e Amisano
La novità non ha però riguardato
l'allestimento. Per un'opera collocata in tempi e luoghi così precisi come Tosca, Davide Livermore ha scelto di fondare la sua lettura scenica partendo
dalle indicazioni del libretto: «Roma: giugno 1800». All'apertura del sipario
si vede l'interno di Sant'Andrea della Valle; si spalanca il portone principale
e con Mario Cavaradossi entra violenta e tagliente la luce di un mattino romano
d'estate. Si mette tutto in movimento: gira il palco, le pareti della chiesa si
scompongono e ricompongono salendo e sprofondando con un grande effetto. Sembra
quasi di essere a cavallo di un drone, tanto velocemente mutano le prospettive.
Nel corso dell'atto i movimenti delle scene, la rotazione e l'innalzamento del
palco continuano. Dopo pochi minuti, però, l'effetto-drone si perde e
l'animazione vivacizza un quadro sostanzialmente statico: appare e scompare più
volte il dipinto della Maddalena cui Cavaradossi lavora; Scarpia fa alcuni giri
sul palco girevole mentre osserva Tosca rodersi di gelosia in seguito alle sue
insinuazioni. Col Te Deum si giunge poi
all'apice spettacolare: Livermore allestisce la cerimonia intorno a una grande macchina
barocca sormontata da un enorme ostensorio, un altare con croci, stendardi e tante
candele che si accendono all'improvviso come un fuoco d'artificio, mentre il
palco si solleva; Scarpia dal proscenio contempla la scena bloccata come in un
fermo-immagine. Il secondo atto non ha rotazioni, solo sollevamenti del pavimento
che scoprono le stanze della tortura di palazzo Farnese (dove i carnefici
vestono però l'orbace come sgherri fascisti). L'elemento spettacolare e
tecnologico qui sono i dipinti sul registro superiore delle pareti di fondo, tableaux vivants che si animano lentamente
quando la gravità degli accadimenti giunge a livelli mostruosi (le profferte-ricatto
di Scarpia a Tosca, l'assassinio che lei commette e così via). Nel terzo atto
siamo all'aperto, sulla terrazza di Castel Sant'Angelo. Qui la scena è dominata
da una gigantesca torre-ala d'angelo che in parte racchiude la prigione dei condannati
e che ospita una serie di proiezioni (vedute di Roma, piume colorate di rosso
che si disperdono al vento). Tale struttura è posta sul palco girevole:
Cavaradossi la attraversa diverse volte prima di scrivere la sua ultima lettera
alla donna amata. Sulla torre-ala si precipita Tosca per compiere il suo gesto
estremo, e muore sprofondando con la scena insieme ai suoi inseguitori, mentre sullo
sfondo al centro vediamo la sua immagine bloccata nell'ultimo volo in un cielo
notturno.

Un momento dello spettacolo
@ Brescia e Amisano
Insomma, un grande dispiegamento di mezzi per
uno spettacolo realizzato con massima professionalità, come ci si aspetta da un
teatro come la Scala e in un'occasione importante come l'inaugurazione della nuova
stagione. Quello che è mancato, però, è stato proprio il teatro. Non si
comprende, in ultima analisi, il motivo dei movimenti di scena descritti, di
questi andirivieni di macchine, palco, pannelli che non sembrano avere altra ragione
d'essere, se non quella di fare mostra di sé e creare azione laddove sembrava
non essercene abbastanza. Inoltre, in un palco costantemente indaffarato si
esaurisce presto l'effetto sorpresa che le dotazioni del teatro, usate cum grano salis, avrebbero potuto garantire.
Va detto, poi, che alcune delle meraviglie scenotecniche non hanno avuto in
sala l'effetto sperato. Immagino che nel secondo atto le riprese televisive
abbiano rivelato tutta l'efficacia del rapporto tra i tableaux vivants e l'azione principale, ma per chi era in teatro
questo effetto o è passato inosservato o non aveva un nesso evidente e
immediato la vicenda rappresentata, al punto da sembrare un'ulteriore superflua
decorazione. Dal punto di vista registico si è trattato di una Tosca di routine: di gran lusso, ma pur sempre di routine. Al netto della scenotecnica, l'interazione tra i
personaggi è stata quella di una delle tante Tosche che si possono vedere di frequente all'opera e che in fondo
riescono bene (e magari meglio) anche con molte meno macchine.
Come per ogni opera inaugurale, la Scala ha
messo in campo un'ottima compagnia di canto, con voci di alta qualità anche per
i ruoli più piccoli, come solo un grande teatro può e sa fare. Anna Netrebko è una diva vera che qui
veste i panni di un'altra diva (Tosca). Il ruolo è perfetto per la sua vocalità,
con acuti sicuri e ampi, e centri e gravi sonori. Netrebko non lesina in
finezze interpretative: memorabile la sua resa di alcune frasi, che ne scoprono
sensi arcani (come nel caso di «con scenica scienza / io saprei la movenza» del
terzo atto, detto esitante e pensosa, quasi avesse un presentimento dell'orribile
inganno di Scarpia). Non c'è però sempre l'adesione al personaggio: specie nel
primo atto Netrebko è sembrata professionale ma in fondo distaccata. Luca Salsi (Scarpia) è un baritono
perfetto e canta tutto bene, senza ombra delle esagerazioni che a volte vengono
col ruolo. Anche per lui, tuttavia, il personaggio non emerge del tutto nella
sua luciferina cattiveria: manca insomma la seduttività malefica del villain. Di Francesco Meli (Cavaradossi) si ha spesso l'impressione che canti
al limite delle sue possibilità, e forse questo ruolo è pensato per una voce di
altra caratura. Consapevole delle sue caratteristiche vocali, però, Meli
concentra l'attenzione sulla tornitura delle frasi, sull'uso curatissimo delle
dinamiche, e alla fine ci regala un Cavaradossi ricco di sottigliezze, deciso e
insieme nobile, fragile e amoroso, come invece i tanti i Cavaradossi dalla voce
eroica in genere non riescono ad essere. Benissimo i comprimari, tutti di
altissimo livello, con una menzione speciale per Alfonso Antoniozzi (sagrestano).

Un momento dello spettacolo
@ Brescia e Amisano
Il direttore Riccardo Chailly ha speso molta
parte della sua carriera sulle partiture di Puccini: dalla sua concertazione
traspaiono sia l'amore, sia la sua conoscenza approfondita dell'opera del
compositore. È un lavoro di cesello, il suo, che mette in evidenza la ricchezza
e la complessità della scrittura orchestrale pucciniana. Di rado si ascolta Tosca con così tanti colori e dettagli; merito
anche dell'orchestra della Scala in forma perfetta. Tutto però ha un prezzo, e in
questa resa a mancare a tratti è la tensione: si apprezzano le tante meraviglie
che arrivano dalla buca, ma non si sta molto col fiato sospeso (specie nel
primo atto).
Grande successo al termine della serata, con
applausi generosi per tutti. Curiosamente Chailly non si è presentato da solo a
ringraziare ma, dopo una veloce chiusura e riapertura di sipario, è apparso
schierato insieme al cast.
Tosca

Un momento dello spettacolo
visto il 7 dicembre 2019 al Teatro alla Scala di Milano
© Brescia e Amisano
Cast & credits
| Titolo
Tosca |
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| Sotto titolo
Melodramma in tre atti |
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| Data rappresentazione
7 dicembre 2019 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
7 dicembre 2019 |
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| Libretto
Luigi Illica e Giuseppe Giacosa |
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| Regia
Davide Livermore |
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| Interpreti
Anna Netrebko (Floria Tosca) Francesco Meli (Mario Cavaradossi) Luca Salsi (il barone Scarpia) Alfonso Antoniozzi (il sagrestano) Carlo Cigni (Cesare Angelotti) Carlo Bosi (Spoletta) Giulio Mastrototaro (Sciarrone) Ernesto Panariello (un carceriere) Gianluigi Sartori (un pastore) |
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| Scenografia
Giò Forma |
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| Costumi
Gianluca Falaschi |
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| Effetti speciali
D-Work |
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| Luci
Antonio Castro |
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| Musiche
Giacomo Puccini |
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| Orchestra
Orchestra del teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Riccardo Chailly |
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| Coro
Coro del Teatro alla Scala, con la partecipazione del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Teatro alla Scala |
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| Maestro del coro
Bruno Casoni |
Trama
Tratto dal dramma di Victorien Sardou, il libretto di Giuseppe Illica e Luigi Giacosa, diviso in tre atti, si apre con l'incontro nella chiesa di Sant'Andrea della Valle a Roma di Mario Cavaradossi, pittore intento a dipingere limmagine di Maria Maddalena, con il rivoluzionario Angelotti, fuggito di prigione e corso a rifugiarsi nella cappella di famiglia. Floria Tosca, celebre cantante romana, devota e pia ma assai gelosa dell'amante pittore, viene a trovarlo in chiesa e, colpita dal suo imbarazzo, crede che sia dovuto alla presenza di unaltra donna. Rassicurata dall'amato la donna se ne va consentendo così ai due patrioti di allontanarsi. Giunto in chiesa sulla tracce del fuggiasco il capo della polizia papalina, il barone Scarpia, intuisce la verità e fa spiare Tosca: la donna lo condurrà dal pittore e quindi dal fuoriuscito.
Nel secondo atto, nella camera di Scarpia in palazzo Farnese, Mario viene interrogato ma nega di conoscere il nascondiglio del patriota. Viene perciò sottoposto a tortura e Tosca, entrata nel frattempo nella stanza di Scarpia, non resiste alle urla dell'amato e tradisce il segreto. Giungono dall'esterno voci della vittoria di Bonaparte, Cavaradossi inneggia alla libertà e viene trascinato in galera. Il suo destino è ormai nelle mani di Tosca che finge di accettare lo scambio proposto da Scarpia, preso da improvvisa irresistibile passione per lei: la donna cederà in cambio di un salvacondotto per sé e il suo amato. Il capo della polizia finge di acconsentire, firma il lasciapassare e si avventa su Tosca che, impugnato un pugnale, lo uccide.
Atto terzo: in Castel Sant'Angelo Mario aspetta la fucilazione. Giunge Tosca che gli rivela di aver strappato a Scarpia il salvacondotto e la promessa di una falsa fucilazione a cui il giovane dovrà sottostare. Ma Scarpia ha dato ben altri ordini e il giovane muore fucilato. Disperata la donna si uccide precipitandosi dalle mura.
Nel secondo atto, nella camera di Scarpia in palazzo Farnese, Mario viene interrogato ma nega di conoscere il nascondiglio del patriota. Viene perciò sottoposto a tortura e Tosca, entrata nel frattempo nella stanza di Scarpia, non resiste alle urla dell'amato e tradisce il segreto. Giungono dall'esterno voci della vittoria di Bonaparte, Cavaradossi inneggia alla libertà e viene trascinato in galera. Il suo destino è ormai nelle mani di Tosca che finge di accettare lo scambio proposto da Scarpia, preso da improvvisa irresistibile passione per lei: la donna cederà in cambio di un salvacondotto per sé e il suo amato. Il capo della polizia finge di acconsentire, firma il lasciapassare e si avventa su Tosca che, impugnato un pugnale, lo uccide.
Atto terzo: in Castel Sant'Angelo Mario aspetta la fucilazione. Giunge Tosca che gli rivela di aver strappato a Scarpia il salvacondotto e la promessa di una falsa fucilazione a cui il giovane dovrà sottostare. Ma Scarpia ha dato ben altri ordini e il giovane muore fucilato. Disperata la donna si uccide precipitandosi dalle mura.