Dacci oggi il nostro pane quotidiano

di Daniele Palma

Data di pubblicazione su web 21/05/2019

Lear

S'era già anticipato in occasione della Butterfly fiorentina dello scorso 28 febbraio e vale la pena ribadirlo: ben vengano dieci cento mille sbiadite “riprese” sbarca-lunario, se ciò permette al Maggio di aprire il suo ottantaduesimo Festival con un Lear. Quando, poi, la regia è di Calixto Bieito, enfant terrible della scena operistica contemporanea, non si può che gioire come bimbi in un negozio di caramelle.

I rischi c'erano. Aribert Reimann non è un compositore di quelli che possano finire sugli scaffali di un autogrill, e tra il pubblico, all'intervallo, serpeggiava qualche timida aspettativa di un secondo tempo più “melodico”. Bieito, dal canto suo, ha spesso irritato (per usare un eufemismo) certe pie anime che popolano le platee di tutto il mondo: alle volte hanno ragione pure loro, ma Dio solo sa quanti peccati e ipocrisie si nascondano, spesso, dietro un “Questo non è Verdi!”. Alla fine la vittoria è totale: lo spettacolo è di rara bellezza e stilla goccia a goccia verità sull'esser uomini, tanto amare che si vorrebbe allontanarne il calice. 

Un momento dello spettacolo 
© Michele Monasta

Il genio di Shakespeare incontra qui la maestria di un compositore cresciuto a pane e avanguardie (dall'espressionismo del primo Schönberg al post-Darmstadt), che gli confeziona un abito efficacissimo. Sul podio, Fabio Luisi è prometeico: a mani nude, volontariamente privo delle grazie della bacchetta, sembra quasi lottare contro la partitura, che prevede a tratti ben quarantotto parti reali di violino (per intenderci, una per ciascun violinista in buca). Ma ogni attacco dei cantanti è accarezzato, e il risultato seduce per timbri e colori, cogliendo appieno il mandato di Reimann. Si è sempre a casa: se qualche sbavatura c'è stata, chi scrive non ne ha sofferto troppo.

L'allestimento di Bieto, andato in scena all'Opéra di Parigi lo scorso 2016 e qui ripreso da Yves Renoir, esplora i temi del potere e dell'amore distorto con azioni tanto semplici quanto di impatto. Appena entrato in scena Lear spezza il pane, simbolo del suo regno in terra, e lo dà alle figlie Goneril e Regan, che lo addentano come cani al tavolo di un padrone segretamente odiato. Ulteriori riferimenti cristologici percorrono l'intero spettacolo: a turno, ciascun personaggio si sveste e/o raccoglie le vesti degli altri per spartirsele. All'inizio della seconda parte Cordelia sgorga sangue dalle mani, novello agnello venuto a togliere i peccati del mondo, destinato a fallire. Per il resto, nonostante Reimann e il suo librettista Claus Henneberg non abbiano espunto le scene più crude (come intendeva fare Verdi nel suo incompiuto progetto), gesti esplicitamente violenti non ce ne sono. Bieito decide di lasciarli alla partitura e lavora invece per saturazione, contraendo l'infinitamente grande delle folli passioni in gesti minimi, rarefatti. In ciò lo aiutano i costumi da borghesia senza tempo ideati da Ingo Krügler, le luci stranianti di Franck Evin e, soprattutto, le scene di Rebecca Ringst. Quest'ultima costruisce un meccanismo da orologiaio: una parete lunga quanto il palco, formata da assi verticali mobili che, abbassandosi progressivamente, si dischiudono per diventare prima foresta e poi scogliera, fino a crollare nel finale assieme alla casa di Lear.

Un momento dello spettacolo 
© Michele Monasta

Il plauso più grande, però, va al cast vocale, chiamato ad affrontare estensioni spaventevoli e tessiture che dire estreme sarebbe poco, ulteriormente infarcite di colorature e salti siderali (quasi impossibili, ad esempio, i «Bastard!» sparati a iosa da Edmund nella propria “aria”). Tutti, coro compreso, cantano e recitano dal molto bene in su, con numerose punte di eccellenza. Forse leggermente ingessato in scena l'Albany di Derek Welton, mentre poco suadente è il basso di Lavent Bakirci (Gloster). Michael Colvin (Cornwall), Andrean Conrad (Edmund) e Kor-Jan Dusseljee (Kent) fanno onore alla bistrattata categoria dei tenori, mostrando tecnica e stamina notevoli nonostante nessun timbro colpisca per particolare bellezza. Un gradino più in alto i tre soprani Agneta Eichenholz (Cordelia), Erika Sunnegĺrdh (Regan) e Ángeles Blancas Gulín (Goneril), quest'ultima dotata di uno strumento imponente che buca gli “assiemi” e dona al personaggio una azzeccatissima matericità. Andrew Watts affronta brillantemente la sadica parte di Edgar, tenore che si trasforma in controtenore dopo che Gloster l'ha cacciato. La risoluzione dei frequenti passaggi dal petto al falsetto ha del miracoloso, come pure il volume in tessitura acuta. Sul versante attoriale, poi, Watts riesce a conferire a Edgar/Tom tratti androgini convincenti senza scadere nella macchietta.


      Un momento dello spettacolo 
© Michele Monasta

Al baritono Bo Skovhus, infine, spetta il ruolo in titolo, ideato e scritto per un gigante del calibro di Dietrich Fischer-Dieskau. Ci sarebbe di che averne timore, ma a saltare sulla poltrona siamo noi spettatori per un'interpretazione ineccepibile, dall'urlo più straziante alla mezza voce più struggente, dalla rabbia incontenibile alla disperazione per la morte di Cordelia. C'è poi un momento, un passaggio talmente straordinario che si vorrebbe non finisse mai: quando Lear diventa folle. Skovhus si muove in pochi millimetri, tutto è concentrato in lievi sbandamenti, dita che tremano quasi impercettibilmente. Accanto a lui Bieito pone, immobili, il Matto (Ernst Alisch) e un figurante, entrambi ultra sessantenni, l'uno a petto scoperto, l'altro completamente nudo. Senescenza, demenza, nessun riparo dall'impudicizia della morte: tutto ciò, mentre dall'orchestra si leva la voce solitaria di un violoncello, che intona un requiem senza pace né speranza. 

 

È quanto aspetta tutti noi, è quanto tutti noi temiamo, rifuggiamo, neghiamo: ma lì, a teatro, ci ritroviamo più nudi del re. Poesia e chirurgia invasiva, necessarie come il pane.

Spettacolo visto l'8 maggio 2019 al Teatro del Maggio di Firenze.
 

Cast & Credits

Trama



Un momento dello spettacolo visto l'8 maggio 2019 al Teatro del Maggio di Firenze
© Michele Monasta

Cast & credits

Titolo 
Lear
Data rappresentazione 
6 maggio 2019
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Evento 
LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino
Titolo testo d'origine 
King Lear
Autori 
William Shakespeare
Libretto 
Claus H. Henneberg
Autori testo d'origine 
William Shakespeare
Regia 
Calixto Bieito, ripresa da Yves Renoir; drammagurgia: Bettina Auer
Interpreti 
Bo Skovhus (König Lear)
Frode Olsen (König von Frankreich)
Derek Welton (Herzog von Albany)
Michael Colvin (Herzog von Cornwall )
Kor-Jan Dusseljee (Graf von Kent)
Levent Bakirci (Graf von Gloster)
Andrew Watts (Edgar)
Andreas Conrad (Edmund)
Ángeles Blancas Gulín (Goneril)
Erika Sunnegĺrdh (Regan)
Agneta Eichenholz (Cordelia)
Ernst Alisch (Narr)
Luca Tamani (Bedienter)
Davide Siega (Ritter)
Produzione 
Allestimento dell'Opéra national de Paris. Prima rappresentazione a Firenze
Scenografia 
Rebecca Ringst
Costumi 
Ingo Krügler
Luci 
Franck Evin
Musiche 
Aribert Reimann
Orchestra 
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direzione d'orchestra 
Fabio Luisi
Coro 
Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del coro 
Lorenzo Fratini
Note 
Videoproiezioni: Sarah Deredinger

Trama


Parte prima

Vecchio e stanco di affrontare le fatiche degli affari di stato, Lear, re di Britannia, decide di abbandonare il potere e di dividere il regno fra le sue tre figlie: Cordelia, Goneril, moglie di Albany, e Regan, sposa di Cornwall. La parte maggiore dell'eredità andrà a quella che dimostrerà il maggior affetto per il padre. Goneril e Regan, decise a primeggiare l'una sull'altra, si danno a false e smodate manifestazioni di amore filiale, mentre Cordelia è incapace di esprimere a parole i suoi sinceri sentimenti. Adirato per il suo silenzio, Lear decide di diseredare e bandire la sua figlia minore: Kent, sinceramente affezionato al vecchio re, cerca di dissuaderlo, protestando che si tratta di una decisione ingiusta, e per questo viene a sua volta esiliato. Cordelia è data in sposa al re di Francia, che l'ama per le sue virtù e non per l'eventuale eredità, e i due giovani devono abbandonare il paese. Goneril e Regan si accordano per liberarsi quanto prima del padre e spartirsi il potere insieme ai loro mariti. Edmund, figlio illegittimo di Gloster, grazie a una falsa lettera, fa credere al padre che Edgar, suo fratellastro e legittimo erede, stia tramando contro di lui: irato, Gloster scaccia Edgar. Giunge Kent, travestito, e riesce a farsi assumere da Lear come servitore, per poter essere vicino al suo re. Goneril e Regan, che hanno giurato di combattere insieme contro Lear, chiedono al padre di congedare il suo seguito. Al suo rifiuto, lo costringono a lasciare il castello, mentre si leva una tempesta. Lear comprende di non aver più alcun potere, maledice le figlie e si avvia con Kent e il Matto, i soli rimasti a lui fedeli, verso una landa desolata. Ormai in preda al delirio, Lear invoca una tempesta tremenda che tutto distrugga. Kent e il Matto lo conducono ad una capanna, dove si trova Edgar, che si finge pazzo per sfuggire ai soldati del padre. Ribelle agli ordini di Goneril e Regan, Gloster giunge per salvare Lear: non riconosce Edgar e conduce il vecchio re a Dover.


Parte seconda

Cornwall ha preso prigioniero Gloster: sarà punito come sostenitore di Lear. Goneril e Edmund, che non intende aiutare suo padre, si recano da Albany per spingerlo ad affrontare il re di Francia sbarcato a Dover con la sua armata. Gloster continua a professare la sua fedeltà a Lear e Cornwall gli cava un occhio: sdegnato da tanta ferocia, un servitore pugnala Cornwall. Regan uccide a sua volta il servo e cava l'altro occhio a Gloster: questi invoca l'aiuto di Edmund, ma la donna gli rivela che è stato proprio il figlio illegittimo a tradirlo, poi lo fa abbandonare sulla strada per Dover. Goneril mette Edmund a capo del suo esercito, ne fa il suo amante e gli promette la corona se combatterà contro Albany che, disgustato dalla crudeltà della moglie, esita a battersi contro i francesi, mentre Cordelia, affranta per la pazzia del padre, manda i suoi soldati a cercarlo. Gloster chiede al figlio Edgar, che continua a non riconoscere, di condurlo a Dover, mentre Albany, angosciato per le conseguenze della terribile lotta per il potere, è sconvolto dalla morte di Cornwall, dalla quale, invece, Goneri pensa di poter trarre vantaggio. Gloster chiede al figlio di condurlo sul ciglio di uno strapiombo: vuole uccidersi, ma Edgar riesce ad impedirlo. Frattanto incontrano Lear e Gloster ne invidia la follia, che gli impedisce di aver coscienza della violenza che ha subito. Giungono i soldati di Cordelia e accompagnano Lear all'accampamento francese a Dover: qui la giovane figlia, dimentica dei torti subiti, promette che assicurerà a suo padre una tranquilla vecchiaia. Edmund però sconfigge l'esercito francese, prende prigionieri Cordelia e Lear e ordina di uccidere, in gran segreto, la donna. Albany ed Edmund si scontrano: il primo vorrebbe infatti un giusto processo per il vecchio re e sua figlia. Goneril e Regan si disputano il potere: Regan cerca un alleato in Edmund, cui offre il comando del suo esercito, che non ha più un comandante dopo la morte di Cornwall; Goneril sceglie la via di un ennesimo delitto: ha infatti propinato a Regan un veleno a lento effetto. La tragedia volge al termine: Edgar sfida a duello Edmund e lo uccide, Regan muore avvelenata e Goneril, che ormai non ha più scampo, si uccide. Giunge Lear con in braccio il corpo esanime di Cordelia: sconvolto dal dolore si accascia al suolo e muore.