«Chaque visage a une histoire»
Per definire questo documentario,
tornano efficaci le parole di Raymond
Bellour su Les plages d'Agnès,
lavoro precedente della Varda: ci troviamo di fronte a un film «installé sans
cesse» (Varda ou l'art contemporain. Notes sur les plages d'Agnès,
«Traffic», 69, 2009, in ID., La querelle
des dispositifs, Parigi, POL, 2012, p. 421). Il cinema di Agnès Varda vive d'installazioni, come le sue
installazioni vivono di cinema.
La tendenza costante di Visages Villages verso queste forme di
arte visiva e performativa dà vita a un'appassionata ricerca di immagini e di racconti,
in cui lo sviluppo della pellicola si produce sui principi dello sguardo, del
gioco, della casualità, della trasmissione e dello scambio. Lo svolgimento
narrativo non è imbrigliato in una struttura lineare, in un intento definito o in
un'ideologia prestabilita: il documentario vive della fluidità di un viaggio,
composto da racconti, da frammenti, da immagini epifaniche, essendo inestricabilmente
legato al progredire di un'amicizia e di altre relazioni umane.
Nel loro progetto, JR e Varda si
sono prefissati di “fare” delle immagini insieme, ma diversamente. L'oggetto del documentario è allora lo sguardo: il
processo di creazione delle immagini, le variabili forme con cui queste possono
essere realizzate e mostrate, i modi con cui s'intrecciano ai luoghi,
raccontano le storie, evocano i ricordi.

Una scena del film
© Agnès Varda-JR-Ciné-Tamaris, Social Animals
L'elemento del ricordo emerge
nelle sue declinazioni individuali e collettive: i due autori hanno fotografato
dei visi, dice Agnès Varda, perché non sprofondino nell'oblio, ma anche perché
la memoria del luogo s'intrecci con le case, le piazze, le fabbriche, i
capannoni, le strade. Persone che diventano “eroi” e volti che raccontano
storie: il passato che si affaccia sulle proprie tracce. I visi magnificamente
installati sulle superfici dei villaggi sono un omaggio alla gente di questi
luoghi e ai posti “abitati”, partendo dall'assunto che solo l'incontro e la
relazione, la creazione condivisa e l'immaginazione possono svelare l'identità
di un luogo e restituirne la bellezza.
Infine, i ricordi sono quelli
personali di JR e Agnès Varda. In particolare: da una parte, il dolce colloquio
con la nonna dell'artista e, dall'altra, la fotografia di Guy Bourdin, scattata dalla Varda decenni prima, ora installata
sopra un bunker in una spiaggia della Normandia. Il ritratto del celebre
fotografo francese si trova proprio dove in passato la regista aveva immortalato
più volte l'amico. Ella torna quindi su una spiaggia per parlare del suo
passato. «Si on ouvrait les gens, on
trouverait des paysages. Moi, si on m'ouvrait, on trouverait des plages» diceva
la regista nell'incipit di Les plages d'Agnès. Il risultato
del collage sul bunker è grandioso e la malinconia dell'immagine si
armonizza con le inquadrature delle onde del mare e con quelle intense e
struggenti della spiaggia. Tuttavia il giorno seguente la marea ha già lavato
via l'installazione: rappresentazione effimera di un ricordo fugace, eternato dal
cinema.

Una scena del film
© Le pacte
Oltre all'aspetto performativo,
dispiegato nel coinvolgimento delle persone incontrate per caso nella creazione
dei grandi manifesti, e all'elemento dell'installazione che domina l'estetica
della maggior parte delle sequenze, nel film troviamo “incursioni” in altri
linguaggi. Si pensi alle fotografie della stessa Varda che ritraggono Bourdin o
al fotogramma dell'installazione museale
Patatutopia. La regista inserisce anche
alcune immagini e un frammento di Les
Fiancés Du Pont Macdonald, suo
cortometraggio con Jean-Luc Godard e
Anna Karina. Si tratta di “indizi” del proprio passato che raccontano del
potere evocativo del viaggio e sono espressione dell'intento ludico che pervade
il film. Tramite il cinema il ricordo diviene ancora una volta collettivo: vi troviamo
sequenze di altre pellicole (Cléo de 5 à
7, Un chien andalou) e vere e
proprie citazioni cinematografiche quali l'iconica corsa al Louvre di Bande à part in un'intensa scena di
amicizia. Infine, vediamo Godard che offre una porta chiusa e un amaro
biglietto all'amica di lunga data e al suo compagno di viaggio. Unica assenza
in un film di incontri, il grande regista francese diventa leggenda lontana:
narrazione di un ricordo appartenente al contempo a una storia individuale e
alla storia del cinema.
I momenti di condivisione e di divertimento
punteggiano il viaggio: la complicità della coppia che scherza sulla maschera (gli immancabili occhiali da
sole e cappello) indossata da JR o osserva in maniera lieve e giocosa la
vecchiaia di Agnès, il loro entusiasmo, ma anche una struggente nostalgia che
accompagna l'approfondirsi della loro amicizia. Il processo creativo viene
mostrato nelle discussioni, nei cambiamenti d'idea, nelle divagazioni
dell'immaginazione. Dopo ogni tappa, troviamo una pausa. Le storie narrate
dagli abitanti dei piccoli villaggi della Francia, o dai luoghi stessi, vengono
ricordate dai registi in conversazioni di spalle o da lontano, con dialoghi in voice-over, incorniciati da paesaggi ora
placidi, ora sublimi. Le voci di Agnès Varda e JR accompagnano con grazia tutto
il viaggio, nello stile della regista, insieme all'efficace musica composta da Matthieu Chedid.

Una scena del film
© Agnès Varda-JR-Ciné-Tamaris, Social Animals
Se la Varda riassume il
significato del film nel «pouvoir de l'imagination», è un lavoratore della
fabbrica a offrire forse la più mirabile sintesi di questo lavoro. L'uomo
sobbalza alla vista dei propri colleghi installati
sui muri del luogo dove lavorano, chiedendosi: «L'arte non è fatta forse
per sorprendere la gente?». Una “sorpresa” costante pervasa di entusiasmo e
malinconia che rende questo documentario allo stesso tempo concreto e sublime.
Visages Villlages

Cast & credits
| Titolo
Visages Villlages |
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| Origine
Francia |
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| Anno
2017 |
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| Durata
94 min. |
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| Formato
1.85 : 1 |
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| Colore | |
| Regia
JR e Agnès Varda |
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| Produzione
Cine Tamaris JRSA Rouge International Arte France Cinema Arches Films |
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| Sceneggiatura
Agnès Varda |
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| Montaggio
Maxime Pozzi Garcia |
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| Fotografia
Romain Le Bonniec, Claire Duguet, Nicolas Guicheteau, Valentin Vignet, Raphaël Minnesota |
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| Musiche
Matthieu Chedid |