Attraverso l’esame sistematico della stampa italoamericana dell’epoca, la ricerca fa piena luce sulla figura di Gennaro Dorso, giunto sulla West Coast nel 1903 dopo un’esperienza a New York. Il suo sguardo restituisce la fisionomia di una realtà dominata dall’associazionismo amatoriale e dalla passione filodrammatica, molto lontana dalle complesse strutture organizzative e produttive dei grandi teatri commerciali affacciati sull’Atlantico. Il volume non manca di affrontare con rigore le criticità metodologiche che ostacolano la ricostruzione di queste vicende, a partire dalla natura stessa delle fonti: la dipendenza quasi esclusiva dai quotidiani del tempo espone infatti il lavoro di ricerca al costante rischio dell’aneddoto e della parzialità. A ciò si aggiunge la marcata dispersione documentaria – che rende arduo tracciare con precisione gli itinerari, le rotte e le modalità di viaggio di attori e compagnie – insieme alla mancanza di studi pregressi, che ha imposto un lavoro di scavo
sul campo.
Il testo curato da Testaverde mette poi in luce la complessa dialettica – e talvolta la frattura – tra il teatro popolare e il teatro d’élite. Se da un lato la ribalta californiana si alimentava della vitalità delle compagnie locali, della sceneggiata, del vaudeville e rispondeva ai precisi bisogni identitari e linguistici della comunità immigrata nel quartiere di North Beach, dall’altro intercettava i grandi nomi del panorama internazionale. Il volume offre così un quadro stimolante che intreccia la ricostruzione storica a mappe dei teatri e profili d’artista, affiancando alle grandi icone della scena italiana – come
Mimì Aguglia ed
Eleonora Duse, senza tralasciare la ricezione drammaturgica di autori cardine quali
Goldoni e
Pirandello – i protagonisti più periferici ma fondamentali della vita culturale locale.
A completamento dell’opera, il lettore trova un accurato corredo documentario. Il valore forse più profondo del lavoro risiede infatti nella scelta di restituire integralmente questo prezioso documento storico, rendendolo accessibile sia agli studiosi per un’analisi rigorosa sia a un pubblico più vasto a fini divulgativi.
Il teatro italiano a San Francisco si conferma in questo modo un contributo essenziale per ridefinire la dimensione transnazionale dello spettacolo italiano, dimostrando come la nostra memoria scenica si sia arricchita anche attraverso le complesse e affascinanti esperienze maturate nei contesti diasporici d’oltreoceano.