Caterina Pagnini
Storia della danza


Firenze, Le Monnier Università, 2026, 545 pp., euro 49,00
ISBN 978-88-00-86372-8

Data di pubblicazione su web 23/06/2026

Storia della danza

Che cosa racconta realmente la storia della danza? Che cosa racconta realmente la storia della danza? La successione di tecniche, stili, maestri e capolavori oppure la più profonda vicenda del corpo che, attraverso il gesto, ha imparato a rappresentare il mondo e sé stesso? È una domanda tutt’altro che scontata, eppure sembra attraversare tacitamente ogni pagina dell’opera Storia della danza di Caterina Pagnini. A una prima osservazione, il volume potrebbe presentarsi come un ampio manuale destinato a ricostruire l’evoluzione delle pratiche coreutiche dall’antichità alla contemporaneità. Man mano che la lettura avanza, tuttavia, emerge gradualmente una prospettiva più complessa e ambiziosa, che va ben oltre i confini della tradizionale storiografia della danza per inquadrarsi all’interno di una riflessione più ampia sulla cultura del corpo e sulle forme della rappresentazione. La danza si trasforma, così, in una chiave interpretativa attraverso cui osservare la storia dell’Occidente, le sue strutture simboliche, i suoi sistemi di potere, le sue pratiche rituali e le sue modalità di costruzione del significato. Per questa ragione il titolo stesso del volume appare al tempo stesso pienamente pertinente e parzialmente limitante. Storia della danza è certamente ciò che il libro offre al lettore, ma è anche qualcosa di più. Ciò che l’autrice costruisce in oltre cinquecento pagine è infatti una vera e propria genealogia del gesto rappresentativo, una storia della progressiva trasformazione del movimento umano in linguaggio, espressione simbolica, forma narrativa e dispositivo culturale. In altre parole, quella che si dispiega lungo le pagine del volume è soprattutto una storia della drammaturgia del gesto.

Dalle danze rituali delle società arcaiche fino alle più recenti sperimentazioni della scena contemporanea, il gesto emerge come il filo invisibile che collega epoche, culture e pratiche differenti, un atto fondativo della relazione con l’altro, strumento di conoscenza, forma di trasmissione del sapere e luogo privilegiato della rappresentazione. È proprio questa impostazione a conferire all’opera una particolare originalità nel panorama degli studi coreutici italiani contemporanei. Fin dalle prime pagine dell’introduzione, l’autrice chiarisce il proprio orientamento metodologico: la danza viene sottratta a una lettura esclusivamente tecnico-stilistica per essere inserita all’interno di una più ampia riflessione antropologica, storica, sociale, tutto ricostruito alla luce delle fonti.

L’organizzazione del volume riflette con coerenza questa impostazione. Il percorso prende avvio dalle società primitive e dal mondo antico, affrontando questioni che raramente trovano uno spazio così articolato nella manualistica dedicata alla danza. La riflessione sul rapporto tra gesto e comunicazione, sulla funzione rituale del movimento e sulla nascita delle prime forme rappresentative permette di comprendere come la danza preceda la propria stessa definizione disciplinare, radicandosi nelle strutture profonde dell’esperienza umana. Alquanto significativa appare l’attenzione dedicata al mondo greco, etrusco e romano. In queste pagine la danza viene studiata all’interno di una complessa rete di relazioni che coinvolge religione, teatro, educazione, politica e vita pubblica. Il coro tragico, la pantomima romana e le testimonianze teoriche antiche diventano strumenti attraverso cui osservare la progressiva elaborazione di un pensiero del corpo destinato a influenzare profondamente la cultura occidentale.

Di grande interesse risulta anche la trattazione del Medioevo, spesso relegato a una posizione marginale nelle sintesi dedicate alla storia della danza. Pagnini restituisce invece la ricchezza di un periodo in cui il gesto continua a svolgere una funzione essenziale nei contesti liturgici, nelle celebrazioni collettive, nelle corti e nelle pratiche spettacolari itineranti. Con il Rinascimento il volume affronta uno dei momenti determinanti della storia coreutica occidentale: la codificazione del movimento. L’analisi dei trattati di Domenico da Piacenza, Guglielmo Ebreo da Pesaro e Antonio Cornazzano viene proposta come studio del processo attraverso cui il gesto si trasforma in linguaggio normato e trasmissibile. Si nota, dunque, un’attenta analisi delle fonti, elemento cardine per poter intraprendere un discorso scientifico sulla nascita e lo sviluppo del gesto.

Le sezioni dedicate al Cinquecento e al Seicento mostrano efficacemente come la danza diventi uno dei principali strumenti simbolici del potere: gli intermedi medicei, il ballet de cour e la cultura spettacolare delle corti europee vengono letti come luoghi privilegiati di costruzione dell’autorità. Di particolare rilievo appare la trattazione del Settecento e della riforma del balletto. Attraverso le figure di Gasparo Angiolini e Jean-Georges Noverre, il volume ricostruisce il momento in cui il corpo conquista una piena autonomia narrativa. Il ballet d’action segna infatti una svolta decisiva nella storia della rappresentazione occidentale, attribuendo al gesto la capacità di raccontare, descrivere e commuovere senza più il sostegno della parola. L’Ottocento trova ampio spazio attraverso l’analisi di figure fondamentali quali Salvatore Viganò, Carlo Blasis, August Bournonville e Marius Petipa e anche qui le innovazioni tecniche vengono costantemente messe in relazione con i mutamenti culturali e sociali del secolo.

Degna di nota è la sezione dedicata al Novecento, nella quale trovano spazio la danza libera, la modern dance americana, l’espressionismo tedesco, i Ballets Russes, le principali metodologie didattiche e le più significative esperienze della contemporaneità. Merita attenzione la scelta di affidare a Benedetta Colasanti, parte della trattazione dedicata alla contemporaneità; tale collaborazione contribuisce ad ampliare ulteriormente lo sguardo del volume, offrendo strumenti interpretativi adeguati alla complessità dei linguaggi performativi più recenti e alle trasformazioni che caratterizzano il panorama coreutico del XXI secolo.

Uno degli aspetti più innovativi del progetto editoriale è senza dubbio rappresentato dall’integrazione tra il testo e il materiale multimediale. Attraverso la piattaforma digitale associata al volume, il lettore può accedere a immagini, documenti, fonti storiche, materiali audiovisivi e approfondimenti tematici che ampliano significativamente l’esperienza di studio. Si tratta di una scelta di straordinaria importanza per una disciplina come la danza, la cui natura effimera rende particolarmente complessa la trasmissione del sapere. La possibilità di affiancare alla lettura la consultazione diretta di materiali visivi e audiovisivi consente di ridurre la distanza tra la ricostruzione storica e l’esperienza performativa, trasformando il manuale in un autentico strumento di ricerca e formazione.

Di pari rilievo è la ricca bibliografia finale, curata da Lorena Vallieri. L’ampiezza delle fonti, l’aggiornamento della letteratura scientifica e l’accurata organizzazione dei riferimenti bibliografici fanno di questa sezione uno strumento autonomo di consultazione e approfondimento. Un contributo significativo è offerto anche dall’apparato iconografico curato da Gianluca Stefani, che accompagna e arricchisce il percorso storico proposto dal volume, collegandosi in modo coerente con i contenuti trattati e integrandosi efficacemente nel discorso scientifico, nel contestualizzare temi, protagonisti e pratiche.

Il punto di forza dell’opera risiede nel suo carattere profondamente interdisciplinare. La danza dialoga costantemente con la storia dello spettacolo, l’antropologia, la filosofia, la musicologia, la storia dell’arte e i performance studies, restituendo la complessità di un fenomeno che non può essere compreso attraverso prospettive esclusivamente settoriali. Nonostante la vastità dell’arco cronologico affrontato e la complessità delle questioni teoriche trattate, il volume mantiene una notevole chiarezza espositiva. Il linguaggio, rigoroso ma sempre accessibile, riesce a coniugare esigenze didattiche e profondità scientifica, rendendo il libro uno strumento prezioso tanto per gli studenti universitari quanto per studiosi, ricercatori e professionisti del settore, un punto di riferimento per chiunque voglia interrogarsi sul senso culturale del gesto. 

di Carlotta Repetto

Indice

INDICE

Nota redazionale dell’autrice — XI
Introduzione. La danza e la sua storia — XIV

PARTE PRIMA
LE SOCIETÀ PRIMITIVE E IL MONDO ANTICO
Capitolo 1. Alle origini del gesto — 2
1. Gestualità, relazione e comunicazione nelle società primitive — 3
2. Gesto astratto e gesto rappresentativo — 5
3. Le tipologie della danza primitiva — 7
4. I moduli coreutici — 9

Capitolo 2. La danza nella cultura greca — 13
1. Il mondo antico — 13
2. La danza nella società greca — 14
  2.1 Il lessico della danza — 18
  2.2 Le danze festive e rituali — 22
  2.3 Le danze guerresche — 25
  2.4 Le danze estatiche: i misteri e il culto di Dioniso — 28
3. La danza nel teatro — 31
  3.1 Il coro — 32

Capitolo 3. La danza nella società etrusca — 36
1. I contesti della danza e le tipologie coreutiche — 37
2. I riti religiosi e i riti funebri — 40
3. La festa pubblica e privata — 45
4. Lo spettacolo e le rappresentazioni sceniche — 47

Capitolo 4. La danza nella società romana — 50 
1. La saltatio: contesti e modelli — 50
2. L’ambito rituale e i culti misterici — 52
3.L’intrattenimento pubblico e privato — 56
4. La danza nella spettacolarità romana — 60
  4.1 Il mimo e la pantomima — 62
  4.2 Luciano di Samosata, primo teorico della danza — 67
  4.3 I Padri della Chiesa e la condanna delle pratiche performative: De spectaculis di Tertulliano — 72

PARTE SECONDA 
IL MEDIOEVO
Capitolo 1. Cultura, società e forme dello spettacolo nel Medioevo — 76
1. La spettacolarità diffusa e le pratiche collettive — 77
2. Sopravvivenze del mondo antico e nuove forme della spettacolarità nell’Alto Medioevo — 79
  2.1 Il professionismo nello spettacolo: l’istrione — 79
  2.2 Il repertorio performativo dell’istrione medievale — 80
  2.3 Le forme della danza collettiva nei riti festivi — 87
  2.4 La danza nella liturgia cristiana — 93
3. La danza nella società cortese — 95
  3.1 Il repertorio di intrattenimento — 98
  3.2 La danza teatrale — 101

PARTE TERZA
IL QUATTROCENTO
Capitolo 1. Il corpo eloquente: neoplatonismo ed etichetta nelle corti rinascimentali — 104
1. Il maestro di danza — 106
2. I trattati quattrocenteschi: la codificazione della «danza nobile» — 107
  2.1 De arte saltandi et choreas ducendi, Domenico da Piacenza — 108
  2.2 De pratica seu arte tripudii, Guglielmo Ebreo da Pesaro — 111
  2.3 Libro dell’arte del danzare, Antonio Cornazzano — 116
3. Il repertorio trasmesso dai trattati: le danze di genere — 120
  3.1 La bassadanza — 121

Capitolo 2. Il ballo teatrale — 124
1. Mercanzia, gelosia e sobria — 125
2. La moresca — 127
3. Contesti e occasioni del ballo teatrale nelle principali corti quattrocentesche — 130

PARTE QUARTA
IL CINQUECENTO
Capitolo 1. Lo spettacolo del potere — 136
1. Danza di corte e danza della corte — 138

Capitolo 2. I trattati di danza — 141
1. Il Ballarino, Fabrizio Caroso — 142
2. Orchésographie, Thoinot Arbeau — 145
3. Le Gratie d’Amore, Cesare Negri — 151

Capitolo 3. Il ballo di corte in Europa — 156
1. Intermedi e ballo teatrale nelle corti italiane — 157
  1.1 Sperimentazione e formalizzazione dell’intermedio nella Firenze medicea (1539-1589) — 158
  1.2 Il Pastor fido e il Ballo del gioco della cieca a Mantova (1584-1598) — 167
  1.3 Il «ballo delle dame» a Ferrara (1571-1594) — 170
2. Il ballo teatrale in Inghilterra e in Francia — 172
  2.1 Il masque inglese — 172
  2.2 Il ballet de cour francese — 176

PARTE QUINTA
IL SEICENTO
Capitolo 1. L’evoluzione dello spettacolo di corte in Europa — 184
1. Lo sviluppo della danza teatrale — 188
2. Il repertorio coreutico — 190
3. Lo sviluppo del ballet de cour in Francia — 193
4. La danza teatrale nelle corti italiane — 1964.1 Il ballo di corte nella Firenze dei Medici — 199
  4.2 Pratiche coreutiche nell’Italia di Antico Regime — 202

Capitolo 2. La Francia di Luigi XIV e la codificazione della danza accademica — 208
1. La fondazione dell’Académie Royale de Danse (1661) — 210
2. La scrittura della danza accademica: Chorégraphie ou l’Art de décrire la danse (1700) — 212
3. La danza in scena — 216
  3.1 La comédie-ballet — 217
  3.2 I divertissements royaux — 220
  3.3 La tragédie-lyrique — 222


PARTE SESTA
IL SETTECENTO
Capitolo 1. Lo spettacolo pubblico e lo sviluppo dell’impresariato teatrale — 226
1. La danza teatrale alla fine del Seicento — 228
2. L’affermazione della tecnica e la nascita del divismo coreutico — 231
  2.1 Louis Dupré e Gaetano Vestris — 233
  2.2 Marie Sallé e Anne-Marie Cupis de Camargo — 234
3. Gli stili della danza europea — 237
4. Il trattato di Gregorio Lambranzi: Neue und Curieuse Theatralische Tantz-Schul (1716) — 239

Capitolo 2. La riforma della danza: ballo pantomimo e ballet d’action — 243
1. La riflessione teorica sulla funzione della danza — 243
2. I prodromi della riforma: John Weaver e il Dramatick Entertainment — 245
3. Franz Anton Hilverding: il pioniere della riforma — 248
  3.1 Cenni biografici — 248
  3.2 Gli albori della riforma — 252
4. Gasparo Angiolini: il ballo pantomimo «nello stile degli Antichi» — 255
  4.1 Cenni biografici — 255
  4.2 La collaborazione con Gluck e Calzabigi: Das Steinerne Gastmahl e Orfeo ed Euridice — 256
  4.3 Il soggiorno in Russia e gli ultimi anni di attività — 260
5. Jean-Georges Noverre: il teorico del ballet d’action — 262
  5.1 Cenni biografici — 263
  5.2 Le Lettres sur la danse et sur les ballets (1760) — 266
6. La querelle fra Angiolini e Noverre — 270
  6.1 Le Lettere di Gasparo Angiolini a Monsieur Noverre sopra i balli pantomimi (1773) — 270

PARTE SETTIMA
L’OTTOCENTO
Capitolo 1. Dal classicismo all’idealismo: alle origini del balletto romantico — 276
1. Nuove drammaturgie — 278
2. Jean Dauberval e La Fille mal gardée — 281

Capitolo 2. Lo sviluppo della tecnica espressiva — 284
1. Salvatore Viganò — 285
2. Carlo Blasis — 288

Capitolo 3. Estetica e codificazione del balletto romantico — 293
1. L’antecedente: il Ballet des nonnes — 294
2. La Sylphide: l’archetipo del balletto romantico — 295
3. La struttura del balletto romantico francese — 2993.1 Il sistema dell’Opéra di Parigi — 300
4. Giselle: l’apice del balletto romantico — 303
5. Il predominio della ballerina: le grandi étoiles romantiche — 306

Capitolo 4. Declino e dispersione del modello francese — 309
1. August Bournonville: un percorso alternativo al predominio dell’Opéra — 310

Capitolo 5. Marius Petipa: la «riforma» del balletto romantico — 313
1. La formazione e i primi anni tra Francia, Belgio e Spagna — 313
2. L’incarico presso i Teatri Imperiali russi — 316
3. I principi della riforma — 318
4. L’età d’oro del balletto russo: i grands-ballets — 320
5. La collaborazione con Čajkovskij — 324
  5.1 La bella addormentata nel bosco (1890) — 325
  5.2 Lo Schiaccianoci (1892) — 328
  5.3 Il lago dei cigni (1895) — 329
6. Gli ultimi anni: il tramonto del balletto classico — 332

PARTE OTTAVA
IL NOVECENTO: LA DANZA LIBERA
Capitolo 1. Il Novecento coreutico — 338
1. La riflessione filosofica di François Delsarte e i principi dell’Esthétique appliquée — 340
2. Il delsartismo negli Stati Uniti: Steele MacKaye e Geneviève Stebbins — 343
3. La ricezione europea: Émile Jaques-Dalcroze — 346

Capitolo 2. La danza libera americana — 350
1. Loïe Fuller — 350
2. Isadora Duncan — 362
3. Ruth St. Denis — 370

Capitolo 3. Marginalità e trasgressione nella danza libera — 383

Capitolo 4. La danza libera europea — 389
1. Rudolf von Laban — 389
2. Mary Wigman e Kurt Jooss — 391

Capitolo 5. La modern dance americana — 394
1. Martha Graham — 395
2. Doris Humphrey, Charles Weidman e gli allievi — 400

Capitolo 6. La black dance — 408
1. Il minstrel show — 410
2. I protagonisti della black dance — 410

PARTE NONA
IL NOVECENTO: IL RINNOVAMENTO DEL BALLETTO CLASSICO
Capitolo 1. Il Novecento e la tradizione del balletto accademico — 414
1. Le scuole accademiche europee nel passaggio alla modernità — 414

Capitolo 2. I Ballets Russes di Sergej Diaghilev — 419
1. Diaghilev e Fokine: la nascita di una nuova visione coreutica — 420
2. Nijinskij e Massine: la rivoluzione estetica dei Ballets Russes — 429
3. Bronislava Nijinska: l’estetica della costruzione corale — 437
4. Georges Balanchine: il neoclassicismo coreutico — 439
5. L’eredità dei Ballets Russes di Diaghilev — 442

Capitolo 3. Dalla tradizione alla codificazione dei metodi moderni — 446
1. Il metodo Cecchetti — 446
2. I metodi Vaganova e Royal Academy of Dance (RAD) — 448

Capitolo 4. Il balletto contemporaneo — 450
1. La trasformazione della tradizione ballettistica oltreoceano — 451
2. I tre pilastri del balletto americano: New York City Ballet, American Ballet Theatre e Joffrey Ballet — 456
3. La tradizione classica in Europa: istituzioni e protagonisti — 462
4. I grandi coreografi — 468
5. Étoiles — 474

PARTE DECIMA
IL NUOVO MILLENNIO
Capitolo 1. Le avanguardie americane — 481

Capitolo 2. La post-modern dance — 485

Capitolo 3. Il Tanztheater — 491
1. Pina Bausch — 491

Capitolo 4. Il panorama coreutico internazionale — 494
1. Maurice Béjart e la scuola Mudra di Bruxelles — 497
2. La danza contemporanea in Italia — 498

Capitolo 5. La nuova danza: pratiche e tendenze internazionali — 501

Capitolo 6. Danza e media — 504
1. La videodance — 504
2. La danza tecnologica — 508

Capitolo 7. I nuovi linguaggi della danza — 511
1. Nuovi generi — 512
2. Nuovi spazi — 514
3. Per un repertorio della danza contemporanea — 516




Bibliografia — 519


Indice dei nomi — 535