Vita musicale nella «gran città» di Milano. Dagli Sforza all’età spagnola

A cura di Marco Bizzarini, Roberta Carpani, Daniele Filippi, Alberto Rocca e Danilo Zardin

Milano, Biblioteca Ambrosiana, 2025, 383 pp., euro 30,00
ISBN 979-12-5692-103-4

Data di pubblicazione su web 03/04/2026

La copertina

Il volume Vita musicale nella «gran città» di Milano. Dagli Sforza all’età spagnola si presenta come un’indagine storiografica di notevole rigore, volta a ricostruire la dimensione sonora e performativa di Milano tra il Rinascimento e l’età spagnola. Nel complesso, l’opera offre una sintesi efficace tra musicologia, storia dell’arte e dello spettacolo. In tale prospettiva, la musica smette di essere un ornamento accessorio per divenire uno strumento politico e sociale di primaria importanza, nel recupero di una dimensione corale che interroga direttamente la modernità, invitandoci a riascoltare quegli spazi urbani che la storiografia tradizionale ha troppo a lungo condannato al silenzio.

I contributi sono organizzati in ordine cronologico. Dopo la prefazione di Alberto Rocca e una serie di Ricordi in memoria di personalità di rilievo, tra i quali si menziona quello di Danilo Zardin per Dermot Fenlon, l’apertura è affidata a Daniele V. Filippi (Milano in contrappunto: la musica negli anni di Franchino Gaffurio), il quale analizza il crepuscolo del Quattrocento attraverso la figura di Franchino Gaffurio. L’autore delinea una geografia artistica dinamica, dove il musicista non è una figura stanziale ma un attore di scambi diplomatici. Il concetto di soundscape emerge qui nella sua concretezza: un «cerimoniale cittadino, con processioni e cortei di matrice religiosa e/o politica» (p. 11), inteso come tessuto connettivo di una città che utilizza il suono come strumento di coesione.

Sullo stesso crinale si muove Alessandro Pontremoli (Dare forma al principe. Danza e musica alla corte sforzesca), focalizzandosi sulla dimensione coreutica. In linea con i precetti che troveranno la loro cristallizzazione nel Cortigiano di Baldassarre Castiglione, la danza si configura come un vocabolario di auto-rappresentazione: il movimento armonico del corpo diviene specchio della stabilità politica e della nobiltà d’animo. Pontremoli illumina l’affiorare del cosiddetto «ballare lombardo», un particolarismo stilistico che tuttavia non rimane confinato nelle sale dei palazzi. L’autore traccia infatti un parallelismo audace con la teoria architettonica coeva: la danza, sistematizzata nei trattati di maestri come Domenico da Piacenza, Guglielmo Ebreo da Pesaro e Antonio Cornazano, condivide con l’architettura di Sforzinda la medesima tensione verso l’ideale.

Il contributo di Christine Getz (Dai libroni gaffuriani alle stampe dei Tini: comunità, commercio e repertorio musicale nella Milano del Cinquecento) sposta l’attenzione sull’economia della cultura. Milano spicca come una metropoli precocemente industriale, dove l’avvento della stampa musicale trasforma le partiture in oggetti di commercio. Questa diffusione trasforma il gusto locale in un vero e proprio marchio culturale riconoscibile in tutta Europa. Sulla dimensione dell’intrattenimento colto interviene Davide Daolmi (L’aristocrazia lombarda e il prestigio della frottola: il codice Basevi 2441) attraverso lo studio di un celebre codice conservato alla Biblioteca del Conservatorio di musica Luigi Cherubini di Firenze. La frottola, spesso considerata un genere minore, viene qui nobilitata come espressione massima del gusto aristocratico lombardo e veicolo di un’identità regionale orgogliosa.

Daniele Torelli (Vita musicale nei conventi e monasteri milanesi in età spagnola) indaga invece la vita musicale in ambienti sacri, rivelando come la clausura non fosse affatto silenziosa e rappresentasse, al contrario, un centro di irradiazione artistica capace di dialogare con i modelli europei. Parallelamente, Claudio Bernardi (L’Italia s’è mesta. La drammaturgia della Settimana Santa in età spagnola) ricostruisce una drammaturgia rituale utilizzando il diario di Gian Vincenzo Imperiale (1623) per descrivere un teatro barocco urbano in cui rito e musica coinvolgono l’intera collettività.

Il periodo borromaico beneficia di nuove ricerche archivistiche. Federico Terzi (Organi, musici e liturgia: nuove fonti d’archivio per la Milano borromaica) presenta fonti inedite sul rapporto tra lo strumento, l’esecutore e lo spazio liturgico, mentre Anne Piéjus (Roma modello per la musica devozionale tridentina?) analizza il rapporto dialettico tra la Milano di Carlo e Federico Borromeo e il magistero romano. La ricezione delle norme tridentine nel capoluogo lombardo non fu una passiva imitazione di un modello ma una rielaborazione originale, figlia dello scambio proficuo tra centro e periferia.

Tess Knighton (Confraternities and Their Contribution to Urban Soundscape Competence c. 1600) applica le categorie metodologiche di Barry Truax, rivedute alla luce della sensibilità contemporanea, per ricostruire la competenza uditiva dei cittadini legati alle confraternite. Il volume prosegue con l’analisi della produzione profana: Marco Bizzarini e James Chater (The Madrigal Anthology “Vittoria amorosa” and the Madrigal in Milan in the Late Sixteenth Century) illustrano il prestigio del madrigale milanese sotto la committenza dei Trivulzio, mentre Federico Schneider (Letteratura e musica nel primo Seicento in area milanese: Milano e “L’Orfeo” mantovano) indaga la ricezione delle novità monteverdiane in area lombarda.

Il passaggio verso il Seicento è approfondito da Marina Toffetti («Un’ala pari e com’un cigno canti». Giovanni Battista Ala e il concerto “Iubilemus in Arca Domini” [ante 1625]), con un focus sulla produzione sacra di Giovanni Battista Ala, e da Roberta Carpani (I paesaggi sonori delle feste urbane nella seconda età borromaica. Le feste religiose e le feste dinastiche), che esamina con rigore di metodo le celebrazioni cittadine sotto Federico Borromeo. Le relazioni ufficiali delle feste sono interpretate come strumenti di persuasione, in cui l’apparato sonoro e quello visivo si fondono in un’opera d’arte totale al servizio del governo.

Un contributo di particolare originalità è quello di Luigi Collarile (Il suono di Milano in alcuni diari di viaggio di benedettini svizzeri della prima età moderna), che esamina i resoconti di alcuni religiosi elvetici. Milano è osservata “dall’esterno”: il fragore e l’armonia della città diventano elementi identitari impressi nella memoria del visitatore. Se Francesco Cotticelli (Temi e trame fra Milano e Napoli a cavallo tra Sei e Settecento) traccia i legami professionali e commerciali tra Milano e Napoli, prefigurando le moderne carriere artistiche regolate da logiche legali, in chiusura Matteo Marni (Non solo partiture: fonti musicali di età moderna all’Ambrosiana) illustra il patrimonio della Biblioteca Ambrosiana proponendo – coerentemente con i dettami della Nouvelle Histoire – un allargamento del concetto di “fonte”: non solo partiture ma note marginali ed evidenze materiali.

L’opera a cura di Bizzarini, Carpani, Filippi, Rocca e Zardin si impone, insomma, come un utile strumento di consultazione. Il volume restituisce alla musica la sua natura di fenomeno sociale e umano, documentando la storia di una città capace di tradurre il proprio prestigio politico in un’identità sonora duratura.


di Benedetta Colasanti

Indice

Alberto Rocca, Prefazione

 

Alessandro Rovetta, Ricordo di Sandro Benedetti

Marco Maria Navoni, Ricordo di Agostino Borromeo

Danilo Zardin, Ricordo di Dermot Fenlon

Emanuele Colombo, Ricordo di John W. O’ Malley

Chiara Continisio, Ricordo di Amedeo Quondam

Matteo Al Kalak, Ricordo di Mario Rosa

 

Daniele V. Filippi, Milano in contrappunto: la musica negli anni di Franchino Gaffurio

Alessandro Pontremoli, Dare forma al principe. Danza e musica alla corte sforzesca

Christine Getz, Dai libroni gaffuriani alle stampe dei Tini: comunità, commercio e repertorio musicale nella Milano del Cinquecento

Davide Daolmi, L’aristocrazia lombarda e il prestigio della frottola: il codice Basevi 2441

Daniele Torelli, Vita musicale nei conventi e monasteri milanesi in età spagnola

Claudio Bernardi, L’Italia s’è mesta. La drammaturgia della Settimana Santa in età spagnola

Federico Terzi, Organi, musici e liturgia: nuove fonti d’archivio per la Milano borromaica

Anne Piéjus, Roma modello per la musica devozionale tridentina?

Tess Knighton, Confraternities and Their Contribution to Urban Soundscape Competence c. 1600

Marco Bizzarrini-James Chater, The Madrigal Anthology “Vittoria amorosa” and the Madrigal in Milan in the Late Sixteenth Century

Federico Schneider, Letteratura e musica nel primo Seicento in area milanese: Milano e “L’Orfeo” mantovano

Marina Toffetti, «Un’ala pari e com’un cigno canti». Giovanni Battista Ala e il concerto “Iubilemus in Arca Domini” (ante 1625)

Roberta Carpani, I paesaggi sonori delle feste urbane nella seconda età borromaica. Le feste religiose e le feste dinastiche

Luigi Collarile, Il suono di Milano in alcuni diari di viaggio di benedettini svizzeri della prima età moderna

Francesco Cotticelli, Temi e trame fra Milano e Napoli a cavallo tra Sei e Settecento

Matteo Marni, Non solo partiture: fonti musicali di età moderna all’Ambrosiana