Con il numero 33 di
Scenografia & Costume, pubblicato nel dicembre 2025, viene presentato un fascicolo ampio e stratificato, capace di restituire la complessità delle pratiche della scenografia e del costume nei contesti del teatro, del cinema e della televisione. Promossa dall’Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori (ASC), la rivista sottolinea in questo numero la propria natura di spazio editoriale ibrido, collocato tra documentazione professionale e attenzione ai processi concreti della produzione visiva, mettendo a disposizione materiali che risultano significativi tanto per gli operatori del settore quanto per gli studiosi delle arti della scena e dell’audiovisivo.
L’impostazione complessiva del fascicolo, a partire dalla scelta iconografica della copertina, suggerisce una concezione del progetto scenico e costumistico come pratica processuale, strettamente legata al corpo, allo spazio e all’azione. Costume e scenografia emergono come elementi attivi della costruzione dell’opera, chiamati a dialogare con la regia, la drammaturgia, la fotografia e le condizioni materiali della messa in scena o della produzione audiovisiva. In questa prospettiva, il progetto visivo viene costantemente ricondotto a una dimensione di lavoro, di scelta e di negoziazione, che attraversa fasi ideative, tecniche e produttive.
L’editoriale di Carlo Poggioli, presidente dell’ASC, introduce il numero soffermandosi sulle attività associative più recenti e richiamando con forza il tema della formazione, della trasmissione dei saperi e della valorizzazione delle professionalità del settore. La struttura del fascicolo alterna contributi di carattere storico, approfondimenti monografici e articoli dedicati a singole opere, produzioni o contesti. I testi su Lila De Nobili e Giancarlo Quaranta offrono due esempi significativi di come la rivista affronti figure centrali della scenografia e del costume italiani attraverso un intreccio di ricostruzione biografica e riflessione sul loro lascito culturale.
Accanto agli approfondimenti di carattere storico e professionale, ampio spazio è riservato all’attualità delle arti performative e audiovisive. Una prima sezione propone una ricognizione sugli spettacoli presentati al Romaeuropa Festival 2025, con particolare attenzione ai linguaggi della danza, delineando un quadro aggiornato delle tendenze coreografiche e performative più rilevanti del panorama contemporaneo. A questa carrellata fa seguito un’ampia sezione dedicata al cinema d’autore, che si concentra in modo significativo sul lavoro dei professionisti del progetto visivo. Interviste e contributi analizzano il “dietro le quinte” di produzioni come Duse di Pietro Marcello, Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis e Orfeo di Virgilio Villoresi, mettendo in luce il ruolo della scenografia e del costume nella costruzione dell’immaginario filmico. Lo sguardo si apre poi alla scena internazionale attraverso i contributi di Colleen Atwood e Claudio "Pache" Contreras, collaboratori di Tim Burton per il videoclip The Dead Dance di Lady Gaga, e di Mona May, costumista legata a film divenuti iconici come Clueless - Ragazze a Beverly Hills. In questi interventi, il progetto costumistico viene indagato come spazio di contaminazione tra moda, cinema e cultura pop, capace di incidere in modo determinante sulla riconoscibilità visiva delle opere.
Particolare attenzione è rivolta all’animazione e alla conservazione del patrimonio audiovisivo, con i contributi dedicati alle creazioni video di Marco Dentici per Pontifex di Daniele Ciprì e al restauro in 4K di Il pianeta selvaggio di René Laloux e Roland Topor, opera di culto dell’animazione europea. Questi articoli mettono in evidenza come scenografia e costume, anche in contesti non strettamente teatrali, contribuiscano in modo sostanziale alla costruzione di mondi visivi complessi e stratificati.
La consueta sezione dedicata alle mostre propone infine un focus sul dialogo tra moda e arte. La mostra
Giorgio Armani,
Milano per amore, allestita presso la Pinacoteca di Brera, viene letta attraverso il confronto con la tradizione scultorea e pittorica italiana, mentre
Marie Antoinette Style, al Victoria and Albert Museum di Londra, esplora l’impatto iconografico e culturale del gusto della regina di Francia. Completano il fascicolo le rubriche dedicate alle serie televisive, alle pubblicazioni e agli artigiani, restituendo l’immagine di un settore nel quale il lavoro creativo si fonda su una fitta rete di competenze e saperi, tuttora indispensabili.
di Carlotta Repetto