Alberto Scandola
Sophia Loren


Roma, Carocci, 2025, 124 pp., euro 13,50
ISBN 9788829033409

Data di pubblicazione su web 13/01/2026

La copertina

È fresco di stampa il nuovo contributo di Alberto Scandola per la collana Le Bussole della casa editrice Carocci. Caratteristica della linea editoriale è quella di proporre monografie curate da esperti del settore ma in forma estremamente sintetica, quasi tascabile, appunto per orientare – come indica il titolo della collana – la riflessione del lettore. Scandola, professore di cinema all’Università di Verona, ha raccolto la sfida con il volume Sophia Loren interamente incentrato sull’attrice. Loren è oggetto di studio in cui si condensano gli interessi dello studioso per il cinema contemporaneo e l’attorialità femminile, dimostrati in contributi che si concentrano sul rapporto tra bravura e bellezza di attrici che spaziano da Virna Lisi a Monica Bellucci.

Il formato ridotto non ha penalizzato il lavoro dell’autore che lo ha saputo sfruttare creando un percorso visivo, in cui ci accompagna con piacevoli doti descrittive da una sequenza all’altra, nella cosmogonia di frammenti oculatamente selezionati. Lo sguardo di Scandola sceglie di infiltrarsi nelle pieghe di narrazioni che sembrano non avere falle; principio, quest’ultimo, da cui scaturisce la monografia Sophia Loren. Si riconosce infatti nella storiografia accademica dedicata all’attrice una scarsità di contributi che si concentrino esclusivamente sulle modalità recitative di un interprete la cui carriera è stata coronata con i massimi riconoscimenti. 
Come recitava quindi Loren? La risposta alla domanda si pone come un prosieguo ampliato del dibattito iniziato nel 2024 dalla rivista «Bianco e Nero», con un numero interamente dedicato all’attrice. L’attenzione di Scandola abbraccia l’intera carriera, qui percorsa filologicamente per rintracciare la genesi e l’evoluzione delle «varianti e costanti» (p. 110) della performance di Loren. 

Ecco quindi che il primo capitolo ripercorre gli esordi di Sophia, momento di sfida nell’analisi dell’attorialità, a causa della presenza schermica ridotta o del tutto assorbita da performance fisiche forzosamente ammutolite. Scandola affronta meticolosamente gli inizi della carriera, da quel Quo vadis (LeRoy, 1951) che fece “più del piano Marshall”, al protagonismo dei fotoromanzi. Esperienza fondativa quest’ultima per la creazione di quei topoi mimici, gestuali e corporei che l’accompagneranno per tutta la sua carriera, oltre che per delineare i tratti emotivi di sensibilità e generosità che faranno sempre parte della polisemia strutturata della diva. La scelta comparatistica del momento dell’entrata in scena nei film del biennio 1953-54, permette poi di tracciare la crescita della fama dell’attrice, che la porterà a entrare in quel «network» (p. 24) che è il cinema italiano degli anni Cinquanta, dove l’apporto degli sceneggiatori nella scrittura dei personaggi femminili sarà inscindibile dalla regia di De Sica. La collaborazione con quest’ultimo permetterà all'attrice e al suo entourage di mettere a fuoco altre caratteristiche del brand Loren, instaurando un fitto gioco di rimandi con i significati simbolici veicolati dai film.

Il secondo capitolo prosegue cronologicamente affrontando gli anni decisivi per il perfezionamento divistico e attoriale della versione “italiana”  di Loren (1954-56). Dalla reiterazione dell’esaltazione fisica (Il segno di Venere, Risi 1955) si passa a prove attoriali che danno la possibilità di sviluppare il lato «unruly» (p. 37), indisciplinato, del femminile di Loren, esaltato dalla collaborazione con Mastroianni. Il binomio esplosivo che si crea con Marcello verrà con cura analizzato dall’autore che sceglie di dedicarvi tre distinti paragrafi per le varie collaborazioni succedutesi negli anni. Scandola riconosce in questo incontro lo stratificarsi di una recitazione che travalica le barriere di realtà e finzione – parodiando la condizione divistica (La fortuna di essere donna, Blasetti 1956) – e quelle del tempo – per cui singoli gesti richiamano la fascinazione delle dive italiane degli anni Dieci –, arrivando a costruire nuovi personaggi (la moglie) e un nuovo lessico recitativo drammatico (La donna del fiume, Soldati, 1954).

Tratto originale del terzo capitolo è quello di affrontare la parentesi hollywoodiana, momento meno studiato della carriera dell’attrice. All’apice di un successo “pop”, la «cover girl d’Europa» (p. 51) stipula contratti con le majors, inaugurando un periodo di crescita personale e professionale. Rapportandosi attentamente all’autobiografia dell’attrice, l’autore riconosce il profondo valore intimo di questi anni, inserendoli nel controverso contesto culturale dell’Italia moralista e cattolica. La crescita di autostima dell’attrice viene da Scandola confrontata con la realtà lavorativa, in cui Loren dà vita a «“personagge” risolute, mature, autodeterminate» (p.57). Ad esempio, la partecipazione al film Il ragazzo sul delfino (Negulesco, 1957) costituisce la possibilità di svelare il potenziale dell’interpretazione della maternità, che coniugata alla già sperimentata «performance del dolore» (p. 49), le vale riconoscimenti internazionali (Orchidea nera, Ritt 1958). 

La sezione Senza Trucco del capitolo successivo legge la notorietà de La ciociara (De Sica, 1960) attraverso lo sforzo, guidato dal maestro De Sica, da “mosaicista” che l’attrice compie sul proprio corpo attorico, richiamando esperienze passate e dirigendosi verso nuove sfere emotive, lasciandosi infine “ripulire” da ogni sovrastruttura, per ricercare il sé dentro al personaggio di Cesira. Per i frenetici anni che seguono l’Oscar, Scandola crea un dialogo tra la recitazione underplay (p. 81) delle coproduzioni internazionali e il dinamismo e la corporeità del prosieguo della collaborazione con De Sica. Il secondo paragrafo dedicato alla coppia Sophia-Marcello anticipa il conclusivo, concentrandosi sul gioco che i personaggi dei successi Ieri, oggi, domani (De Sica, 1963) e Matrimonio all’italiana (De Sica, 1964), instaurano con l’aura divistica dei due attori. In occasioni sottovalutate e riscoperte dall’autore (Il coltello nella piaga, Litvak 1962), Loren accetta di cimentarsi con tipologie emotive lontane dall’immagine creata dai suoi press agent, sconfinando nella comicità dalle nuances slapstick in occasione della direzione di Charlie Chaplin (La contessa di Hong Kong, Chaplin, 1967).

Nella parte conclusiva, ragguardevole è il capitolo dedicato agli Insuccessi che indirizza l’analisi verso le frizioni che si creano tra la reiterazione di un’immagine divistica «tutta casa e set» (p. 97) e il contesto rivoluzionario di questi anni, impermeabile a personaggi umili, casti e sexy (Bianco, rosso e…, Lattuada, 1972). La chiave di volta per una rilettura della «persistenza del (divismo) classico» (p. 102) è trovata dalla geniale regia di Lina Wertmüller che sceglie per il film Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici (2978) di nuovo la coppia Mastroianni Loren, adesso nel momento più alto della loro collaborazione: Una giornata particolare (Scola, 1977). In Una giornata, la performance di Loren in registro naturalistico batte sullo specchio del tempo e si rifrange nella prova de La ciociara, avvantaggiandosi però di una maturità professionale ed emotiva che ci regala «uno dei personaggi più disperatamente umani» (p. 105).
Il paragrafo In cucina, in continuità con i contributi di Tognolotti, si concentra sulla ricerca di quel «contatto intimo con la star» (p. 107), veicolato attraverso la pubblicazione di ricettari. L’attenzione di Scandola sulla polisemia della star si combina con un rivelatorio studio degli apparati iconografici di questi inaspettati testi di studio. Il processo di invecchiamento è infine concesso alle sole cineprese del figlio Edoardo Ponti, la cui collaborazione chiude il percorso nella recitazione di Loren.

Il volume si avvale di una bibliografia internazionale composta di volumi fondativi per gli star studies (Morin, Dyer, Gundle) e per l’analisi dell’attorialità (Jandelli), aggiornata ai contributi più recenti (Vitella, Tognolotti, Masecchia). Due aspetti della stessa medaglia che acquistano nuove significazioni nell’analisi complessiva della carriera della versatile attrice. Era necessaria una tenace sensibilità che andasse oltre la patinata superficie di Sophia per inaugurare una riflessione ricca di innovative chiavi di lettura.


di Lara Lensi

Indice

Introduzione

  1. Scicolone, Lazzaro, Loren

    1. Una bellezza «violenta e aggressiva»

    2. Rapita dal cinema

    3. Il rosa e il nero

    4. Donna Sofia

  2. Tra commedia e (melo)dramma

    1. Una magnifica preda

    2. Sophia e Marcello, parte prima

    3. Il corpo rurale: sorrisi e lacrime

  3. Il periodo hollywoodiano

    1. «Italian Doll»

    2. Triangoli

    3. La seconda moglie

    4. Canzoni, miliardi e calzoncini rosa

  4. Gli anni Sessanta

    1. «Senza trucco»

    2. Miseria e nobiltà

    3. Sophia e Marcello, parte seconda

    4. Emploi e contre-emploi

  5. La vita dietro di sé

    1. Insuccessi

    2. Sophia e Marcello, parte terza

    3. In cucina

    4. Mater dolorosa

Bibliografia