Chiara Tognolotti
Anna Magnani


Roma, Carocci Editore, Bussole, 2025, 120 pp., euro 13,50
ISBN 9788829031931

Data di pubblicazione su web 18/12/2025

La copertina

Figura iconica del cinema italiano del dopoguerra, Anna Magnani (1908-1973) continua a suscitare un interesse mai smentito nella comunità scientifica e presso il pubblico. Cosa dire di più su questa figura leggendaria che non sia già stato detto? È questa la sfida a cui si è preparata Chiara Tognolotti, professoressa associata all’Università di Pisa, in questo agile volume per Carocci Editore della collana Bussole. In 120 pagine, bibliografia compresa, l’autrice riesce a proporre una sintesi critica che mantiene sia il dettaglio analitico sia la precisione filologica.

Se i cinque capitoli rispettano un ordine cronologico, il loro valore euristico deriva dalla scelta di una divisione tematica che permette di interrogare il fenomeno Magnani da angolature complementari. Il primo capitolo, La valigia dell’attrice, si concentra sugli anni di formazione e sulle tipologie di “personagge”* affrontate dalla Magnani agli esordi, operazione che consente di ricondurre l’analisi alla dimensione propriamente attoriale, spesso offuscata dall’aura divistica. Tognolotti ricontestualizza con rigore alcune matrici performative, talvolta dimenticate anche dalla critica più avvertita, rintracciando le origini del suo stile recitativo non solo nella formazione teatrale ma soprattutto nella lezione dei suoi maestri. Si delinea così un filo rosso che collega il sistema dei ruoli teatrali ottocenteschi alla sua declinazione novecentesca cinematografica, con particolare attenzione alle specificità del contesto italiano (p. 12). 

Il volume si propone così come un’indagine sulle strategie di costruzione dell’immagine divistica dell’attrice, smontando l’apparente “autenticità” che caratterizza la recitazione dell’interprete per rivelare invece una tecnica consolidata, eredità di una lunga pratica teatrale successivamente rimodellata attraverso il medium cinematografico. Emerge così il profilo di un’attrice che esercita un controllo serrato sui propri ruoli sullo schermo e sulla propria immagine pubblica e privata, fino a condizionare la scrittura stessa delle “personagge” a lei destinate. 

Piuttosto che soffermarsi sulla dimensione biografica, già ampiamente esplorata dalla letteratura critica e dalla stessa Magnani nelle sue interviste, Tognolotti privilegia l’analisi delle competenze tecniche acquisite dall’attrice nel corso della carriera: la pratica dell’improvvisazione con Galdieri e Totò (p. 16); la gestualità codificata appresa durante la formazione; la vis comica sviluppata attraverso i ruoli di soubrette e antisoubrette (p. 15). Particolare rilievo assume la dimensione intermediale, più volte sottolineata dall’autrice, che si manifesta nell’interpretazione di ruoli di cantante, dalle chanteuse delle riviste alle cantanti di varietà (pp. 21-22). 

Di particolare interesse risulta l’analisi della genesi della “personaggia” della popolana in Campo de’ Fiori di Bonnard (1943): figura allora inedita nel repertorio di Magnani, caratterizzata dall’uso del dialetto romanesco, da pose attoriali tradizionali ma al contempo da improvvisi scoppi di energia, e da una vocalità imperiosa, tendente agli acuti (pp. 29-31). Dal punto di vista metodologico, il volume si distingue per il ricorso sistematico a fonti coeve, in particolare recensioni critiche contemporanee all’uscita dei film, che consentono di ricostruire la ricezione critica e l’evoluzione della percezione del talento di Magnani presso i contemporanei.

Il secondo capitolo, Un guardaroba italiano, si concentra su Roma città aperta, definito giustamente dall’autrice «monumento della storia del cinema italiano» (p. 37) e testo imprescindibile per qualsiasi studio sulla Magnani. Attraverso un’analisi puntuale delle sequenze più significative della “personaggia” di Pina, Tognolotti mette in luce le strategie attoriali dell’interprete italiana. Il film viene riletto come sintesi delle tecniche performative precedentemente acquisite – l’espressività teatrale, la gestualità codificata – che qui raggiungono una dimensione di sublimazione attraverso l’incarnazione di una certa identità nazionale italiana. L’opera rosselliniana segna uno spartiacque cruciale non solo nella storia del cinema internazionale ma anche nella parabola artistica dell’attrice e nella sua prassi recitativa. Si assiste al passaggio da una recitazione ancora marcatamente costruita e teatrale verso una modalità interpretativa percepita come più autentica, che l’autrice riconduce all’uso strutturale del pathos. 

Il terzo capitolo, Canzoni, melodrammi e una sottoveste, esamina le ricadute di Roma città aperta sulla costruzione dell’“italianità” e della “macro-personaggia” dell’attrice. L’analisi si estende dall’esame dei film alla decostruzione dell’immagine pubblica, permettendo di valutare cosa rappresentasse Anna Magnani per l’Italia repubblicana. L’interprete incarna infatti una rottura epistemologica rispetto ai modelli femminili fino ad allora dominanti nel cinema italiano, largamente americanizzati e ispirati allo star system hollywoodiano. Magnani si configura come alternativa all’invasione dell’immaginario hollywoodiano, incarnando un modello di diva autenticamente e specificatamente italiana. L’immagine divistica si intreccia progressivamente con l’iconografia della maternità, topos ricorrente a partire da Roma città aperta, presente tanto nella diegesi filmica quanto nel discorso mediatico sulla relazione dell’attrice con il figlio Luca (p. 55). Nonostante questa forte connotazione nazionale, Magnani resta un prodotto divistico profondamente radicato in un contesto storico-geografico preciso: l’Italia del secondo dopoguerra. Come sintetizza efficacemente l’autrice, la Magnani di questo periodo è corpo, sensualità e maternità (p. 69). 

Dopo aver consolidato la propria immagine e il proprio stile nel contesto italiano, Magnani affronta una nuova sfida a Hollywood, dove deve riconfigurare la propria figura per un pubblico internazionale. L’elemento di maggiore originalità del volume risiede proprio in questo quarto capitolo, Costumi di scena, in cui Tognolotti analizza i tre film americani dell’attrice, mostrando come riesca a trasferire oltreoceano l’immagine di autenticità costruita in Italia. L’attrice non parte da una tabula rasa: la sua fama è già consolidata negli Stati Uniti grazie a Roma città aperta e Bellissima. Tuttavia, è necessario un rafforzamento strategico di questa immagine per costruire una “personaggia” capace di veicolare gli stereotipi legati all’italianità nel contesto hollywoodiano. L’autrice riesce nell’operazione di isolare e definire il metodo attoriale di Magnani nel suo processo di cristallizzazione, caratterizzato da una «rielaborazione personale di tecniche performative tradizionali mediante una vocalità singolare e imperiosa e […] il confondersi dei confini tra attrice e ruoli fanno della star italiana una figura divistica inedita e dirompente per i codici tradizionali di Hollywood» (p. 82). 

Il capitolo si chiude con l’analisi del ritorno in Italia, dove la diva, ormai ultracinquantenne, si trova progressivamente confinata in ruoli meta-cinematografici che riflettono sulla sua stessa immagine di attrice. Si assiste a una sempre maggiore sovrapposizione tra persona e “personaggia”, mentre la Magnani tenta di controllare la propria figura pubblica in un contesto cinematografico europeo in rapida trasformazione, caratterizzato dall’emergere di nuovi modelli di diva. 

L’ultimo capitolo, Album di fotografie, esamina la fase conclusiva della carriera, segnata tanto dagli ultimi lavori cinematografici quanto dal ritorno alla scena teatrale. L’analisi si apre con Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, indagando le specificità dell’approccio attoriale della grande attrice e le tensioni generate dal confronto tra la sua corporeità scenica e la direzione degli attori pasoliniana. Il merito principale di Tognolotti consiste nella capacità di tessere connessioni tra gli elementi analitici proposti nei capitoli precedenti, dimostrando come in Mamma Roma convergano e si cristallizzino i molteplici aspetti della lunga carriera dell’interprete: le tecniche attoriali, il divismo, la funzione simbolica della figura femminile nel contesto sociale italiano. Tuttavia, secondo l’autrice, l’esito artisticamente più compiuto della fase finale si colloca nel ritorno alla scena teatrale. Nel 1965, Magnani interpreta La Lupa di Giovanni Verga per la regia di Franco Zeffirelli, prestazione in cui l’attrice manifesta la sua intensità interpretativa al più alto grado, sintetizzando la grandezza di un’attorialità profondamente radicata nella dimensione corporea e nell’immediatezza fisica della performance. 

In conclusione, il volume di Chiara Tognolotti si configura come un contributo significativo agli studi magnaniani, riuscendo a coniugare sintesi e approfondimento nell’analisi della complessa figura dell’attrice. Attraverso un rigoroso approccio metodologico che attinge a fonti d’epoca e a una solida bibliografia critica, l’autrice riesce a penetrare l’essenza stessa del divismo di Magnani, restituendo ai lettori le ragioni profonde della sua popolarità presso il pubblico italiano, ieri come oggi. Emerge così il ritratto di una Magnani diva sublime e al contempo attrice di straordinaria complessità tecnica ed espressiva, la cui parabola artistica, dalla formazione teatrale fino agli ultimi lavori prima della prematura scomparsa, viene qui ricostruita con acume critico e attenzione al dettaglio, evitando semplificazioni e letture stereotipate. Un punto di riferimento per chiunque si interessi al cinema italiano del dopoguerra e alle dinamiche del divismo femminile.



* Per l’uso di questo termine, si rinvia a Nadia Setti (Setti, N. "Personaggia, personagge", in “Altre Modernità”, 12(11), 2014, pp. 203-219), secondo cui il termine personaggia, con la desinenza femminile, intende segnalare il genere di queste figure senza essenzializzarle, ma con la prospettiva di rimettere in scena il gioco delle relazioni e dei rapporti simbolici e culturali che si costruiscono attraverso i testi.  



di Coraline Refort

Anna Magnani

Indice




Indice

INDICE

 

INTRODUZIONE

 

1. LA VALIGIA DELL’ATTRICE

       1.1 Gli anni della formazione

       1.2 Il teatro di rivista e di prosa

       1.3 I primi ruoli nel cinema: la “seconda donna”

       1.4 La servetta brillante e l’antisoubrette

       1.5 Il tipo della popolana: Campo de’ fiori

 

2. UN GUARDAROBA ITALIANO

       2.1 1944: teatri di guerra

       2.2 Roma città aperta: l’impressione di autenticità

 

3. CANZONI, MELODRAMMI E UNA SOTTOVESTE

       3.1 Il costrutto dell’italianità e il “modo dell’assolo”

       3.2 Il portato ideologico del tipo della popolana

       3.3. Di nuovo tenebrosa

       3.4 “Diva film”

       3.5 La “guerra dei vulcani” e una sottoveste nera

 

4. COSTUMI DI SCENA

       4.1 La messa in scena di sé

       4.2 Hollywood

       4.3 In coppia: Giulietta Masina e Totò

 

5. ALBUM DI FOTOGRAFIE

       5.1 Mamma Roma

       5.2 Il ritorno al teatro

       5.3 Storie d’Italia

       5.4 La persistenza di un’immagine

 

BIBLIOGRAFIA