Concetta Lo Iacono
Il volo di Tersicore. Una storia per immagini del balletto russo (1636-2009)


Bologna, Piretti Editore, 640 pp., euro 38,00
ISBN 9788864761541

Data di pubblicazione su web 08/12/2025

La copertina

Con Il volo di Tersicore. Una storia per immagini del balletto russo (1636-2009) Concetta Lo Iacono consegna al panorama editoriale italiano un’opera di ampio respiro, tanto per la vastità temporale abbracciata quanto per la densità della ricognizione storico-documentaria. Il volume (oltre seicento pagine di saggio, immagini, apparati e fonti) si presenta come un contributo di sintesi particolarmente articolato, una ricostruzione che combina rigore filologico, competenza archivistica e una capacità narrativa limpida, che rende agile la lettura di un lavoro monumentale. Il libro si apre con un raffinato prologo dedicato a tre film – Red Shoes (1948), Grand Hotel (1932) e Incatenata alla pellicola (1918) – utilizzati come dispositivo di sguardo per interrogare i topoi sedimentati della danza, la loro persistenza e il loro progressivo sgretolarsi nel corso del Novecento: «la storia del balletto russo si innerva nella storia stessa della nazione, nei suoi miti fondativi e nelle sue discontinuità». Tale scelta rivela immediatamente uno dei tratti distintivi dell’opera: la volontà di Lo Iacono di collocare la storia del balletto all’interno di un fitto reticolo culturale, visuale e immaginifico e non solo tramite una sequenza cronologica sterile.

L’indice, ampio e articolato, testimonia la struttura concentrica dell’opera: dai nuclei mitologici (Istomina, La ninfa di Puškin), al repertorio ottocentesco, alla stagione aurea di Petipa e Čajkovskij, fino all’età d’argento, alle avanguardie teatrali, al balletto sovietico e alla stagione della Guerra Fredda. Ogni sezione è organizzata come una micro-monografia, in cui l’autrice intreccia fonti d’archivio, testimonianze visive, memorie di danzatori e documenti teorici. La scansione in sette capitoli consente una lettura progressiva ma non lineare della storia, in cui il balletto appare come un prisma: artistico, politico, pedagogico, tecnico e sociale. Lo Iacono alterna con abilità la storia degli stili, l’evoluzione dei linguaggi coreografici, le biografie dei grandi maestri e il contesto geopolitico, restituendo il balletto russo come un fenomeno culturale totale.

Una delle qualità più preziose del volume risiede nell’ampia e accurata ricchezza iconografica: fotografie rare, pagine di notazione Stepanov (passaggio dal gesto alla sua codificazione, evidenziando il ruolo che la trascrizione ha avuto nella preservazione e nella trasmissione del repertorio imperiale), locandine, manoscritti, immagini tratte dagli archivi del GITIS, della Biblioteca Presidenziale di San Pietroburgo, del Museo Bachrušin, degli Annuaire des Théâtres Impériaux, fino ai materiali preziosamente descritti nelle pagine bibliografiche. Attraverso questo corredo illustrativo, il manuale conduce il lettore all’interno del processo storico, delle estetiche, delle metamorfosi tecniche e pedagogiche. Le immagini accompagnano il testo, lo interpretano, lo ampliano, in alcuni casi lo precedono.

L’esteso apparato delle fonti è suddiviso anch’esso in sette sezioni: fonti d’archivio e libri rari, enciclopedie e dizionari, biografie, memorie ed epistolari, Scuola russa della danza, saggi storici e studi critici, repertorio dei Teatri Imperiali, infine cultura visuale e cataloghi iconografici. Lo Iacono dimostra una solida padronanza delle risorse archivistiche russe, comprendente il Fondo Petipa e il Fondo Roslaeva del RGALI, le collezioni digitali delle biblioteche di New York (Jerome Robbins Dance Division), la documentazione relativa alla tradizione Vaganova (fusione di plasticità, rigore accademico e forza espressiva, che ancora oggi continua a influenzare le principali accademie mondiali) e fonti ottocentesche italiane e francesi (da Angiolini a Saint_Léon). Il volume offre al lettore la possibilità di comprendere come si è costruita la storia e quali strumenti siano necessari per restituirla. 

Particolarmente significative sono le sezioni dedicate alla danza sovietica e al balletto come meccanismo di narrazione nazionale. Fra le sezioni più riuscite, spiccano quelle dedicate ai grandi titoli del repertorio: la lettura analitica di Giselle, presentata nella sua ricezione russa, restituisce con chiarezza l’eredità romantica; la sezione su La Sylphide illustra efficacemente la trasformazione estetica della figura della danzatrice; mentre la discussione su Il papavero rosso (1927) mostra la capacità del volume di integrare analisi storica e riflessione coreutica. Le pagine su Ulanova, Pliseckaja, Vasil'ev e Nureyev rivelano un’attenzione profonda alla costruzione identitaria del corpo danzante, considerato non più solo come un mediocre strumento tecnico. L’autrice sottolinea come tra gli anni Venti e gli anni Ottanta, il balletto sia stato investito di un ruolo simbolico, talvolta celebrativo, talaltra ambiguo, comunque sempre significativo.

La scrittura saggista è sorprendentemente scorrevole: ogni capitolo si legge con la facilità di un romanzo, pur nel rigore del testo scientifico. La scelta di incipit poetici, da Tjutčev a Mario Luzi, imprime al volume un tono meditativo, quasi elegiaco, che ben si accorda alla complessità della materia, mentre la narrazione è raffinata ma mai respingente, colta ma comunicativa. Di grande interesse anche lo sguardo comparativo sull’Italia: dalle grandi ballerine italiane alla corte imperiale (Legnani, Brianza, Dell'Era), ai legami tra pedagogie e tradizioni teatrali. Le sezioni dedicate ai viaggi delle compagnie, alle tournée del Bol’šoj, alla diaspora sovietica in Occidente ampliano ulteriormente l’orizzonte.

Le oltre cinquanta pagine relative all’indice dei nomi sono sia strumento di consultazione sia una mappa filologica che rivela attenzione alle genealogie artistiche, scelte consapevoli sulle varianti dei nomi russi e chiarezza metodologica nell’indicare pseudonimi, patronimici, soprannomi e varianti. In un manuale di grande respiro, l’indice è essenziale per orientarsi nel labirinto dei riferimenti e Lo Iacono lo realizza in modo esemplare.

L’opera unisce ricerche d’archivio di eccellente qualità, un impianto iconografico solido e particolarmente cospicuo, un approccio multidisciplinare, una scrittura nitida e ispirata e un apparato bibliografico solido e scientificamente utile. In questo modo riesce a parlare agli studiosi, ai danzatori, agli insegnanti, agli appassionati e a chiunque desideri comprendere il balletto non soltanto come arte scenica, ma come lente per osservare la storia, la politica, la pedagogia, la cultura e l’immaginario di un intero Paese.


di Carlotta Repetto

Indice

Note iniziali dell'autrice - p.X

IL TEMPO DEL RITORNO

Tre film – p. 3

Go Back to Russia! – p. 14

Le danze di Nataša – p. 19

CAPITOLO I - DALLE ORIGINI ALL'ETÀ DELL'ORO

Uno sguardo alla Moscovia – p. 31

1636: Kukla, la marionetta e il burattino – p. 32

Masquerade – p. 39

L’arte di dipingere i moti dell’animo. Hilverding, Angiolini e Noverre – p. 51

Dalle Lettres di Noverre – p. 54

Ewa e David Garrick – p. 58

La serva padrona – p. 60

Le due Venezie – p. 74

CAPITOLO II - IL SECOLO LUNGO

Lo style volant di Didelot – p. 79

«Meno idee, più ballerine» – p. 88

Istomina nei versi di Puškin – p. 91

Guerra e pace – p. 97

Fenella e Masaniello – p. 102

Classicità – p. 107

L’envol de l’âme ne La sylphide – p. 113

L’ideale di Maria Taglioni – p. 119

Esmeralda – p. 125

Giselle. L’alba di un nuovo giorno – p. 133

Les Saisons Russes di Perrot e Saint-Léon – p. 141

Una causa sul diritto d’autore: Perrot vs Petipa – p. 146

Cesare Pugni – p. 152

Nadežda Bogdanova – p. 153

CAPITOLO III - L'ERA DI PETIPA E ČAJKOVSKIJ

Fascinazione esotica – p. 159

Il teatro di una Spagna russa – p. 173

Kîtri e Basilio – p. 176

Il Paradiso de’ fiori – p. 181

Le Roman de la momie – p. 185

Chœurs d’anges – p. 189

Un ponte tra Europa e Russia – p. 195

L’invasione delle ballerine italiane – p. 207

Alle origini del repertorio classico – p. 221

Il risveglio di Aurora – p. 227

Carlotta Brianza – p. 234

Un mondo in un guscio di noce – p. 237

Antonietta Dell’Era – p. 238

Odette e il suo doppio – p. 247

Pierina Legnani – p. 252

CAPITOLO IV - L'ETÀ D'ARGENTO

Gli Annuari dei Teatri Imperiali – p. 259

Nižinskij, il corpo trasparente – p. 275

Il volo di Vaslav – p. 280

Russi al centro per cento – p. 286

L’atto di scrivere secondo Nižinskij – p. 294

La Grecia delle origini – p. 297

Anna Pavlova – p. 299

Un’arte muta: Vera Karalli – p. 306

Ol’ga Spesivceva, l’altra metà della mela – p. 312

Maestri a confronto – p. 315

Nulla dies sine linea – p. 326

Fokin e Gorskij, controcorrente – p. 331

Danzare «come se» – p. 347

1905. La prima rivoluzione – p. 365

CAPITOLO V - IL NOVECENTO

1917–1924. Le Avanguardie del teatro – p. 373

Gli innovatori: Lopuchov, Golejzovskij, Balanchine – p. 383

L’uccello di fuoco di Lopuchov – p. 387

1927: Il papavero rosso – p. 396

Il mito del balletto sovietico – p. 403

Semenova secondo Malaparte – p. 406

Il metodo Vaganova – p. 417

Ritorno ai classici – p. 439

Simboli di vittoria – p. 444

Lo scrigno di malachite – p. 449

Ulanova secondo Ejzenštejn – p. 456

CAPITOLO VI - COLD WAR

Il sogno di Camelot – p. 461

The Legend – p. 463

Il Bol’šoj in tournée: 1956–1959 – p. 466

Moiseev. La stilizzazione delle danze popolari – p. 473

Le danze dell’Est – p. 476

Il Kirov. L’arte della danza come arma politica – p. 483

1961: Rudy, il grande salto – p. 493

Il maestro Puškin e i suoi allievi – p. 501

CAPITOLO VII - IL TEATRO PIÙ GRANDE DEL MONDO

I cigni del Cremlino – p. 511

Anni Settanta: una nuova “diaspora” – p. 518

Maya Pliseckaya, prima ballerina assoluta – p. 523

L’era di Spartacus – p. 535

Déclaration d’amour – p. 542

Katja e Valodja – p. 545

Il fiore autentico dell’arte – p. 555

Accademia Mobile – p. 557

ARCA RUSSA

Il sipario strappato – p. 565

BIBLIOGRAFIA – p. 583

INDICE DEI NOMI – p. 612

QR CODE – p. 628