Bibliothèques à l’épreuve de la scène
La Fresnaie-Fayel, Éditions Otrante, 2025, 248 pp., 30,00 euro
ISBN 979-10-97279-33-2
Data di pubblicazione su web 08/11/2025
È lunga la serie dei casi documentati con immagini e datazioni caratterizzanti tali attività, collaterali nei Palais des livres e che l’inserto fotografico consente di verificare attraverso le immagini. Così i Festival della BnF, animati da attori della Comédie-Française, da musicisti e artisti, con sguardi su iniziative sorte in altri paesi e città, da San Pietroburgo e Mosca, a Parma e Roma. In esperienze come Une nuit à la bibliothèque, Jean-Christophe Bailly anima i libri come personaggi, in una féerie sceneggiata con efficaci, sofisticati mezzi audiovisivi: «Les livres ne sont pas des objets inanimés comme les autres, en eux il y a des mondes» (p. 28). Procede analoga l’avventura artistica per cui la «danse rencontre les livres […]. Joue du rapport entre le corps en mouvement et les objets dotés de mots» (p. 49). Seppure notando derive a scopo pubblicitario, si rilevano notevoli gli sforzi e i risultati della Biblioteca Nazionale nell’allestire il proprio Museo nell’antico spazio Richelieu. Con l’integrazione delle attività, l’istituzione trova sinergie nell’alleanza fra mostre e collezioni, evitando la presentazione editoriale diretta, tipica di altri agenti o media.
La rassegna tematica offre un ventaglio di realtà storiche in sviluppo ulteriore. Parte dalle biblioteche specializzate in arti dello spettacolo quando si sofferma sulla Bibliothèque Gaston Baty. Nata a supporto e integrazione degli studi teatrali, condotti da facoltà umanistiche e consolidatisi negli anni 1960, quale «prolongement matériel d’une idée, est à la fois dans et hors de son champ disciplinaire» (p. 73) e come tale ha trovato la sua autonomia funzionale. Quanto ai materiali, accanto alle pubblicazioni, fra cui le tesi elaborate in loco, raccoglie documentazione audiovisiva. Ma soprattutto vi si può apprezzare il ruolo essenziale del bibliotecario, impegnato in una missione che trova testimonianza nelle esperienze personali, alimentate dagli incontri con l’animatrice, Claude Chauvineau, protagonista di innumerevoli ricerche degli studiosi internazionali nei diversi decenni della sua direzione. Al Théâtre Joliette di Marsiglia si incontra un caso molto recente, caratterizzato dalla contemporaneità dei soggetti raccolti e gestiti. Squisitamente statistico è il saggio di Daniel Hurrutiaguer nel trarre dalla raccolta scientifica dei dati le cause e gli esiti d’una trasformazione, sia qualitativa sia quantitativa, dei lettori e delle loro pratiche di frequentazione e d’interscambio. La Biblioteca del Museo di storia naturale centrale (a Parigi, dal 1793) confida nel motto «Jouer avec l’esprit du lieu» (p. 123) per organizzare giochi coinvolgenti i lettori potenziali, durante la visita degli spazi e degli oggetti, come da resoconto di Joëlle Garcia.
Nella Parte terza, La Bibliothèque s’invite sur scène, propone condizioni davvero inedite di confronto fra il lettore (tradizionale) e l’attore (in ruolo nuovo). Mutate le posizioni e i regimi, un tempo distinti in generi e funzioni, ora si osserva il confondersi della linea di demarcazione fra «spectation et lecture» (p. 148). Le speciali modalità di fruizione partecipativa inducono reazioni emotive grazie alla forma della Bibliothèque parlante, documentata dall’intervista di Ada Ackerman o dai Livres Vivants, ideati da Frédéric Maragnani, per il quale il «livre vivant désigne une personne-livre bénévole, qui partage son expérience avec un lecteur unique, qui l’emprunte» (p. 175). Lo stesso Maragnani compone una «grande bibliothèque nomade» (p. 181) con libri imparati a memoria da persone che rendono ogni titolo un personaggio. Anche così prosegue ininterrotto il processo che conferisce all’attore il potere di identificarsi negli oggetti stampati.
Sono numerosi i contatti segnalati con le arti figurative e plastiche. Félicie Faizand De Maupeou indaga sulle biblioteche di artisti, anche private, quella ad esempio di Francis Bacon, esposta al Beaubourg nel 2019. Come la drammaturgia usa a soggetto libri e loro contenitori, così pittori e scultori s’ispirano al materiale librario e lo usano. Il più esteso, e più concettualmente complicato è il contributo di Ada Ackerman, inteso a restituire una sorta di totalità alla propria concezione. Attraversa le relazioni con le arti figurative e invoca un enciclopedismo utopistico e affascinante, fino ad organizzare criteri e argomentazioni disparati nella struttura d’un trattato. Fra le proposte, osservazioni sulla gamma di funzioni simboliche che la biblioteca può assumere, diventando “attore” in senso proprio. Nel costituire un complesso di segni e significati mira a concentrare nello spazio-istituzione «toute la mémoire du monde» (p. 198) e lo motiva, cosciente che gli obiettivi futuri comportino esigenze ecologiche e conservative per i cambiamenti sostanziali annunciati.
L’intervistato William Marx (studioso dell’antichità romana) espone in sintesi concetti elaborati con vertiginosa immaginazione anche metaforica e immagina una biblioteca mondiale desunta dai modelli della letteratura. Ai teatranti suggerisce raffronti in ambiti artistici ed epistemologici inediti, sulla traccia di relazioni fra capolavori di ambiti differenti, quali la Venere di Milo, il Partenone, le tragedie di Sofocle. In ciò trova la speranza d’una totalità raggiungibile, pure senza autore e intenzione definiti. Processo mentale spinto al limite, presente nella storia del pensiero teorico che attende sempre la conferma dell’apprendimento, «moteur de notre recherche pour une ouverture radicale et concrète du cercle de notre compréhension» (p. 233). Alla fine, conviene forse tornare all’ipotesi augurale formulata in premessa: che proprio con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale si possa “aumentare” la comprensione del libro, a partire dalla sua forma e dalla sua materia originali.
di Gianni Poli
Les bibliothèques et leurs théâtres: une saga mondiale. Essai de bibliopoétique
Indice
Indice
Béatrice Picon-Vallin, Les bibliothèques et leurs théâtres: une saga mondiale. Essai de bibliopoétique
PREMIÈRE PARTIE. REPENSER LES DISCIPLINES: BIBLIOTHÈQUES DE THÉÂTRE
Cèline Hersant, La bibliothèque spécialisée comme mise en scène disciplinaire
Béatrice Picon-Vallin, La bibliothèque en majesté du Théâtre Joliette à Marseille
Rebecca Piednoir, Une bibliothèque spécialisée qui ne s’adresse pas uniquement à des “spécialistes”
DEUXIÈME PARTIE. LES BIBLIOTHÈQUES COMME LIEUX DE PROGRAMMATION THÉÂTRALE
Daniel Urrutiaguer, La programmation culturelle des bibliothèques municipales et les arts de la scène
La Bibliothèque parlante. Entretien d’Ada Ackerman avec Muriel Couton, Evelyn Prawidlo et Frédéric Ramires
Gioëlle Garcia, Jouer avec l’esprit du lieu: petites formes à la bibliothèque centrale du Muséum national d’histoire naturelle
TROISIÈME PARTIE. LA BIBLIOTHÈQUE S’INVITE SUR SCÈNE
Aurélie Mouton-Rezzouk, Entre les livres. La bibliothèque et la scène, points de rencontre
Le premier cercle, scènes de la Charachka. Entretien avec Lukas Hemleb
Mirella Patureau, La bibliothèque, décor ou image du monde. De quelques mises en scène en Roumanie
Virginia à la bibliothèque. Entretien avec Edith Amsellem
Béatrice Picon-Vallin, La bibliothèque des Livres Vivants, projet théâtral à long terme de Frédéric Maragnani
Frédéric Maragnani, Une grande bibliothèque nomade
QUATRIÈME PARTIE. OMNIPRÈSENCES DE LA BIBLIOTHÈQUE
Ada Ackerman, La bibliothèque et le vivant: de quelques propositions plastiques
Félicie Faizand De Maupeou, Étudier les bibliothèques d’artistes
Entrouvrir la porte de la bibliothèque mondiale. Entretien avec William Marx
Contributrices et contributeurs
Remerciements
Dossier Photos
Table des matières