August Strindberg
Libri blu
Origine, Carbonio Editore, 2024, 288 pp., euro 18,50
ISBN 9791280794468
Data di pubblicazione su web 19/05/2025
Il piano è molto semplice, addirittura ovvio, ma dev’essere dichiarato, a scanso di equivoci, per il futuro (che sarà breve) e per il passato. «In qualità di scrittore si ha il diritto di giocare con le idee, di sperimentare con i punti di vista, di mettere alla prova opinioni, ma senza legarsi ad alcunché, perché la libertà è l’elemento vitale del poeta. Ragion per cui non si deve appartenere a nessuna scuola o corrente; il tema che si viene a trattare creerà la propria forma e le libere arti non tollerano legge alcuna, anzi si danno leggi da sole…».
Il dichiarante, per bocca di un alter ego, è August Strindberg (1849-1912) in Bandiere nere, lo pseudo-romanzo del 1907 scandito da un rosario di invettive contro gli intellettuali radicali, materialisti, positivisti e di conseguenza atei, con digressioni pornografiche, dialoghi “à la” Platone, scene infernali, tuffi nell’occultismo, sciabolate alla cieca contro la scienza e soprattutto nerbate alle donne. Perché Strindberg si sentiva il capro espiatorio di tutti i nemici che si era scelto in patria, appena fuori dall’uscio di casa (e dentro casa, come il cognato, la terza ex moglie e l’attore che lei era prossima a sposare), mentre fuori dall’orticello Svezia i suoi maggiori bersagli erano «lo sterilizzato Pasteur, lo smusicato Wagner e quello stupido di Ibsen». Il capo espiatorio (1907) è anche il titolo della terza parte di una trilogia, questa sì quasi genuinamente romanzesca, iniziata con Solo (1903) e proseguita con La festa del coronamento (1907), tutte opere tradotte da Franco Perrelli per Carbonio Editore nel 2021, 2022 e 2023.
E adesso che di Strindberg abbiamo finalmente a disposizione in italiano un’antologia dai Libri blu, ovvero il suo equivalente dello Zibaldone leopardiano (285 pp., euro 18,50, ancora a cura di Perrelli e ancora per Carbonio Editore), diciamola tutta… rischiano anche i lettori di sentirsi un po’ capri espiatori della vena corrosiva, irrispettosa, distruttiva dell’autore, fluente in un dramma apocalittico d’un solo atto che, nel caso in cui si sentano direttamente chiamati in causa, li vede alla sbarra, imputati in un processo inappellabile con definitiva condanna alla morte civile. Perrelli, giustamente, ricorre a ossimori per definire i Libri blu, che in totale assommano a 1500 pagine divise in oltre 650 brani che toccano, anzi bastonano, gran parte dello scibile: «assolutismo relativistico» e «gnosi del disquilibrio».
Facciamo prima a dire chi e che cosa Strindberg salva, o a mezza bocca ringrazia: Dio, l’«artista che gioca» con il mondo, regalandogli frammenti del proprio talento estetico che opera per progressivi affinamenti (altro che Darwin, tutto preso a baloccarsi con le sue «scimmiette» – molte delle quali umane – adepte del Diavolo, ovvero del «Signore delle Mosche»); il Cristianesimo, ma a patto di assumerlo come una medicina amara, senza pensarci su: «bisogna prenderlo grezzo, in blocco, con dogmi e miracoli, così; acriticamente, ingenuamente, a grandi sorsi come s’ingolla l’olio di ricino nel caffè bollente. – Apri la bocca e chiudi gli occhi! È l’unico modo. – Io sono cristiano! Vale a dire: sono nobile, classe superiore, adulto e vaccinato, ho fatto il servizio di leva e sono un cittadino; sono uno dei Bianchi (cioè non sono uno delle Bandiere nere, ndr), con tanto di certificato di buona condotta, io sono l’“Übermensch”!»; Nietzsche, «un demone scatenato che fece fuori la scimmia, riabilitò l’uomo e trasvalutò gli antichi valori plebei»; l’Islam, perché da quelle parti «non esiste qualcosa di tanto perverso e stupido come il libero pensiero o l’ateismo. Se qualcuno si permettesse di affermare qualcosa di così barocco, cioè che Dio non esiste, verrebbe arrestato o fatto a pezzi»; Newton, Leibniz, Keplero, Swedenborg, Linneo in quanto «persone devote col timor di Dio»; i rarissimi uomini saggi che non vivono nel presente e nel claustrofobico spazio ridotto che lo contiene, ma in una dimensione cosmica; il Medioevo, epoca di secoli bui soltanto per le «scimmiette» e il loro paganesimo; chi crede nella resurrezione e nella metempsicosi, in quanto vede «aperture dietro la tomba, ma anche davanti alla culla»; infine i «beati» come li ha descritti Swedenborg nel De Telluribus in Universo, una comunità neo-arcadica che abita un posto simile all’Isola dei morti di Arnold Böcklin.
Per il resto… Lo Stato è «una galera, nella quale la Difesa della Patria è in mano ai sorveglianti; la società un manicomio, nel quale ufficiali e polizia fanno i guardiani; la famiglia un concubinato; la scienza camorra; i capitalisti usurai; le belle arti superflue, la letteratura chiacchiere a stampa; l’industria lusso superfluo; le comunicazioni strumenti di tortura; la luce elettrica un danno alla vista, tutte le benedizioni della civilizzazione o maledizioni o superflue». Le donne odiano amando, e nonostante questo ovunque vige la «ginolatria». I giovani sono «banditelli senza senso del pudore e della giustizia, queste scimmie libidinose che vivono nell’età dell’innocenza, questi parricidi, spunta sempre fuori qualche befana a esclamare: Già, mica li “capisce” i giovani lui! Be’, lui (l’anziano, ndr) i giovani li capisce eccome, essendo stato giovane, ma il giovane non comprende l’anziano perché non lo è ancora diventato». Con un eufemismo, diciamo che è difficile concordare su tutto, con Strindberg, ma su qualcosa sì…
E se l’abbraccio fraterno dato alle teorie di Jörg Lanz-Liebenfels (1874-1954), il teorico dell’ariosofia, l’anticipatore (di pochissimo) dei deliri nazisti, espresse in Teozoologia ovvero La scienza delle nature scimmiesche sodomite e l’elettrone divino provocheranno al lettore ribrezzo come una galleria di mostri, nell’arringa accusatoria dello svedese possiamo anche cogliere alcuni lampi di genio. Pensiamo alla figurazione plastica della psicanalisi messa a tema da Freud: «Noi non viviamo nella realtà, ma nelle nostre rappresentazioni della realtà. Forse abbiamo il dovere di chiudere gli occhi e occultare certe cose come nascondiamo le funzioni naturali. Forse abitiamo in un appartamento molto bello, ma sappiamo che c’è una stanza segreta che nasconde qualcosa di assai brutto. Nessuno, però, ci pensa e non capita mai che s’indichi quella porta chiusa, benché ognuno ce l’abbia davanti agli occhi». Oppure, nel brano Un Dio sofferente, pensiamo al tormento che Strindberg attribuisce a Dio, appunto, costretto ad abbandonare il mondo che lo ha deluso: «La pena più grande è l’incarnazione. Ma la morte di Cristo può pure significare che il Padre s’è liberato dei peccati dell’umanità, rompendo il contatto con la cattiva compagnia che lo avviliva; chi d’ora in poi vorrà seguirlo dovrà elevarsi alla Sua altezza, guadagnandosi un accesso in virtù di una vita pura. Lui non scenderà più in questa Discarica, nella quale l’aria gli era insopportabile e la compagnia assai sgradevole».
Strindberg iniziò a scrivere i Libri blu alla soglia dei sessant’anni e li abbandonò morendo. Sono il suo testamento e il suo commiato, non essendo stato egli tanto ottimista da vedersi un giorno in pensione. Piuttosto, si preparò a togliere il disturbo: «Ma così dovrebbe essere! Di modo che nulla ci leghi col desiderio o la speranza, sicché, dall’altra parte del fiume, non si guardi più indietro, ma si proceda in avanti. La gravità della vecchiaia è destinata alla resa dei conti, alla liquidazione degli affari in sospeso, allo svelamento degli inganni e all’insoddisfazione per quanto è incompleto, in modo che nessuna nostalgia possa disturbare il riposo della tomba».
di Daniele Abbiati
Indice
Indice
Introduzione
DA UN LIBRO BLU I
DAL SUPPLEMENTO
DA UN LIBRO BLU II
DA UN LIBRO BLU III
DA UN LIBRO BLU IV
APPENDICE