Giuliana Muscio
Sceneggiatura e sceneggiatori
Roma, Dino Audino, 2024, pp. 336, 25,65 euro
ISBN 9788875275815
Data di pubblicazione su web 07/05/2025
«We need stories, now more than ever», recita una campagna pubblicitaria apparsa di recente sui social. Ma cosa sono davvero le storie? È una domanda che si è posta anche Giuliana Muscio, tra le massime studiose del cinema italiano, che ha dedicato la sua carriera all’analisi della settima arte, dalle origini fino all’epoca contemporanea. Il suo approccio transnazionale ha messo in relazione il cinema italiano con i suoi riflessi e sviluppi oltreoceano, soprattutto negli Stati Uniti.È proprio dalla necessità di comprendere come nascono le storie cinematografiche che prende forma il progetto di Muscio. La studiosa individua un vuoto evidente nella sezione “storia della sceneggiatura” delle biblioteche: mancano opere che offrano una visione sistematica dell’evoluzione della scrittura cinematografica. A colmare parzialmente questa lacuna è stata, qualche anno fa, la raccolta di saggi Sulla carta, curata da Mariapia Comand, che grazie al contributo di studiosi – tra cui la stessa Muscio – ripercorre in modo cronologico lo sviluppo della sceneggiatura in Italia. Tuttavia, l’assenza di un manuale che elenchi in modo organico nomi, opere, forme e tendenze si faceva ancora sentire.Nasce così Sceneggiatura e sceneggiatori. Breve storia della scrittura cinematografica e dei suoi autori, edito da Dino Audino, ampliando e rivedendo il volume pubblicato per lo stesso editore nel 2009, Scrivere il film. L’impronta del volume riflette gli studi di Muscio: il cinema è da sempre una forma d’arte globale, e per questo l’autrice bilancia con attenzione i riferimenti al cinema italiano e a quello americano, con alcune aperture significative all’espressionismo tedesco, al cinema sovietico e a quello francese dei Fronti Popolari.Nelle prime sezioni dedicate agli albori del cinema, l’autrice affronta la sfida posta dalla scarsità di fonti storiche. In particolare, nel capitolo sul cinema muto americano (1895-1930), un paragrafo illuminante è quello dedicato alle sceneggiatrici degli anni Venti: Leonor Coffee, Frances Marion, Anita Loos – figure fondamentali poi emarginate con l’avvento del sonoro e la rigidità dello Studio System. Per l’Italia, il capitolo sul cinema muto esplora l’industria filmica dell’epoca nella sua varietà regionale con un’attenzione speciale al contesto napoletano e alla figura di Elvira Notari. Per il centro-nord, l’autrice si sofferma su Arrigo Frusta e Lucio D’Ambra, riscoperti grazie agli studi di Silvio Alovisio e ad approfondimenti monografici.Il terzo capitolo Il sonoro e il cinema classico americano (1930-1945) ripercorre in modo accurato la nascita del codice Hays, analizzando le conseguenze che l’affermarsi dello Studio System ha avuto per chi scriveva per il cinema. Muscio adotta un approccio etnografico, analizzando le differenze stilistiche tra le varie major. Il capitolo contiene casi-studio che si avvalgono di ricerche d’archivio condotte all’UCLA. La narrazione degli autori indipendenti, del genere newspaper e del formarsi della Screen Writers Guild (SWG) è il frutto di saggi e volumi dell’autrice interamente dedicati a questi temi.Parallelamente in Italia lo stesso periodo viene descritto ruotando attorno al fermento artistico e giuridico sul ruolo della sceneggiatura e dello sceneggiatore che si crea alla Cines sotto la direzione di Emilio Cecchi. Attraverso i lavori di Margadonna, Ginna, De Benedetti e Soldati, e il dibattito su riviste specializzate di Blasetti, Giovannetti e Buzzichini, l’autrice mette in risalto la riflessione di sapore crociano che anima il settore. Importante la dimensione interdisciplinare che Muscio delinea riconoscendo le influenze che la radio e altri prodotti per immagini (fan magazine, rotocalchi, ecc.) hanno sul cinema della fine degli anni Trenta. Realtà permeabili che condividevano con il cinema il lavoro delle stesse personalità.Il capitolo Neorealismi, cinema d’autore e cinema popolare (1946–1975) si impegna nel restituire centralità alla sceneggiatura in un periodo spesso analizzato più dal punto di vista registico. Di particolare rilievo è il paragrafo Neorealismo e americani, che propone una lettura transnazionale del movimento, riconoscendo il contributo di figure statunitensi nella sua formazione e il ruolo della distribuzione internazionale nel ridefinire l’immagine dell’Italia nel dopoguerra. Si passa da Amidei e Zavattini ad autori della Commedia all’Italiana come Age e Scarpelli, Margadonna, Flaiano, fino a Benvenuti e De Bernardi, delineando una vera e propria genealogia di scrittori che hanno dato voce ai cambiamenti della società italiana.Riportando l’attenzione sugli Stati Uniti, Dallo Studio System a Easy Rider (1946–1969) racconta un periodo segnato dalla Guerra Fredda e dalla paranoia maccartista. Le vicende dalla lista nera degli sceneggiatori (i cosiddetti blacklisted, oggetto del volume dell’autrice Lista nera a Hollywood, edito da Feltrinelli) e il ruolo emergente della televisione come laboratorio per nuovi linguaggi sono tematiche affrontate ricostruendo il profilo paradigmatico di Paddy Chayefsky. Insieme a lui, Reginald Rose e Rod Serling diventano emblematici di una scrittura capace di muoversi tra media, anticipando una tendenza che esploderà nei decenni successivi. L’affermazione della New Hollywood trova invece espressione nel settimo capitolo (1969-2000), dove si celebra il talento di Robert Towne e Robert Benton, ma anche di autrici come Elaine May e Carole Eastman. L’autrice riconosce la figura-categoria del regista-sceneggiatore, incarnata da Coppola, Lucas, Schrader e Scorsese, cineasti usciti dalle scuole di cinema, che ridefiniscono il ruolo dell’autore nel sistema industriale.Il penultimo capitolo, Il nuovo cinema italiano (1975 a oggi), parte dai produttori – Cicutto, Procacci, Moretti – per arrivare agli sceneggiatori che hanno rinnovato la narrazione di questo cinema. Dalla coppia Rulli-Petraglia a Cerami, da Monteleone ad Archibugi, il volume racconta il passaggio da un cinema di genere a una scrittura più personale e politica. Emergono anche nuove classificazioni: sceneggiatori-registi e registi-sceneggiatori, che riflettono approcci diversi alla narrazione. Tra questi, Virzì, Martone, Ferrario e Troisi. Il nuovo millennio, pur segnato da una certa continuità generazionale, vede affermarsi autori come Sorrentino, Garrone, Guadagnino, i fratelli D’Innocenzo, Mattia Torre, Alba Rohrwacher. Di rilievo il legame con la TV, riconosciuta dall’autrice come recipiente del cinema di genere, e quello con l’editoria, in cui operano nuove figure come quella dell’editor.Infine, Nel nuovo millennio a Hollywood (2000 a oggi) si concentra sul cinema dei blockbuster e dei franchise, nei quali la sceneggiatura rappresenta spesso l’unico margine creativo in un contesto dominato dalla ripetizione e dalla serialità. Accanto a questo filone, Muscio ripercorre i riconoscimenti dell’Academy per mettere in luce autori originali come Christopher Nolan, Wes Anderson, Paul Thomas Anderson, Mike Leigh e Greta Gerwig. Il capitolo si chiude con un’analisi della serialità televisiva: da The Sopranos in poi, lo showrunner diventa figura chiave per comprendere un nuovo tipo di narrazione, più libera e consapevole, che offre agli sceneggiatori maggiore controllo sul proprio lavoro.In un’epoca in cui intere carriere sono messe in discussione dall’emergere dell’intelligenza artificiale, il volume di Muscio si rivela uno strumento prezioso per ridefinire i confini inediti della “storia delle storie” nel cinema. L’attenzione al panorama internazionale e la sensibilità verso le tematiche di genere, tratti distintivi della ricerca dell’autrice, arricchiscono Sceneggiatura e sceneggiatori, un’opera che unisce rigore analitico e visione d’insieme, con movimenti precisi e un’evidente cura per il dettaglio.
di Lara Lensi
Indice
Sceneggiatura e sceneggiatori
Introduzione p. 9
Capitolo primo - Il cinema muto americano (1895-1930) p.15
Capitolo secondo - Il cinema muto italiano e non solo (1895-1930), p. 37
Capitolo terzo - Il sonoro e il cinema classico americano (1930-1945), p. 65
Capitolo quarto - Il cinema italiano degli anni Trenta e non solo (1930-1945), p. 93
Capitolo quinto - Neorealismo, cinema d'autore e cinema popolare (1946-1975), p. 111
Capitolo sesto - Dallo Studio System a Easy Rider (1946-1969), p. 161
Capitolo settimo - La New Hollywood (1969-2000), p. 211
Capitolo ottavo - Il nuovo cinema italiano (1975 a oggi), p. 257
Capitolo nono - Nel nuovo millennio a Holllywood (2000 a oggi), p. 299
Ricapitolando, p. 321