Musica ed estetica del fiabesco. Il teatro di Carlo Gozzi e l’opera lirica

A cura di Camillo Faverzani e Paola Ranzini

Lucca, Libreria musicale italiana, 2024, XXXV + 458 pp., euro 40,00
ISBN 978-88-5543-292-4

Data di pubblicazione su web 03/12/2024

Musica ed estetica del fiabesco. Il teatro di Carlo Gozzi e l’opera lirica
Malgrado le interruzioni imposte da pandemia e forza maggiore, continuano a dare risultati notevoli le ricerche condotte del Gruppo 'L’Opéra narrateur' (Université Paris e École Normale Supérieure) sui rapporti fra letteratura e musica, con accento sulla peculiarità dell’opera lirica quale crocevia delle arti. «Per un paradosso della fortuna critica e scenica dell’opera gozziana – notano i curatori – l’autore che in talune prefazioni espresse, più o meno sinceramente, la propria reticenza a considerare la musica quale elemento essenziale dello spettacolo teatrale» (p. XXIX), vide il suo successo legato proprio a significative riscritture liriche nell’Ottocento e nel Novecento. 


La drammaturgia fiabesca del veneziano ha indotto negli artisti del teatro un’ispirazione che ha prodotto lauti frutti, il significato dei quali è analizzato nei diciotto saggi raccolti nel volume. La trattazione in sette parti offre un’esauriente casistica delle elaborazioni che, partendo dalle opere drammatiche, dà luogo ad autonome invenzioni sceniche e musicali. Allo sguardo degli specialisti, le Fiabe teatrali rivelano la loro potenziale suggestione attraverso quasi tre secoli di assidua frequentazione in ambito europeo. Accanto agli esiti suscitati dalle cinque pièces canoniche (fra cui Turandot vanta il primato delle interpretazioni), altri articoli testimoniano l’interesse da esse assunto nella cultura romantica tedesca delle origini o si rivolgono a riscritture basate invece su soggetti del 'teatro spagnolesco' di Carlo Gozzi. 


Il lavoro musicale di Sergej Prokof’ev per L’Amour des trois oranges (1821), studiato nel saggio di Walter Zidaric, evidenzia l’influenza di Vsevolod Mejerchol’d sull’elaborazione strutturale della commedia, anche recuperando le ricerche di Béatrice Picon-Vallin sul regista della biomeccanica. Le origini narrative testuali, riscontrabili in Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile, sono riesumate con vasta e sagace inchiesta. Il modo compositivo si confronta al 'travestimento' operato nella stesura del libretto, approccio caro a Edoardo Sanguineti che lo applicava allo stesso titolo, rappresentato dal Teatro Stabile di Genova nel 2002. L’esame è condotto sul testo in francese del compositore russo e lo sviluppo dell’opera è seguito in avvincenti rimandi intertestuali, letterari e musicali. La metamorfosi operistica del Corvo è documentata «nelle versioni tedesche del primo Ottocento» (p. 31). I giudizi di Kazimierz Morski chiariscono la perizia tragicomica del commediografo nel raffigurare i due eroi, Jennaro e Armilla, «nei suoi versi più appassionati e più forti» (p. 37). Vi s’affianca Jens Hesselager con l’analisi di Ravnen, eller Broderprøven (1832 e 1865), di J.P.E. Hartmann e H.C. Andersen. Ricollegati i rapporti con la fonte gozziana lungo la trama, la fortuna calante dell’opera viene tracciata fino alla versione del 1865.   


Del Re Cervo s’incontrano le versioni di Hans W. Henze, König Hirsch (1956) e di Louis Dunoyer de Segonzac, Roi Cerf (1984). L’adattabilità degli archetipi meglio appare nei casi contemporanei, rivelatori della sensibilità sofisticata degli interpreti musicisti. Per Franco Arato, il lavoro di Henze (di cui sottolinea le doti di animatore e mediatore culturale in Italia) «nasce come una lettera d’amore all’Italia e alla sua musica» (p. 61).    


Particolarmente attraenti per gli spettatori e lettori odierni, i lavori più recenti, quali l’opera di Henze e la riscrittura di Turandot, I tre indovinelli (Drei Rätsel, 2003) di Detlev Glanert su libretto di Carlo Pasquini. Inoltre, un adattamento operistico di Re Cervo (creato in Romania, 2016) di Angelo Inglese su libretto di Paolo Bosisio è ricostruito da Dario De Cicco. Le sue riflessioni su libretto e partitura s’estendono ai dettagli sull’organico orchestrale. Un’Appendice informa sul metodo e sulle scelte formali d’una «partitura in cui echi del passato e autentiche citazioni del grande repertorio si alternano a zone di più franca modernità» (p. 115).      


Paola Ranzini parte dal genere della féerie-bouffe, scelto da Segonzac, che in auge nell’Ottocento, può cogliersi legato al balletto settecentesco per evolversi fino alle forme più fastose di Offenbach. Il meraviglioso è l’elemento cattivante per la spettacolarità e la relativa estetica implica l’uso della magia nella profusione di effetti. Fidando in una bibliografia esauriente e aggiornata, la studiosa usa il concetto di 'trasmodalizzazione' (Gérard Genette docet) per rilevare come Gozzi già realizzasse una trasposizione, dalla narrativa al teatro. Del campione di Segonzac viene mostrato il funzionamento della rappresentazione in una Tabella sintetica, nelle corrispondenze delle sue componenti testuali, musicali e sceniche: ricostruzione sugli originali (anche registrazioni audio) dell’autore e degli interpreti. Il libretto di Lecoq si mostra conformato all’elemento musicale strutturante. La ricezione dello spettacolo è illustrata in Sintesi e Nota dell’autore (pp. 94 e 95). Roberto Scoccimarro traccia un bilancio della diffusione della novellistica di Gozzi in area tedesca, ove spicca l’impegno di Ludwig Tieck nel «promuovere il singspiel d’argomento meraviglioso» (p. 155). 


Fra i numerosi ricorsi a Turandot si conosce La Turanda, composta dalla poesia di Antonio Gazzoletti (dalla traduzione di Schiller) e dalla musica di Antonio Bazzini, data alla Scala nel 1867. Il concetto di 'trasduzione' torna quale criterio d’intervento per la «trasformazione letteraria più o meno significativa dei testi in altri generi [...] e sui fenomeni quali l’intertestualità» (p. 230). Una Tabella fornisce l’analisi morfologica del lavoro, da collocarsi propriamente «alla frontiera tra la cantata drammatica e l’opera, lontano dal Romanticismo melodrammatico dominante» (p. 238). Matthieu Cailliez affronta la Turandot (1917) di Ferruccio Busoni, che dai confronti risulta «la più fedele allo spirito della commedia dell’arte» (p. 266). Poi il critico si volge alla versione del britannico Havergal Brian, Turandot, Prinzessin von China (1951), mai rappresentata. Qui la comparazione - basata su documenti archivistici dell’Università di Bristol – segnala le differenze fra Schiller (a sua volta discusso per il risultato traduttivo) e l’autore inglese. Le conclusioni sui due titoli comprendono il processo di ricomposizione del libretto (dai tagli spesso molto cospicui) nell’attenzione all’equilibrio musicale e alle soluzioni più originali dell’orchestrazione. 


I 'tre enigmi' della fiaba più famosa motivano la dissertazione di Emanuele d’Angelo sull’impiego e le funzioni degli indovinelli (in Busoni non ripetuti, ma inventati) nel transito dal veneziano all’opera di Puccini. La donna serpente gode di due saggi. Quello di Claudia Colombati nutre di storia e filologia la valutazione della romantische oper di Wagner, Die Feen (Le fate, 1834) tratta dal modello italiano. Il talento precoce del musicista e drammaturgo emerge nel sapiente uso della lingua in congiunzione con la partitura ambiziosa. La premessa è importante nell’avvertire sui modi di sviluppo «del genere comico in area tedesca rispetto all’opera buffa italiana» (p. 322) e nel definire la peculiarità dei versi nati nella fase formativa dell’artista. L’opera novecentesca di Lodovici e Casella dà l’occasione ad Alberto Beniscelli per sottolineare la ricezione critica, motivata nei pareri specialistici (ad esempio di Malipiero) in materia musicologica e letteraria. Per le salienti «dinamiche coreutiche che non sfuggono agli allestitori della prima e che vengono riprese nelle messinscene contemporanee» (p. 420), l’edizione diretta da Egisto Marcucci (Genova, 1979) può dirsi esemplare fra le tante derivazioni sei-settecentesche e novecentesche. 


Nella sua rassegna inedita, La Spagna a Salerno, o dell’adattamento operistico, ricca di scoperte storiografiche, Faverzani rievoca l’avventura della Donna contraria al consiglio, divenuta opera di Giovanni S. Mayr e Francesco Marconi (1804). La situazione atipica dell’Opera di Podrecca – nel cenno alla fama e alla persistenza dell’ispirazione gozziana (p. XXXIV) – viene segnalata per la creatività conseguita nell’arte della marionetta, le riprese ultime della quale suscitano buoni auspici per l’avvenire. Inquadrate dalla Prefazione magistrale di Javier Gutiérrez Carou, le esperienze così raccolte, frutto di lettura metodologicamente raffinata e filologicamente rigorosa, restituiscono un mosaico di esiti e posizioni ideologiche ed estetiche di accertata autorevolezza mentre riaccendono il gusto per opere e tematiche dal fascino inesauribile.


di Gianni Poli

Musica ed estetica del fiabesco. Il teatro di Carlo Gozzi e l’opera lirica

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Nota bibliografica 

Javier Gutiérrez Carou, Carlo Gozzi "Cassandro" di sé stesso: melodramma, balletto e poetica teatrale nell’Avviso al lettore di Eco e Narciso 

Camillo Faverzani – Paola Ranzini, Il teatro di Carlo Gozzi e l’opera lirica 


MUSICA ED ESTETICA DEL FIABESCO. IL TEATRO DI CARLO GOZZI E L’OPERA LIRICA 

L’Amore delle tre melarance (1761) 

- Walter Zidaric, L’Amour des trois oranges (1821) di Sergej Prokof’ev: una rivisitazione dell’Amore delle tre melarance di Carlo Gozzi 

Il corvo (1761)

- Kazimierz Morski, Il corvo di Carlo Gozzi nelle versioni tedesche del primo Ottocento 

- Jens Hesselager, Ravnen, eller Broderprøven (1832, 1865) di G. P. E. Hartmann e H. C. Andersen 

Il re cervo (1762) 

- Franco Arato, Henze e Gozzi: König Hirsch (1956), o il vestito stretto del tempo 

- Paola Ranzini, Tra fantastico distanziato e meraviglioso. Roi Cerf. Féerie-bouffe (1984) di Louis Dunoyer de Segonzac. L. D. Segonzac, Note e ricordi 

- Dario De Cicco, Il re cervo (2016). Opera in tre atti tratta dall’omonima fiaba di Carlo Gozzi su libretto di Paolo Bosisio, musica di Angelo Inglese  

Paolo Bosisio, Nota sulla creazione 


LE FIABE E LE ORIGINI DEL ROMANTICISMO TEDESCO  

- Roberto Scoccimarro, "So poetisch wahr, daß man willig daran glaubt". La ricezione delle fiabe teatrali di Gozzi nel teatro musicale dei territori di lingua tedesca tra tardo Illuminismo e Romanticismo 

- Elisabetta Fava, La fortuna tedesca di Carlo Gozzi e l’influsso sul teatro musicale nascente

Turandot (1762) 

- Jens Esselager, Turandot (1854) di Herman Severin Løvenskiold e Hans Haagen Nyegaard  

- Konstantinos Alevizos-Elisa Barbessi, La Turanda (1867) di Antonio Gazzoletti e Antonio Bazzini, elaborazione drammaturgica e analisi comparativa della partitura 

- Matthieu Cailliez, Turandot (1917), opera di Ferruccio Busoni tratta da Gozzi: genesi, analisi e diffusione 

- Emanuele d’Angelo, "Gli enigmi sono tre" (per volta). Turandot enigmista tra Gozzi e Puccini 

- Matthieu Cailliez, Turandot, Prinzessin von China (1950-1951), opera di Havergal Brian tratta da Gozzi e da Schiller 

La donna serpente (1762)  

- Claudia Colombati, Dalla Donna serpente di Gozzi alle Feen di Wagner

- Alberto Beniscelli, La Donna serpente (1932) di Lodovici e Casella 


OLTRE LE FIABE: DAL TEATRO SPAGNOLESCO AL TEATRO MUSICALE  

- Jérôme Chaty, Dalla Principessa filosofa e dai Pitocchi fortunati alle opere liriche omonime 

- Federico Gon, Carlo Gozzi e l’opera italiana del primo Ottocento: La figlia dell’aria di Ferdinando Paini, Manuel Garcia (e Gioachino Rossini...) 

- Camillo Faverzani, La Spagna a Salerno, o dell’adattamento operistico della Donna contraria al consiglio nell’Amor non ha ritegno (1804) di Giovanni Simone Mayr e Francesco Marconi  


Riassunti 

Autori 

Indice delle opere di Carlo Gozzi  

Indice dei nomi e delle opere 

Indice dei luoghi e dei teatri