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Hystrio, a. XXXVII, n. 2, 2024


108 pp., euro 12,00

La consueta Vetrina di «Hystrio» si apre con un bilancio in chiaroscuro tracciato da Alessandro Toppi in merito alla riforma del FUS introdotta nel 2014 dal ministro Franceschini, che attende, unitamente a maggiori finanziamenti, adeguati decreti attuativi del Codice dello Spettacolo e l’introduzione di nuove regole per il prossimo triennio ministeriale. Giuseppe Montemagno segue l’attività artistica dei giovani protagonisti delle prime due edizioni di Hystrio Festival, tra i quali si riconoscono servomutoTeatro, Matteo Canaglia, Cristiana Tramparulo, Simone Corso.

Merita visibilità la rivisitazione de El nost Milan di Bertolazzi operata dalla regista Serena Sinigaglia che, come illustra Benedetta Tobagi, ha realizzato un grande progetto triennale di teatro partecipato coinvolgendo oltre centocinquanta cittadini milanesi. È sicuramente importante, come fa Laura Caretti, dare notizia della compagnia Teatro Puntozero attiva dal 1995 nell’Istituto Penale Minorile “Cesare Beccaria” di Milano: diretta da Giuseppe Scutellà, si esibisce dal 2016 in un vero e proprio teatro interno ricavato dalla ristrutturazione di una vecchia aula magna e inaugurato da Romeo e Giulietta.

In Vetrina si incontra, grazie al contributo di Paola Abenavoli, anche la compagnia Scena Nuda fondata a Reggio Calabria da Teresa Timpano e Filippo Gessi, i quali si sono dimostrati capaci di darle respiro internazionale attraverso progetto condivisi. Theatre Green Book è un progetto contenuto in tre volumi online finalizzato alla «definizione di una serie di standard per la messa in atto di buone pratiche eco-sostenibili e inclusive» (pag. 10) rivolte allo spettacolo, come spiega Laura Santini che elenca i tanti soggetti culturali interessati e sottolinea l’obiettivo di coinvolgere entro il 2026 tutti i teatri del Regno Unito. Nell’ultimo contributo Fabrizio Sebastian Caleffi analizza la trasposizione cinematografica di biografie di personaggi dello spettacolo quali Prima danza, poi pensa di James Marsh su Beckett (2023), I fratelli De Filippo diretto da Sergio Rubino (2021) e Shakespeare in Love girato da John Madden (1998).

Il viaggio di Teatromondo parte da Londra dove Monica Capuani rileva il fiorire di allestimenti di testi scritti da autrici provenienti da contesti extraeuropei, come l’afrocaraibica Juline Robinson con il monologo The Night Woman, Anoushka Lucas applaudita in Elephant, l’afroamericana Lynn Nottage che si è rivelata con Mlima’s Tale e Clyde’s. In Austria, racconta Irina Wolf, il teatro si occupa del fenomeno dilagante della demenza – indicativo in merito è Die Zeit verkehrt herum tragen di Bärbel Strehlau del viennese Teatro Kosmos – e del conflitto uomo/natura secondo la visione inquietante di Sonne/Luft di Elfriede Jalinek (produzione Schauspielhaus di Graz, regia di Emre Akkal), oppure il dramma legato al Covid Die Niebelungenwirkungen dello statunitense Jonathan Spector, curato da Jan Glober sul prestigioso palcoscenico del Burgtheater. Si riscontra molto fermento creativo nella New York visitata da Laura Caretti: oltre all’utilizzo di spazi non convenzionali o alla trasformazione in sale teatrali di ambienti non preposti come il Loading Dock Theatre, si registra l’adattamento di vecchie fabbriche dismesse come succede nel quartiere Greenpoint di Brooklyn.

Molte e piuttosto interessanti sono le analisi e le questioni sollevate dal Dossier Teatri antichi a cura di Laura Bevione e Filippa Ilardo. Parte da lontano – dall’esperienza ateniese del V secolo al teatro politico di Piscator e Brecht – il discorso di Luciano Canfora e Gilda Tentorio relativo allo spettacolo odierno nei teatri antichi per interrogarsi sulle modalità di fruizione, per poi rispondere che «l’esperienza di un teatro antico è dunque pellegrinaggio, rito collettivo, palestra per una conversione di sguardi, immersione in uno spazio “altro”» (p. 23). Martina Treu e Michele Trimarchi approfondiscono questioni legate alla manutenzione e al restauro e considerano il teatro antico come luogo rappresentativo e contenitore di esperimenti e di istanze socio-culturali da condividere in una rete, stabilita da un protocollo comune, in grado di creare un filo rosso tra i tanti edifici sparsi nelle aree mediterranee. Quanti e dove si trovano in Italia gli edifici greco-romani, molti dei quali ruderi e altri utilizzati, emerge dalla mappatura compilata da Laura Bevione (dalla Valle d’Aosta all’Emilia Romagna), da Matteo Brighenti (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo), da Stefania Maraucci (Campania), cui si aggiungono Paola Abenavoli (Calabria, Puglia, Basilicata e Molise), Filippa Ilardo (Sicilia), Rossella Porcheddu (Sardegna). Con l’intervento di Vittorio Fiore si analizza la questione relativa al passaggio dal restauro conservativo del teatro antico alla sua valorizzazione culturale; in merito sono esposti metodi e finalità riscontrate nella gestione dell’Anfiteatro Romano di Lecce e del Teatro Greco di Siracusa. L’esposizione della normativa in vigore in Itala, in Europa e nel mondo compete a Marina Caporale che sottolinea il ruolo primario delle soprintendenze.

Giusi Zippo si concentra sul progetto triennale di Aurelio Gatti, direttore artistico dei Teatri di Pietra, finalizzato alla valorizzazione di edifici teatrali antichi e siti archeologici attraverso la pratica dello spettacolo dal vivo condivisa da una trentina di spazi sparsi in Italia. Il legame con uno specifico genere di spettacolo informa di sé, definendosi in tradizione, importanti contesti come succede a Verona: Giuseppe Liotta prende in considerazione il Teatro Romano dove annualmente si svolge il Festival Shakespeariano varato negli anni Cinquanta dall’intraprendente Renato Simoni, e l’Arena, tempio della lirica non estraneo all’ospitalità di spettacoli di balletto e del Festival jazz. Dall’intervista di Giusi Zippo a Gabriel Zuchtrieger, direttore artistico del Parco Archeologico di Pompei, emergono percorsi innovativi come l’apertura del Teatro Grande ai giovani, attraverso la realizzazione di un progetto triennale su Aristofane affidato a Carlo Martinelli. Il Teatro Greco di Siracusa è al centro dell’attenzione di Simona Scattina che prima ripercorre la storia del Ciclo di Spettacoli Classici, avviato nel 1914 dall’Istituto nazionale del Dramma Antico, poi riferisce la situazione odierna, tra l’altro complicata dalle dimissioni di Valeria Told. Si rimane a Siracusa per ricordare, grazie al puntuale contributo di Giuseppe Liotta, tre spettacoli che fecero molto discutere per la carica fortemente provocatoria e innovativa: Orestiade di Eschilo nella traduzione di Pasolini con la regia e interpretazione di Vittorio Gassman, I Persiani eschilei a cura di Mario Martone con Toni Servillo in scena e Le rane di Aristofane allestite da Luca Ronconi.

Sono interessanti e avvincenti le considerazioni in merito allo scollamento delle comunità locali dalla ritualità partecipativa dell’evento teatrale in uno spazio antico nell’età della globalizzazione. Con l’intervento di Filippa Ilardo ci si trasferisce al Teatro di Segesta, sede di molti eventi, tra cui primeggia il Segesta Teatro Festival coordinato dal regista e attore Claudio Collovà, guidato da un’idea precisa: «includere le arti ereditare dai Greci – danza, teatro e musica – alle quali aggiungo anche la poesia» (pag. 45). Isabella Terruso ripercorre l’attività artistica del Teatro Greco di Taormina a partire dagli anni Settanta per rilevare un progressivo decadimento culturale dovuto anche dalle ingerenze nocive della politica.

Esaurito il discorso sui teatri italiani, l’attenzione si sposta in Grecia: sono circa centosettanta gli edifici antichi, per lo più in rovina, ma in quelli praticabili, racconta Ariadne Mikou, si svolgono festival di grande qualità artistica come quelli di Atene e di Epidauro, per non dimenticare le rassegne di Filippi e di Delfi. Il Dossier si conclude con una ricognizione geografica dei teatri greco-romani offerta da Alice Strazzi in un percorso che attraversa Francia, Svizzera, Cipro e Macedonia, Giordania e Turchia.

In Anniversari domina Eleonora Duse dipinta con colori caldi e vivi da Giuseppe Liotta che si sofferma su tre aspetti fondamentali: la «recitazione totalizzante» (pag. 51) dell’attrice oscillante tra mistero e realismo dall’effetto ipnotico; l’esercizio del capocomicato che le permise di scegliere e modellare su se stessa il repertorio; la sua eredità artistica, per buona parte ancora da capire. In occasione del centenario della nascita della Divina, molti sono gli eventi programmati soprattutto nel Veneto: si tratta di mostre, spettacoli, pubblicazioni, incontri puntualmente segnalati da Albarosa Camaldo.

La sezione Ritratti ospita la figura di Mariangela Granelli, attrice pluripremiata ed eclettica nella tipologia dei personaggi da lei interpretati in spettacoli diretti da Carmelo Rifici, Serena Sinigaglia, Valerio Binasco, Andrea Chiodi, Filippo Dini. Altrettanto intensa è la carriera di Linda Dalisi, drammaturga e socia fondatrice nel 2011 con Antonio Latella di stabilemobile, che in merito al suo lavoro teatrale, come riporta Matteo Brighenti, sostiene: «Penso anche al cartografo che attraversa un paesaggio sconosciuto e ne disegna i dettagli. Ma il confine tra ciò che è soggettivo non è poi così definito. È mutevole e pure un po’ birichino» (pag. 57). Si presenta molto attiva e creativa la giovane scena campana, dalla quale emergono pregevoli autori segnalati da Alessandro Toppi che, inoltre, sottolinea le difficoltà di circuitazione e di visibilità degli spettacoli anche all’interno dei festival presenti nel territorio.

La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli teatrali secondo criteri regionali. Seguono le sezioni riservate alla Danza e alla Lirica. Nella ricca Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo. In Exit brevi e luminose schede artistiche ricordano diversi personaggi dello spettacolo recentemente scomparsi quali Enzo Moscato (Stefania Maraucci), Rimas Tuminas (Roberto Rizzente), Edward Bond (Diego Vincenti), Steve Paxton e Silvia Poletti (Carmelo A. Zapparrata), Stefano Cicipiani (Marco Bianchi), Carlo Formigoni, Marcello Norberth, Palla Pavese, Paola Bacci (Alice Strazzi). Il testo teatrale pubblicato in versione integrale, vincitore del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2023, è La pace non è mai stata un’opzione di Emanuele Aldrovandi. Le tante e utili informazioni de la società teatrale sono offerte da Roberto Rizzente.

di Massimo Bertoldi


Hystrio, a. XXXVII, n. 2, 2024

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