Journal de travail. Au-delà du désespoir, IV. 1974-1977
Arles, Actes Sud-Papiers - M/imec, 2022, pp. 336, 25,00 euro
ISBN 978-2-330-13617-8
Data di pubblicazione su web 04/04/2022
L'artista trova nel “désespoir” la propria forza motrice: «Le désespoir fait agir, non l'espoir ni l'optimisme» (p. 20), afferma, ispirandosi a Dostoevskij e a Kierkegaard (Traité du désespoir, 1849). Così la nuova condizione in cui si trova e agisce, motiva il titolo scelto dal curatore: «Nous souhaitions donc pour ce nouveau volume […] lui donner le titre Au-delà du désespoir» (p. 20). Mentre il metodo del lavoro creativo si consolida nell'elaborazione contemporanea di diversi progetti, con gli attori il regista mantiene un certo riserbo sullo scopo finale di ogni impresa avviata. Più diffuso e concentrato sull'enorme e prolungato impegno per l'allestimento dell'Anneau du Nibelung (la celeberrima tetralogia wagneriana), il Diario è da esso condizionato. Pure non restano marginali Lear (1975) dell'inglese Edward Bond, Loin d'Hagondange (1977) di Jean-Paul Wenzel, la ripresa, profondamente ripensata, di La Dispute (1976) di Marivaux (la cui gestazione era registrata nel volume precedente) e l'opera Les Contes d'Hoffmann (1976) di Jacques Offenbach. Per il cinema, guida la lavorazione del film L'homme blessé, distribuito però nel 1983. Fra le tante istruttive notazioni, immancabile un riferimento a Journal du voleur di Jean Genet (p. 47) e ai suoi scenari urbani degradati.
L'allestimento di Lear è all'origine di forti critiche alle scelte ideologiche dell'artista, firmate da Anne Ubersfeld e Gilles Sandier. Il filosofo Guy Hocquenghem gli rimprovera «un manque de courage politique» (p. 19). Ma il creatore difende il suo pensiero: «Il s'agit d'être honnête avec soi-même et de s'éloigner de ce qui se dessine désormais non comme une science mais comme une idéologie» (p. 20). Precisa la sua poetica: «Un monde industriel et un monde du plaisir prolétaire qui doit être l'univers de cette pièce […]. La violence générique de l'œuvre de Bond n'a pas de sens si on ne décrit pas les mécanismes de chaque jour […]. La façon dont les êtres s'entredéchirent dans la politique et la clandestinité. […] Tout cela est mélangé et terrible» (p. 31). E sull'interpretazione promette: «Il faut que Lear progresse. Construir le rôle sur la progression la découverte des choses. […] La mise en scène évidente, sèche, pas spectaculaire» (p. 34). La pièce Loin d'Hagondange rappresenta la coppia formata da un operaio metalmeccanico (pensionato) e da una casalinga che rimpiangono sogni irrealizzati, ormai lontani dalla realtà stringente e mortificante in cui hanno vissuto a causa del lavoro. Quindi sopravvivono, ancora a disagio per gli impegni creati da se stessi. Testo fra i pochi d'autore vivente e soggetto attuale, allestiti da Chéreau.Inizia più d'un anno prima della rappresentazione la ricerca dedicata all'Anneau, negli appunti del 24-25 maggio 1975. «Commençons. La naissance de l'humanité. Les idées révolutionnaires (l'or et le pouvoir, la jeunesse: Siegfried - Wotan). Et des situations psychologiques formidables à jouer» (p. 38). Interessato a edizioni recenti, considera quella di Luca Ronconi (Siegfried, Teatro alla Scala) a cui non ha potuto assistere. Il giudizio è negativo: «Ronconi est un professeur qui voit court» (p. 38) e cerca in Vsevolod Ėmil'eviĉ Mejerchol'd la soluzione dei problemi posti dalla concezione wagneriana (p. 279). Le note testimoniano saggi sia sul complesso dell'opera, sia sui personaggi e su aspetti specifici. S'incontrano «un paysage dévoré par les constructions de plus en plus violentes et modernes. Habits de toutes les époques […]. Supprimer tout ce qui peut exister de pompier […] et le faire exister par rapport à la révolte, à la rébellion pour la liberté individuelle, l'affirmation libre […]. Retrouver cette vibration, cette psychologie par une liberté égale dans les équivalences. Dans la description de l'ordre imaginaire du monde (la puissance des dieux)» (p. 44).Gli scambi con il direttore musicale Pierre Boulez, poco frequenti, all'inizio riguardano la recitazione in rapporto alla vocalità: «Les instruments et les voix… Jouer en chantant (respirer – Faux parlé. Emotivité qui casse le chant) – Idée que le spectacle continue après la musique» (p. 50). Più oltre, alludono appena a scambi in concordia di due autonomie. I rapporti appariranno meglio nella pubblicazione a più voci sull'evento wagneriano, Histoire d'un “Ring” (P. Boulez-P. Chéreau, Paris, R. Laffont, 1980). Nella varietà dei generi, lo attraggono la foire e il guignol, per rendere le atmosfere di Siegfried e di L'Or du Rhin e «à la fin du Crépuscule des dieux, c'est le théâtre qui apparaît…» (p. 52). La necessità è motivare le scelte concrete, nelle quali è prioritaria la coerenza fra l'idea e l'intento e l'esito rappresentativo. Se nel progetto complessivoGianni Poli