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Linda Giandalia

Il Teatro Niccolini di Firenze


Firenze, Mauro Pagliai, 2021, 102 pp., euro 14,00
ISBN 978-88-564-0474-6

L’agile volumetto di Linda Giandalia sul Teatro del Cocomero di Firenze, oggi Niccolini, nasce dalle ricerche condotte dalla giovane studiosa in occasione della tesi di laurea in Storia dell’architettura discussa presso l’Università di Firenze. La narrazione, pensata per una vasta platea di lettori, ripercorre le vicende storiche e architettoniche dell’edificio dalla prima testimonianza nota (1649) al suo più recente recupero (2016). L’attenzione si concentra soprattutto sui dettagli strutturali e decorativi, mentre restano sullo sfondo gli spettacoli che furono allestiti su quell’importante palcoscenico e i nomi degli interpreti che vi si esibirono. Poche le eccezioni, come l’opportuno cenno a Tommaso Salvini, Adelaide Ristori ed Ernesto Rossi ricordati per la recita della Francesca da Rimini di Silvio Pellico del 1865 e a Paolo Poli, Carmelo Bene e Vittorio Gassman. Da segnalare le pagine dedicate alla ricostruzione settecentesca di Giulio Mannaioni, che dette al teatro l’assetto attuale, e il ricco apparato iconografico, vero pregio della pubblicazione: una significativa selezione di piante, schizzi e sezioni che permettono di visualizzare le modifiche apportate alla sala nel corso del tempo.

La storia del Niccolini inizia quando l’antica famiglia fiorentina degli Ughi, storica proprietaria dell’immobile, accettò di cedere all’Accademia dei Concordi uno stanzone posto al primo piano del proprio palazzo di via del Cocomero, oggi Ricasoli, assecondando una richiesta del cardinale Giovan Carlo de’ Medici, illustre protettore del sodalizio. Con ogni probabilità a quella altezza cronologica il salone era già stato occasionalmente utilizzato come spazio teatrale e appariva come il luogo più adatto per le recite dei Concordi, fino ad allora ospitati nel casino di Don Lorenzo de’ Medici in via del Parione. Sembrano confermarlo la presenza di una cavea gradonata visibile in uno schizzo dell’epoca e di alcune attrezzature teatrali nominate nel primo contratto di affitto del 1649.

Nella seconda metà del Seicento il Cocomero visse una fase di alterne gestioni, prima da parte dei Fortunati (aprile-luglio 1664), poi dei Cimentati (luglio 1664-novembre 1667) e degli Abbozzati (novembre 1667-maggio 1669). Fino a quando la locazione degli edifici e la gestione dell’attività teatrale furono definitivamente rilevate dagli Infuocati che, forti della protezione di Ferdinando de’ Medici, ne fecero una delle principali realtà spettacolari del tessuto cittadino. Lo ha magistralmente dimostrato Caterina Pagnini in uno studio dedicato all’attività impresariale dell’accademia tra il 1701 e il 1748, anno in cui venne promulgato il nuovo regolamento lorenese sui teatri pubblici. Sintesi delle precedenti leggi sulla concorrenza teatrale, il decreto rappresentò il discrimine finale per l’ambito di competenza dei due principali teatri fiorentini: la Pergola, che divenne il tempio dell’opera in musica, e il Cocomero, destinato alla variegata produzione di spettacoli in prosa, intermezzi musicali e solo occasionalmente opere in musica.

Dopo una serie di lavori di adattamento e ampliamento, tra cui la costruzione del palco reale e l’aggiunta del terzo ordine, nel 1758 la sala subì ulteriori interventi affidati agli architetti Innocenzo Giovannozzi e Giuseppe Ruggieri che ingrandirono il palcoscenico, rialzarono il tetto e l’arcoscenico e aggiunsero un quarto ordine per far fronte al sempre maggiore afflusso di pubblico. Gli interventi si rivelarono insufficienti e già nel 1763 il teatro venne nuovamente chiuso per essere interamente ricostruito in muratura e ampliato con l’aggiunta di un edificio adiacente. Il progetto, firmato da Mannaioni, prevedeva anche il rovesciamento della sala: il palcoscenico prese il posto precedentemente occupato dalla platea secondo la disposizione che mantiene ancora oggi. Nel frattempo iniziarono a essere annessi alla sala un numero crescente di spazi da utilizzare come sale da gioco, da conversazione, per le feste da ballo e per la vendita di generi di ristoro, raggiungendo la massima espansione nel 1834, quando le proprietà degli Infuocati toccavano via Martelli e piazza Duomo.

Nel 1860 lo stabile venne dedicato al compositore Giovan Battista Niccolini, che sul quel palcoscenico aveva ottenuto alcuni dei suoi maggiori successi. Il periodo postunitario segnò anche il momento di maggior splendore della sua attività spettacolare. Anche per questo continuò a essere al centro di lavori di abbellimento e restauro, almeno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando venne convertito in cinema. Dopo vari tentativi di riqualificare il locale, alla fine degli anni Settanta il teatro tornò alla sua iniziale vocazione grazie all’impresario Sergio Vernassa e alla Compagnia Granteatro di Carlo Cecchi e Roberto Toni. Nuovamente chiuso nel 1995 per mancanza di fondi, è stato restituito a nuova vita grazie alla lungimiranza di un imprenditore privato, Mauro Pagliai, che ne ha finanziato il rifacimento, di tipo conservativo, realizzando un centro culturale polifunzionale e restituendo alla città un importante pezzo del suo passato.


di Lorena Vallieri


La copertina

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Mauro Pagliai

        


 
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