Santa Subito, regia di Alessandro Piva
Fin dal suo folgorante esordio nel 1999 con LaCapaGira (scritto dal fratello, Andrea, e completamente in dialetto barese), Piva si è diviso tra puro e forte cinema di finzione e lavori documentaristici che si caratterizzano per la precisione nella ricostruzione dei fatti e della messa in ombra dell'oggettività autoriale, che rende il rapporto documentario-spettatore stranamente più fluido, quasi invisibile, ponendo in seria questione il fine del lavoro, che deve rientrare in quella schiera di pellicole etichettabili con la dicitura di docu-film.
In quello che è il suo quarto documentario Piva (che qui scrive, dirige regia e fotografia, monta e produce) alza in “punta di dita” il velo del “fatto” e cerca di guardare al profondo, scavando nei ricordi dei familiari e gli amici più stretti della giovane Santa. Il viaggio (fisico, mentale, metaforico, visivo, sonoro) diventa occasione di domande, forse tra gli scopi principali di quel prodotto cinematografico che è il documentario, creando situazioni di “dubbio”, riflessione, introspezione sui massimi sistemi del “giusto” e dello “sbagliato”, di religione e ateismo.
La cura per la costruzione dell'inquadratura, attraverso un uso originale di location e fotografie che sembrano prendere vita, lascia a bocca aperta; la strabiliante, estraniante colonna sonora curata dal ventunenne Mattia Vlad Morleo viaggia di pari passo con il montaggio; la lettura degli scritti di Santa, tramite la suggestiva voce di Federica Torchetti, mette i brividi. Piva si sposta, si mette da parte e racconta: sta a noi decidere cosa ascoltare.
di Pietro Ammaturo
