Maqam. Percorsi tra le musiche d’arte in area mediorientale e centroasiatica
Roma, Squilibri, 2019, 322 pp., euro 28,00
ISBN 978-88-85571-31-0
Data di pubblicazione su web 02/09/2020
Con il termine maqām si individua dunque un sistema modale tipico di un insieme di musiche d'arte accomunate da forme, generi, strumenti, denominazioni e teorie; viceversa le singole tradizioni locali presentano caratteristiche uniche che le differenziano tra loro anche in modo netto. Se l'uniformità rispecchia un retroterra culturale condiviso, di matrice arabo-islamica, le distinzioni derivano da una molteplicità di fattori, tra cui influssi culturali e musicali, vicende politiche, orizzonti religiosi e sociologici peculiari.
Il volume è strutturato in forma di suite, come le espressioni tipiche del maqām: dopo un preludio (capitolo I) in cui si forniscono le coordinate principali per la “navigazione”, si registra una serie di capitoli tematici, un interludio e alcune modulazioni che prendono in esame sistemi musicali “imparentati” con il maqām (come il mugam azero e alcuni generi della musica classica afghana). Nel capitolo II si mettono a fuoco molteplici significati di questo stesso termine (“luogo” fisico, ma anche inteso come “posizione strumentale”, e ancora “forma ciclica”, cui si aggiungono i significati spirituali riscontrabili nella tradizione sufi). Si dà poi conto dei tratti basilari del sistema (modalità, microtonalità, monofonia, eterofonia, ciclicità ritmica e formale) e dei contesti performativi e sociali: quelle del maqām sono «musiche d'arte suonate da professionisti e nobili dilettanti presso le principali corti dell'area, nelle dimore di aristocratici musicofili e nei centri dei dervisci» (p. 24), sviluppatesi attraverso la sintesi di elementi di tradizioni precedenti (greco-ellenistica, bizantina e sassanide).
Il terzo capitolo è dedicato a una dettagliata esplorazione della trattatistica sul sistema musicale del maqām, a partire dalle fonti preislamiche (in cui emerge il concetto fondamentale di ghinā, “canto”, ma spesso anche “musica” tout court). La trattazione è organizzata per fasi cronologiche coincidenti con le successioni dinastiche del mondo arabo, legate all'emergere progressivo di importanti capitali culturali: Damasco, Baghdad, Cordoba, Granada, Herat, Tabriz, Costantinopoli, Bukhara, Samarcanda, le sei “città oasi” che costeggiano il deserto del Taklamakan, infine il Cairo. Di grande interesse sono, nei due capitoli successivi (IV e V), gli affondi sui rapporti tra musica e Islam: dalla posizione giuridica delle espressioni musicali nel contesto religioso alle prassi della cantillazione coranica e dell'adhān (“appello alla preghiera”), fino all'esplorazione delle pratiche sonore tipiche del sufismo. Nate nell'alveo di questa corrente ascetico-esoterica dell'Islam, alcune forme coreutico-musicali hanno avuto anche un grande successo turistico e mediatico, come gli spettacolari repertori dei cosiddetti “dervisci rotanti” in area ottomano-turca.
Il corpo centrale della pubblicazione è costituito dai capitoli VI, VII, VIII e X dedicati ai quattro grandi blocchi geo-culturali in cui fiorisce tale sistema musicale: il mondo di lingua araba, l'area persiano-iraniana, quella ottomano-turca e quella centroasiatica. Di ognuno di queste macro-aree si traccia la storia, con particolare enfasi sul periodo che segue la conquista islamica cui la diffusione del maqām è legata; nonché si descrivono le caratteristiche accomunanti, alcuni musicisti di rilievo, i principali generi e repertori locali destinati a mutare nel tempo. Questa parte centrale è cadenzata da un interludio (capitolo IX) sui rapporti tra Occidente e Oriente: se delle mode “orientaliste” diffuse in Europa il lettore è probabilmente consapevole (dalle porcellane rinascimentali alle “turcherie musicali” del Settecento, su cui ci si sofferma a lungo), meno note sono le vicende della musica occidentale alla corte ottomana, con la diffusione dei teatri d'opera e l'introduzione della notazione e dei sistemi didattici europei (una figura cardine di questi processi fu Giuseppe Donizetti, fratello del noto compositore).
Nell'ultima parte del volume (capitolo XI) sono minuziosamente descritti gli strumenti musicali del maqām, suddivisi per famiglie organologiche: quelli “storici”, dismessi di fronte a esigenze rinnovate e oggi ricostruiti dai liutai per esecuzioni di intento filologico; quelli tradizionali ancora in uso (tra i più noti, i liuti ‘ūd e tanbūr); infine quelli recenti come gli elettrofoni, che insieme all'amplificazione vocale e all'uso del riverbero hanno profondamente cambiato l'estetica sonora del maqām. In conclusione, si riassumono le dimensioni estetiche in gioco (capitolo XII), che insistono anzitutto sul concetto di ciclo, presente a tutti i livelli: dalla teoria alla struttura della performance musicale, dalla relazione con le sfere celesti alle diffuse pratiche di terapia musicale. A ciò pure si collega la particolare concezione dell'amore che informa i testi poetici del maqām, incentrata sulla dimensione della nostalgia e sulla sovrapposizione tra sentimento terreno e divino, cui tanto deve l'estetica provenzale e stilnovista.
Chiudono la pubblicazione una ricca discografia, che permette al lettore di comprendere appieno e avere un riscontro pratico di ciò che viene trattato, e una affascinante galleria di immagini, che raccoglie fonti iconografiche antiche e fotografie di suonatori storici e attuali provenienti dalle quattro macro-aree.
di Giulia Sarno
Maqam. Percorsi tra le musiche d’arte in area mediorientale e centroasiatica
Indice
Kudsi Erguner, Una nota per il viaggio
Jean During, Prefazione
1. Preludio, pishrow, peşrev, bashraf
2. Maqām: musica darte del mondo mediorientale e centroasiatico
Sulla Modalità e sui significati del termine maqām
Di alcuni termini precedenti o alternativi a maqām
Di tre antecedenti: note sulle tradizioni musicali greco ellenistica, bizantina e sassanide
Sulla tradizione bizantina
Sulla tradizione sassanide
3. Musica darte e trattati musicologici nella koinè arabo-islamica
Periodo pre-islamico
Il primo periodo della musica darte islamica e il califfato Ommayyade (622-750)
Letà delloro della cultura arabo-islamica: i primi Abbasidi e Baghdad (750-900)
Il secondo periodo Abbaside (900-1258)
La caduta della dinastia abbaside, la dominazione dei Mongoli e i Mamaluk (1258-1517)
Di alcuni sviluppi della scuola Sistematista
Di alcuni trattati di area occidentale
Verso la modernità
Il Congresso del Cairo del 1932
4. Musica e religione islamica
Il contesto preislamico
La posizione giuridica della musica e del canto nellIslam
La cantillazione
La scienza della cantillazione coranica (‘ilm al-tajwīd)
Lappello alla preghiera (adhān)
Ricorrenze islamiche
Preghiere, canti devozionali e di lode
5. Il samā (“ascolto, concerto spirituale”) nel sufismo (tasawwuf)
Il tasawwuf, sistema esoterico e iniziatico
Di due termini: sufi e dervisci
Di due pratiche sonore: dhikr e samā
Di un caso specifico: il samā in Mevlāna e nella mevlevīye
Levoluzione storica del samā‘ mevlevī
La cerimonia dei dervisci rotanti (Āyin-i-Şerif)
6. Il maqām nel mondo di lingua araba
Il mūwashshah e lo zajál
Il malhun
La nūba
La nūba in Marocco
La nūba in Algeria
La nūba in Tunisia
La walsa e il maqām in Egitto
Media e modernità tra lEgitto e il Medio Oriente
Il maqām iracheno
Tempi moderni
7. La tradizione persiano-iraniana
La Persia dopo la conquista arabo-islamica
Acemler, acemī, acemiyun: musicisti persiani in ambiente ottomano
La fase Safavide
La parentesi del Kashmir
La nascita del radīf e i primi maestri
Scambi musicali tra Occidente e Oriente
Levoluzione recente
Note sul radīf persiano
Sulla struttura di un dastgāh
Sulle gushe
Principali forme e generi della suite persiana
Modulazione I: il mugam dAzerbaijan
Modulazione II: lAfghanistan tra mondo persiano e indiano
8. La tradizione ottomano-turca
Note di Aflāki Dede sul contesto musicale Selgiuchide
Leredità di Marāghi nel mondo ottomano
Musica e musicisti nellHerat Timuride
Musica e musicisti alla corte ottomana
I germogli del maqām
1580-1700: la fioritura del maqām
1700-1780: autonomia e maturità stilistica
1780-1876: apogeo, diffusione e decadenza
Dal 1876 ai giorni nostri: oblio, rimozione e rinascita
Principali forme e generi della musica classica ottomana
Generi vocali
Generi strumentali
Forme cicliche: la suite Fasıl
Forme cicliche: lĀyin-i-Şerif
9. Interludio: “noi” e “loro” sul divano Occidentale-Orientale
LOriente dellOccidente
Un antecedente ideale alle turcherie
Le turcherie musicali
La musica occidentale tra gli orientali
Note sullEsotismo francese
10. Il maqom/muqam in Asia centrale
Musica e musicisti tra Herat e Bukhara nel XVI secolo
I molti maqom centroasiatici
La trascrizione del maqom
La folklorizzazione sovietica
Lopera dellAga Khan Music Initiative
LOnikki Muqam tra gli uiguri
Le orchestre etniche alla corte Tang (VII-X secolo d.C.)
11. Gli strumenti musicali del maqām
La voce, modello di ogni strumento
Cordofoni
Liuti
Arpe e cetre
Vielle ad arco
Aerofoni
Membranofoni
Idiofoni
Elettrofoni
Luso degli elettrofoni nel maqām
12. Dimensioni estetiche del maqām
Il suono assoluto e il suono relativo
Sui cicli ritmici
Sulle forme cicliche
Linterprete punto di intersezione
Orbite sonanti: della musica delle sfere
Gli adwār: trattati, cerchi e relazioni extra musicali
Tracce di Musicoterapia
Lamore secondo il maqām
La dimensione della nostalgia
Il maqām e il miele della vita
Bibliografia di riferimento
Selezione discografica
Le immagini