Greta Salvi
Scenari di libertà: teatro e teatralità a Milano durante il triennio cisalpino (1796-1799)


Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2015, 240 pp., euro 48,00
ISBN 978-88-6227-773-0

Data di pubblicazione su web 07/03/2016

La copertina

Al centro di questo libro è il continuo e difficile negoziato che, sul finire del secolo XVIII, le compagnie teatrali operanti nell'Italia settentrionale erano chiamate a tessere fra le richieste del pubblico, la volontà delle autorità costituite, le esigenze degli attori e l'impegno politico degli scrittori drammaturghi. Si tratta di un lavoro che tocca questioni in parte inedite per la storia dello spettacolo, anche se è opportuno rammentare – tra gli altri – l'importante contributo offerto dal volume di Paolo Bosisio, Tra ribellione e utopia. L'esperienza teatrale nell'Italia delle repubbliche napoleoniche (1796-1805) (Roma, Bulzoni, 1990).

Dell'impegno politico di quegli anni patirà anche la tradizione goldoniana, come appare evidente quando si critica una troupe che – impegnata nel repertorio dello scrittore veneziano – «ha lasciato poche o niuna prova del suo civismo» mentre il suo capocomico viene accusato, non di errori teatrali, ma di incuria politica: colpevole di essere «più impresario che repubblicano» (p. 87). Un peccato, questo, che il repertorio di Goldoni si vedrà addossato anche nei secoli seguenti e che, in seguito, causerà la reazione, in chiave militante, di quegli interpreti che vollero enfatizzare in maniera forzata il suo riformismo sociale.

Pagine interessanti e utili (pp. 88-99) sono dedicate dall'autrice alla nascita della Società del Teatro Patriottico e al repertorio da questa proposto: un teatro «ove si recitano le più belle produzioni teatrali repubblicane e istruttive, di cui gli attori sono tutti dilettanti» e il cui spettacolo d'esordio fu la tragedia Bruto I di Vittorio Alfieri  (1797). Dopo un breve capitolo (pp. 100-118) che osserva lo spettacolo all'interno della dinamica relativa ai rapporti tra Chiesa e Repubblica, l'autrice ci trasporta nelle strade illuminate «mediante lumi alle finestre, avvertendo non essere questo ad altro oggetto, che per dare un attestato di allegrezza all'arrivo dell'Armata Francese»: così recitava un avviso emanato dal Vicario di Provvigione e dal Consiglio dei Decurioni il 15 maggio 1796. Ecco allora apparire gli «alberi della libertà»: richiami alla fecondità del nuovo regime, sintesi dell'unità popolare e allusione anche alla contiguità dei valori democratici e quelli evangelici; a questi fa riscontro la distruzione dei simboli dell'antico regime.

In alcune conclusioni l'autrice sottolinea poi quanto questa esperienza spettacolare sia il frutto di una ibridazione delle novità festive introdotte dai francesi e dei rituali civici in gran parte risalenti ai cerimoniali festivi asburgici. Nonostante la diversa temperie politica, un'analoga contaminazione di tradizioni – ritengo di dover aggiungere – si produsse sotto il governo lorenese nella Toscana che era stata dei Medici. Ma questo sarebbe un più lungo ragionamento.

Arricchisce questo lavoro un capitolo (In scena e tra le pagine. Le edizioni a stampa di testi teatrali, pp. 166-198) dedicato ad alcuni testi e autori del tempo. L'aspirazione alla tragedia è naturalmente prevalente. In primo piano l'opera di Francesco Salfi (La congiura pisoniana; Virginia bresciana, 1798) ma accanto a questa la commedia di anonimo L'aristocratico convertito (di incerta datazione, fra il 1796 e il 1797), la traduzione italiana di una tragedia francese, Il Focione, ossia la scola de' repubblicani di Joseph Villetard (stampata a Milano tra il 1796 e il 1797, poi tradotta in italiano da Gaetano Cioni): a quest'ultima opera l'autrice dedica alcune pagine di attenta analisi.

In conclusione, un libro che apporta un contributo alla migliore conoscenza della drammaturgia francese “di esportazione”, destinata ad avere influenze significative nella storia teatrale italiana di primo Ottocento.


di Siro Ferrone

Scenari di libertà: teatro e teatralità a Milano durante il triennio cisalpino (1796-1799)

Indice


Un ritratto di Francesco Salfi
Un ritratto di
Francesco Salfi

Indice


Introduzione

Ringraziamenti

Abbreviazioni

Capitolo I. Napoleone a Milano. Politica, società, istituzioni nel Triennio cisalpino

Capitolo II. Morale, Cultura, Educazione e Politica. Idee sul teatro tra la Francia rivoluzionaria e la Repubblica Cisalpina

Capitolo III. In scena

I teatri milanesi tra pratica scenica e rapporti con le istituzioni: Il Teatro alla Scala: La congiura pisoniana

Il Teatro alla Canobbiana: Il teatro al crocevia dei poteri. Gli appaltatori teatrali mediatori tra pubblico, artisti e istituzioni

La Società del Teatro Patriottico. 

Capitolo IV. Un ballo per il Papa

Il ruolo del teatro nelle relazioni tra Chiesa e Repubblica: Il general Colli in Roma

Fenelon e Il matrimonio di Fra' Giovanni. Tra dramma e commedia, l'anticlericalismo nelle scritture per la scena. 

Capitolo V. La teatralità nelle strade

Gli Alberi della Libertà

La distruzione dei simboli dell'Ancien Régime

Il cittadino-semaforo. 


Capitolo VI. Le feste pubbliche

La festa di accoglienza ai patrioti reggiani

La festa per la resa di Mantova

La festa della Federazione

Le feste per ricorrenze e avvenimenti francesi, tra riconoscenza e distacco

Alcune conclusioni 


Capitolo VII. In scena e tra le pagine. Le edizioni a stampa di testi teatrali

Virginia bresciana; L'aristocratico convertito

Il Focione


Conclusioni. "Il faut danser": la fine di un sogno


Galleria iconografica

Tavola delle illustrazioni

Fonti e bibliografia

Indice dei nomi di persona