Eduardo: modelli, compagni di strada e successori
Napoli, Napoli e la Campania, Clean, 2015, pp. 224, 20 euro
ISBN 978-88-8497-535-5 9788884975355
Data di pubblicazione su web 21/01/2016
“Un Eduardo, per fortuna, basta a vivificare un secolo.
E
non solo uno…”
(Elsa Morante, L'amata. Lettere di e a Elsa Morante, a cura di Daniele Morante, Torino, Einaudi, 2012, pp. 420-421; riportato da E. Porciani in questo volume, p. 138)
Riattivare
i classici è dovere dello studioso, a maggior ragione se il classico è nostro
contemporaneo. Opera di “riattivazione”, e non di commemorazione, è stata
l'intensiva “tre giorni” napoletana Eduardo:
Precursori, modelli, compagni di strada e successori (25-27 settembre 2014,
Biblioteca Nazionale di Napoli), di cui questo volume, curato da Francesco Cotticelli, consuntivamente
trascrive il fruttuoso dialogare.
Eduardo: modelli, compagni
di strada e successori è una pubblicazione scientifica ma è anche uno zibaldone di
monologhi eduardiani, di assoli su Eduardo
De Filippo che, a distanza di trent'anni dalla morte del Grande Attore made in Italy, fa il punto sulla sua eredità
(drammaturgia, archivio),
in Italia e nel mondo (Francia, America Latina, Spagna, Inghilterra), sulle
relazioni che il maestro aveva creato in vita (Grassi, attori e attrici di compagnia, scenografi), sui rimandi
intertestuali tra la sua drammaturgia, il romanzo e il cinema del Novecento (Morante, Pasolini, Wilder), sulla
fortuna scenica (Servillo, Luca De Filippo, Santagata, Cirillo).
Il
volume apre da un concetto di fondo: quello della classicità di Eduardo e dell'influenza
centrifuga che proprio questa condizione ha generato e genera. Dicono Pieri e Scannapieco: «Come
ogni vero classico, Eduardo non si limita a inventare, o influenzare i suoi
precursori, la propria tradizione di riferimento; piuttosto li ascolta, ne
indossa inevitabilmente gli abiti e altrettanto inevitabilmente se ne spoglia:
li transita verso nuovi orizzonti nel mare della storia, consapevole della
precarietà del viaggio. E, come ogni vero classico, ha posto in ascolto anche i
suoi “successori”» (p. 15). Tra i citati precursori la maschera di Petito, Pulcinella, Viviani, Scarpetta, ma anche Altavilla, Basile e gli autori napoletani del Seicento. Tra i “successori”,
appartenenti anche a linguaggi differenti, un lungo elenco che presenteremo
brevemente.
Siro Ferrone, ad esempio, lega la
precoce classicità di Eduardo, e la sua influenza contemporanea, a una modalità
di lunga durata legata a uno specifico atteggiamento nei confronti della
propria produzione drammaturgica. Di carattere consuntivo, come – solo per fare
qualche nome illustre – quella di Molière,
Goldoni e Riccoboni, la drammaturgia eduardiana, prontamente fissata sulla
pagina a stampa, ha potuto tutelare sé
stessa, risolvendosi in un movimento di salvaguardia della tradizione (i precursori
di cui sopra). Dice infatti Ferrone che «è propria dei figli d'arte quella
schietta coscienza culturale che spinge a tutelare in modo più solido che nella
trasmissione orale il patrimonio artistico di famiglia» (p. 18).
Consolini si riaggancia alla
specificità della drammaturgia d'attore, nel caso di Eduardo arricchita dal
virtuosismo popolare ed elitario, che crea un'intensa «stratificazione di
diversi registri linguistici» (p. 169), per introdurre la questione della non
comprensione dell'opera eduardiana in Francia. Il maestro napoletano appare poco
al di là delle Alpi ed è mal
studiato e frainteso da quella tendenza della cultura francese «di leggere le
manifestazioni teatrali di casa nostra attraverso il prisma dell'adeguazione o
meno al presunto e mitico modello originario della sacrosanta Commedia
dell'Arte» (p. 168).
Piermario Vescovo si tuffa, invece,
dentro il mare dei filoni drammatici, e tra tutti, decide di seguire a larghe
bracciate quello della magia. Partendo «dall'ultimo nastro di Eduardo» (p. 150),
rappresentato dalla registrazione della Tempesta,
tradotta in napoletano seicentesco, individua un magic circle che dal prestigiatore Sik Sik a Otto Marvuglia della Grande magia, passando per Luca Cupiello
morente e l'allucinazione del presepio, arriva al mago Prospero. Da alcune
interviste individuiamo un Eduardo nostalgico che registra la sua ultima performance rammentando la fascinazione
che provava negli anni d'esordio di fronte alla magia del teatro popolare,
ricucendo così ciclicamente quel “cerchio magico” lungo una vita. In un percorso
tanto vicino all'illusione si inserisce l'incontro e il dialogo con Pier
Pasolini Pasolini e il suo ultimo progetto realizzato postumo Le avventure di Re Magio randagio, per
il quale aveva previsto un Eduardo-Epifanio, pericolosamente vicino a Luca Cupiello
artigiano-sognatore di un meraviglioso presepio.
Se
Vescovo si sofferma sul dialogo Eduardo-Pasolini, Bentoglio chiarisce le
origini di un'amicizia con Paolo Grassi, dunque con il Piccolo Teatro di
Milano. Da parte sua Elena Porciani
tesse un richiamo tra Filumena Marturano e Elsa Morante, donne che non sanno
piangere, rintracciando alcune lettere che Eduardo ed Elsa, “ragazzini” amanti
del teatro, si scambiarono. Cotticelli, dal canto suo, dedica pagine attente
alla figura e al ruolo di Titina De Filippo
(non trascurando altre primedonne eduardiane), in particolare per la scrittura
(consuntiva) di Filumena Marturano,
testo profondamente segnato dall'interpretazione dell'attrice.
Veniamo
poi a Eduardo Oggi di scena. Il
contributo di Anna Barsotti ricostruisce
la fortuna scenica di Le voci di dentro
e propone un'analisi attenta della fortunatissima messinscena di Toni Servillo,
del
In
un mondo in cui “si sono imbrogliate le lingue”, la drammaturgia eduardiana si
fa classica e attualissima, per non dire di denuncia, stimolando la
drammaturgia a noi più vicina (di cui qui parla D'Amora) e, fortunatamente, con sempre maggiore assiduità, anche le
sale teatrali – con tanta più urgenza oggi che piangiamo la scomparsa di Luca,
figlio di Eduardo e baluardo, a suo modo efficace, di quella tradizione.
di Chiara Schepis
Indice
INDICE
Presentazione Gaetano Daniele p. 6
Saluto Francesco Somma p. 7
Labitudine umana del vivere Daniele Pittèri p. 9
Interrogare la classicità di Eduardo Marzia Pieri, Anna Scannapieco p. 11
Sul teatro di Eduardo. Una questione di metodo Siro Ferrone p. 17
Viviani-Eduardo: modelli e poetiche Antonia Lezza p. 21
Scrittura dattore, dautore, di capocomico. A proposito di primedonne Francesco Cotticelli p. 34
«Musica, signori!». I mille
volti dellEduardo “musicale” tra canzone opera e teatro Raffaele Di Mauro p. 45
Storie e leggende di teatro
napoletano oltre oceano Loredana Plama p. 59
Napoli Milionaria! e la Napoli americana (1943-1945) Paolo De Marco p. 66
«In perfetto stile napoletano»:
i Napoletani a Milano di Eduardo Rosy Candiani p. 90
Eduardo e Pulcinella: tappe di
un incontro Annamaria Sapeinza p. 97
Su unattrice di Eduardo:
Clelia Matania Alessandra dErrico p. 106
Paolo Grassi e Eduardo: alle
origini di unamicizia Alberto Bentoglio p. 109
Eduardo, Wilder (e Brecht) Isabella Innamorati p. 121
Filumena, Rosaria, Santina.
Prostitute e melodramma in Eduardo De Filippo e Elsa Morante Elena Porciani p. 137
«Eduardo De Filippo, infatti, è
un Re Mago» (“Presepi” e “voci di dentro”) Piermario Vescovo p. 146
Madri assassine e padri en travesti.
La drammaturgia contemporanea
si confronta con lopera di Eduardo Mariano DAmora p. 159
Eduardo in Francia: tra
ammirazione e indifferenza Marco Consolini p. 168
Eduardo in spagnolo: «umile ed
enorme» Ana Isabel Fernández Valbuena p. 175
Eduardo, Santagata, Servillo e Le voci di dentro Anna Barsotti p. 182
Il corpo “intonato”: Napoli
Milionaria! Di De Filippo – Rota secondo Arturo Cirillo Paologiovanni Maione p. 192
Esporre il teatro al museo. In
margine alle collezioni dei musei napoletani Nadia Barrella p. 202
LArchivio De Filippo alla
Lucchesi Palli Gennaro Alifuoco p. 207
Linvenzione della scena.
Nicola Rubertelli e il teatro di Eduardo Almerinda Di Benedetto p. 214
Indice dei nomi p. 221