Florence Delay
Sept saisons. Chroniques théâtrales
Paris, Gallimard, 2015, pp. 376, euro 18,90
ISBN 978-2-07-014807-3
Data di pubblicazione su web 16/03/2015
Il rapporto con Vitez risulta forse il più disinvolto, benché impegnativo, poiché si scopre che l'autrice avrebbe avuto una collaborazione drammaturgica diretta col regista, traducendo e adattando per la scena La Célestine, di Fernando de Rojas, allestita nel 1989. Proprio a Vitez è dedicata la maggiore attenzione dal punto di vista quantitativo, con i sorprendenti resoconti a distanza di Les noces de Figaro (Firenze, 1979), Britannicus e Faust (1981), dove appare «Mephistophélès en cousin néoréaliste du serpent» (p. 227). In Hamlet (1983), invece, il regista francese restituisce, con efficace memorizzazione delle immagini, l'inaudita ricerca dell'innocence lungo lo spettacolo shakespeariano nello spazio all'italiana installato a Chaillot. E si assiste ancora a La Mouette, di Čhecov, dato a Chaillot nel 1984 e a L'écharpe rouge, di Alain Badiou, salutata come pregnante novità poetica nello stesso anno.
Gli artisti incontrati comprendono maestri del passato, come Jean-Louis Barrault, Giorgio Strehler, Peter Brook e Roger Planchon, ma anche numerosi emergenti, come Sobel, Régy, Mnouchkine, Lavelli, Mesguish e Wilson. Fra gli spettacoli di Barrault, emerge l'edizione «integrale» (1980) di Le soulier de satin, per la quale Delay rileva, accanto alla simpatica accoglienza dell'attore, l'inadeguato aggiornamento di décor e costumi alla mutata sensibilità estetica, rispetto a quella irripetibile della creazione in tempo di guerra. Diderot à corps perdu (1979) e Angelo, tyran de Padoue (1984) rappresentato come «western spaghetti», ricordano gli altri incontri con Barrault. Poi Delay si dedica a Strehler, che persegue il proprio trionfo con Goldoni, di cui rappresenta la Trilogia della villeggiatura. Ma data in riduzione (e tradotta da Félicien Marceau) l'opera le risulta sminuita, poiché «de cette trilogie montée pour la première fois il y a vingt ans à Milan, l'auteur a disparu» (p. 45). Assistendo a L'enterrement du patron, farsa di Dario Fo, nella messa in scena di Mehemet Ulusoy, nasce una precisa collocazione dell'Italiano fra «politica e cultura» (p. 81).
Di Brook si rievoca Mesure pour mesure (1979), occasione per discutere della traduzione di Shakespeare. Quella di Jean-Claude Carrière, comparata a quella di François-Victor Hugo, le risulta «d'une impunité, d'une grâce et d'une malice inouïes» (p. 38). Segue La tragédie de Carmen, valorizzata nella sintesi di amore e morte riportata alle origini del canto. Di Planchon, la spettatrice apprezza la novità coerente di Athalie, di Racine e Dom Juan, di Molière (p. 177).
Ariane Mnouchkine è giudicata su Richard II (1981), che suscita la domanda sul motivo della scelta d'una tragedia storica destinata a essere connotata dall'astoricità d'un lontano Oriente. Robert Wilson rappresenta Edison (1980) spettacolo affascinante nelle ripetizioni, di immagini e di voci, impostosi per la sua bellezza. Claude Régy, con Boto Strauß, appare il più accreditato a interpretare i drammaturghi tedeschi. Una Pina Bausch agli esordi viene stroncata per Cafè Müller, dato al Festival di Nancy (1980) in quanto «beaucoup d'expréssions en effet n'expriment ni sujet ni objet» (p. 164).
Le prince de Hombourg, di Kleist, diretto da Karge e Langhoff, «modernes au sens que nous déplorons» (p. 335) suscita l'irritazione della critica, che abbandona in anticipo la rappresentazione. Interessanti, per finire, le pagine dedicate al Graal Théâtre, trittico della durata di nove ore, di cui la Delay è co-autrice con Jacques Roubaud. Il regista Marcel Maréchal si disimpegna abilmente nell'affresco medievale, fra la barba imponente di Carlomagno e l'ingenuità di Re Artù: un'occasione per illustrare meraviglie e banalità di un «feuilleton» da palcoscenico. Nazionale, per giunta.
di Gianni Poli
Sept saisons. Chroniques théâtrales
Indice
Le théâtre fait sa médecine
Des éclairs aux nuages
Absences
Refaire le tour du monde ?
Le sens de la « forme pure »
Côté cinéma, côté cirque
XIV Festival de Nancy
Ibsen revient. Et Raymond Queneau
1981
Du Temple de Jérusalem à Wielopole
Du Théâtre aventureux
Un roi, une jeune femme, un président
Ouverture de la Criée
Les femmes du boulevard
1982
Pacte avec le diable Chaillot
Compagnie, le Songe, un Roi
Les maisons abominables
Portrait dYvonne, de Montaigne et de Schliemann
Victors
1983
Stein, Strauss
Shakespearomanie
Première et Seconde Surprise
Entremets cervantin
1984
Dune Félicité à lautre
Passages
Été
Écharpe bleue, écharpe rouge
Avec Pétrarque et Leopardi
1985
Zénith et nadir
Index