Massimo Favilla, Ruggero Rugolo
Venezia ’700. Arte e società nell’ultimo secolo della Serenissima
Schio (Vicenza), Sassi, 2011, pp. 272, euro 49
ISBN 978-88-96045-29-9
Data di pubblicazione su web 10/05/2012
È una Venezia tradizionale e insieme inconsueta, quella presentata da Massimo Favilla e Ruggero Rugolo in questo volume dedicato all'arte e alla società della Serenissima nel Settecento. Merito anzitutto dell'editore e fotografo Luca Sassi, autore dell'originale apparato fotografico, di altissima qualità, realizzato appositamente per questa pregiata pubblicazione. Un valore aggiunto di indubbio appeal per un volume che si colloca di diritto nell'affollato arcipelago bibliografico sulla città lagunare nell'ultimo secolo della sua Repubblica.
Brillantemente introdotto da uno specialista quale Lionello Puppi, il lavoro di Favilla e Rugolo si concentra in primo luogo sulle architetture e sugli spazi urbani (e in parte extraurbani) di Venezia, dedicando almeno due dei suoi quattro macro-capitoli all'illustrazione critica e storiografica degli esterni e degli interni dei palazzi, delle chiese, delle ville veneziane e dell'entroterra veneto che vedono la luce o riacquistano un nuovo volto proprio nel secolo XVIII. Edifici in cui si riflette la gloria di una Repubblica sul viale del tramonto, pervasa dal presentimento della propria fine eppure vivacissima dal punto di vista delle arti.
Del resto, il Settecento è per la città lagunare un secolo di grande fermento cantieristico. Si pensi ai grandi lavori per le chiese di Santa Maria Assunta dei Gesuiti (sotto il coordinamento di Domenico Rossi, 1716-1736) e di San Barnaba (su progetto di Lorenzo Boschetti, 1749-1796); al rifacimento della facciata della chiesa dei padri Filippini di Santa Maria della Consolazione (completata da Giorgio Massari nel 1730); o, ancora, al nuovo prospetto classico della parrocchiale di Santa Fosca (nel 1744) e alla completa ricostruzione di San Tomà (dal 1741 al 1793), su progetto iniziale di Francesco Bognolo.

Dal pubblico al privato, i cantieri si moltiplicano. Se il già citato Rossi si afferma come «il più attivo ricostruttore di case dominicali nei primi trent'anni del Settecento» (p. 38), apponendo la propria firma su palazzi come Maffetti Tiepolo a San Polo e Cavagnis a Santa Maria Formosa, il pittore prospettico Antonio Visentini può misurarsi, alla metà del secolo, con l'esemplare progetto per il palazzo del console britannico a Venezia Joseph Smith, sorto nella contrada dei Santi Apostoli. Tanto Domenico Rossi quanto Visentini sono fautori, insieme a personalità artistiche quali Andrea Tirali prima, Giovanni Scalfarotto poi, di un palladianesimo diffuso, che reagisce al barocco di ascendenza romana di un Antonio Gaspari, e che è a sua volta destinato a languire sul finire del secolo al cospetto del purismo neoclassico.

Sarà dunque il revival palladiano la dominante di quella «sfilata di architetture meravigliose» (così William Thomas Beckford, 1780) tramandata, nella prima metà del secolo e oltre, dalle vedute di Luca Carlevarijs e Canaletto. Dietro le facciate di quegli edifici si nascondono altri tesori, altri segreti: i soffitti sfondati dai cieli di Giambattista Tiepolo o di Giambattista Crosato; i connubi di stucchi e pittura nelle mitologie di un Amigoni o di un Sebastiano Ricci, rischiarati dal “raggio luminoso” delle teorie newtoniane (a partire dagli anni Venti); i preziosi mobili, le suppellettili, le porcellane, le cineserie e tutti gli oggetti aderenti alla nuova moda del lusso miniaturizzato.

Le fotografie di Sassi hanno il merito di dare spazio anche a quest'ultimo variopinto mondo figurativo scarsamente frequentato dagli studiosi, abitato da ventagli e cassettoni laccati, cioccolatiere e teiere, sovrapporte elaborate e specchiere, vivificando il ritratto di una società compressa nel chiasso del carnevale o seduta nei caffè alla moda, dedita alla conversazione nei salotti o sorpresa ad ascoltar musica nei teatri e nelle chiese. Si sa che Venezia nel Settecento è una delle capitali europee del teatro e della musica, come confermano nei rispettivi “diari” viaggiatori illustri quali Charles De Brosses (1739) e Charles Burney (1770). Gli spettacoli si consumano al chiuso, nei teatri pubblici del melodramma e della prosa, ma anche all'aperto: con il Carnevale e la fiera della Sensa; in occasione delle spettacolari regate, date in onore di principi e re stranieri in visita in Laguna, dove si allestiscono apparati effimeri e sontuose macchinerie con il coinvolgimento di architetti, pittori, scenografi di fama. Simili allestimenti si ripetono fino al 1797, quando si conclude la gloriosa storia della Repubblica, sotto l'incalzare delle truppe napoleoniche.

Giandomenico Tiepolo, Il "Mondo Novo", particolare. Venezia, Museo del Settecento veneziano di Ca' Rezzonico
Al presagio della fine della Serenissima che avvolge l'intero secolo, avvertibile distintamente nella meditazione sulla bellezza e sulla caducità nell'opera di Canova o nei malinconici mondi abitati dai pulcinelli di Giandomenico Tiepolo, è dedicato l'ultimo capitolo di un volume che vuol essere sì illustrativo-divulgativo, ma che non disdegna (data la caratura scientifica dei due autori) approfondimenti e tagli originali. Si pensi all'Appendice, a cura di Serena Tagliapietra, dedicata al Dizionario delle arti e de' mestieri di Francesco Griselini e Marco Fassadoni (1768). Si pensi, infine – giova ribadirlo – al ricchissimo apparato iconografico, a corredo del quale non sarebbe spiaciuto, nondimeno, un indice delle illustrazioni, utile per il lettore anche più avvertito, incline a perdersi tra le tante “meraviglie” artistiche di cui il volume è prodigo.
di Gianluca Stefani
Venezia ’700. Arte e società nell’ultimo secolo della Serenissima



Indice
Sommario
Introduzione di Lionello Puppi
CAPITOLO I – IL TEATRO DELLARCHITETTURA
Un inevitabile, sfolgorante tramonto
Un diverso punto di vista
Un garbato palladianesimo
Una città di marmi non più loquaci
Verso Berlino
Una chiesa di “scientifica semplicità”
CAPITOLO II – DIETRO LE FACCIATE
Un picciolo mondo
Dal fasto al lusso: saloni, alcove, boudoirs e casini
Il trionfo di Apollo: verso una nuova, radiosa era della luce
Cineserie venete: un Catai immaginario
Laltare è un palcoscenico
Venezia «è una grande cassa armonica»
CAPIOLO III – DALLA CITTÀ ALLA CAMPAGNA
Al caffè e al Ridotto
Il potere in festa
«Quante fisionomie! quanti caratteri!»
LArcadia in villa
Il paesaggio palladianizzato
Gli agricoltori filosofi
CAPITOLO IV – VERSO
Un nuovo concetto del tempo
Il sentimento della perdita
«Che farò senza il mio amore!»
Lultimo volo
Appendice di Serena Tagliapietra. Il Dizionario delle arti e dei mestieri di Francesco Griselini e Marco Fassadoni
Bibliografia generale
Indice dei nomi
Ringraziamenti e crediti fotografici