Catherine Steinegger
Pierre Boulez et le théâtre
Wavre, Éditions Mardaga, 2012, pp. 432, euro 35,00
ISBN 978-2-8047-0090-4
Data di pubblicazione su web 31/03/2012
Nato nel 1925, Pierre Boulez ha oggi ottantasette anni. Operante come compositore, organizzatore, direttore d'orchestra, docente e ricercatore a livello internazionale, ha goduto di fama crescente e superato brillantemente i diversi bilanci della critica internazionale sull'opera sua, a partire dalla fondamentale biografia di Dominique Jameux (1984). Un aspetto in parte noto della sua personalità è quello della collaborazione con il teatro, e musicale e di prosa. Le frammentarie e discontinue informazioni disponibili vengono ora integrate e discusse in prospettiva organica e misura esauriente. Dalle scene parigine del Théâtre Marigny negli anni Quaranta del Novecento s'avvia il suo lavoro di «direttore della musica» nella neonata Compagnia Renaud-Barrault. È il momento della sua vita artistica che, oltre a stabilire il legame cronologicamente più remoto col mondo dello spettacolo, gli rivela la sua forse più intima vocazione; e da quel periodo parte la ricostruzione biografica ed estetica dei rapporti di Boulez con lo spettacolo. L'autrice aveva fornito una prova della sua specializzazione con La Musique à la Comédie-Française de 1921 à 1964 (2005) e oggi si concentra sul lavoro meno studiato dell'eminente personalità. Ne nasce un volume esteso a oltre sessant'anni (dal 1940 al 2007), omogeneo per materia e riferimenti interdisciplinari, lungo i quali l'apprendistato del compositore e dell'esecutore si sovrappongono alla sua saggistica e al suo magistero teorico e pedagogico, spesso al centro di contese e polemiche.
I documenti originali di riferimento, spesso inediti, provengono dagli Archivi Paul Sacher di Basilea, da quelli della BnF-Arts du spectacle, dalla Maison Vilar di Avignone, dagli Archives Contemporaines di Fontainebleau e dall'IMEC di Abbaye d'Ardenne a Caen. Joël Huthwohl convalida la ricerca: «Si l'on devait qualifier le livre de Catherine Steinegger, au delà de l'analyse historique et musicologique, il suffirait peut-être d'écrire qu'il est le livre des rencontres et des fils tendus» (p. 9). Sul primo lavoro a Marigny, rammenta Boulez: «J'avais donc la charge, pas très lourde, de m'occuper des diverses musiques commandées pour les spectacles à des compositeurs très divers» (p. 40). La musica di scena è definita «fonctionnelle», in quanto «illustre le texte. Elle peut intervenir comme rideau sonore pour marquer les grandes articulations du spectacle» (p. 39), mentre si suggerisce la rilevante influenza dell'attore sulla concezione e la qualità musicale. L'intervento successivo d'affermazione originale Boulez lo rivolge al programma concertistico del Domain musical, allestito al Marigny col sostegno entusiasta di Barrault. Il primo concerto, nel gennaio 1954, comprendeva musiche di Bach, Nono, Stockhausen, Webern e Stravinskij (p. 60). L'apporto del Domain fu decisivo per la causa della musica contemporanea: «Nous évoluions dans un milieu hostile et nous étions hostiles au milieu […] j'ai pris le parti de la guérilla, de la micro-institution: c'était David contre Goliath» (p. 55). Moventi e legami dell'impresa teatrale risultano convenienti al nuovo interesse di Boulez, grato al teatrante che lo ospita generosamente e al russo Pierre Souvtchinsky (già estimatore di Stravinskij) che si rivela prezioso (indispensabile, per Jameux) nel sostenere l'iniziativa del giovane talento (p. 57). I tempi successivi registrano rapporti turbati con le Istituzioni francesi e dopo lo spostamento a Baden-Baden nel 1959, i contatti in patria si complicano, se nel 1966 il musicista pubblica Pourquoi je dis non à Malraux.
Da teorico e saggista era emerso assumendo
la redazione del «Cahier Renaud-Barrault» (n. 3, 1954), dedicato a La Musique et ses problèmes contemporains.
L'originalità del musicista-ideologo si precisa nel dibattito che segue vivacemente
contrastato. Due anni avanti aveva tacciato di inutilità ogni compositore che non avesse avvertito necessario il linguaggio
dodecafonico; ora rileva: «Tout ne va pas pour le mieux au royaume de la série»
(p. 81). Un lungo paragrafo è dedicato all'interesse per Antonin Artaud, che avrebbe dovuto concretarsi in un'opera ispirata
al suo Héliogabale. I contatti
specifici avvengono tramite Paule
Thévenin, curatrice per tanti anni delle Œuvres Complètes. L'analisi si sofferma su altre influenze «letterarie»
accolte e sviluppate da Boulez in contatti col poeta Henri Michaux e col drammaturgo Armand Gatti, col quale collabora a uno spettacolo progettato per
spazi e sonorità specifici (p. 99). Avendo conosciuto il poeta René Char nel 1947 al primo Festival
d'Avignon, resterà colpito dai versi del suo Marteau sans maître che confluiranno nella sua partitura omonima
(1955). Si segnala inoltre un contatto con Jean
Genet, in vista di un'opera tratta da Les
Paravents, rimasto però senza seguito. L'autrice commenta: «On perçoit, dans ce numéro des Cahiers, l'urgence d'un
combat et la volonté de s'affirmer dans le paysage musical français» (p. 103). E
nel secondo dei «Cahiers» (n. 41,1963) la Steinegger rileva i cambiamenti, i
progressi e un certo spirito celebrativo, non inerente alla persona, ma al
movimento da essa promosso. L'autorità del redattore gode infatti della fama
del musicologo (che ha pubblicato nel 1964 Penser
la musique aujourd'hui sulle Lezioni
tenute a Darmstadt). Souvtchinsky torna a sostenere il cammino compiuto dal
compositore «désigné» (p. 103). Le acquisizioni più recenti comprendono Luciano Berio, Hisao Kanze (che si esprime sul Nô, p. 114) e Mauricio Kagel, al quale sono legate le prime, provocatorie
proposte di gestualità inserita nell'esecuzione musicale e dove l'autore
sviluppa teoria e pratica in riferimento alla sua opera Sonant (1960). Si annuncia così con idee ed esemplificazioni il
clima propizio all'apertura dell'IRCAM (che non prevede qui trattazione specifica).
Gli stessi «Cahiers» ospitano infine (1975) La
musique en projet, raccolta riguardante ipotesi sull'IRCAM, Istituto inaugurato
in effetti nel 1977. Il volume «reflète
les preoccupations d'une époque tournée vers les sciences qui incarnent la
modernité [...]. Le cinéma et sa relation particulière au son accompagne ces réflexions
sur la musique contemporaine» (p. 129). Seguono circostanze e ragioni
estetiche inerenti alle musiche composte per opere drammatiche, da Le soleil des eaux di René Char (1948) a
L'Orestie di Eschilo con la regia di Jean-Louis
Barrault (1955). Oltre la collaborazione fra musicista e metteur en scène, l'autrice richiama e
vaglia il lavoro complessivo (la traduzione di Paul Mazon e l'adattamento di André
Obey, le scene di Félix Lambisse),
attenta in particolare agli apporti folcloristici brasiliani e a quelli
dodecafonici (pp. 151-152). Analogamente è rievocato Zarathoustra, produzione tratta da Nietzsche. Un impegno insolito è quello per l'indagine sulla
situazione nazionale dei Teatri musicali, confluito nella Commission d'étude pour la réforme des théâtres lyriques, istituita
da Malraux e affidata alla
responsabilità di Jean Vilar nel 1967.
Il Rapporto finale è depositato da
Vilar il 30 giugno
Fedele all'assunto iniziale - «explorant l'univers boulézien selon des chemins de traverse, ce parcours interdisciplinaire tente d'éclairer sous un nouveau jour l'œuvre et la personnalité de Pierre Boulez. Ce livre conçu dans une perspective de synthèse [...] ne s'adresse donc pas uniquement aux musiciens, mais aussi à tous ceux qui s'intéresseraient aux relations du compositeur avec des artistes incontournables du théâtre du XXe sècle» (p. 17) - l'autrice può auspicare in chiusura la fecondità del suo lavoro: «Ces incursions dans différents domaines, qui pourraient susciter la dispersion de la concentration créatrice, contribuent, au contraire, dans le parcours de Boulez, à une synérgie aboutissant avec une efficacité redoutable à un but unique: valoriser et diffuser l'œuvre, la colonne vertébrale de tout créateur» (p. 332). Infatti, nel panorama storico di più di mezzo secolo, attraversato in relazione alla carriera del compositore, appare con una certa sorpresa sia la sua ridotta attività come musicista di scena, sia la scarsa simpatia per il genere del teatro musicale, ritenuto esaurito con gli esiti di Alban Berg. Le estese Appendici facilitano l'uso del volume per ulteriori, complementari direzioni d'indagine.
di Gianni Poli
Pierre Boulez et le théâtre
Indice
Indice
Préface
Introduction
1. La Compagnie Renaud-Barrault
Les prémices, Pierre Boulez, entre théâtre et composition
Une troupe unique
Barrault-Boulez, une amitié au long cours
Un Cartel international du théâtre
2. Le Domaine musical
3. Les Cahiers Renaud-Barrault consacrés à la musique contemporaine
Le Cahier de 1954
Dix ans après
La musique en projet
4. Les partitions de Pierre Boulez écrites pour des œuvres dramatiques
Le Soleil des eaux
LOrestie
Le Crépuscule de Yang Koueï-Fei
Ainsi parlait Zarathoustra
5. Une commission détude pour la réforme des Théâtres lyriques
6. Pierre Boulez et la danse
Maurice Béjart et Pierre Boulez
Barbe-Bleue de Pina Bausch
Triptyk avec Bartabas
7. Opéra et mise en scène
Wozzeck de Berg
Wieland Wagner : Wozzeck, Parsifal, Tristan
Le Ring avec Patrice Chéreau
Lulu dAlban Berg
Pelléas et Mélisande de Claude Debussy
Moïse et Aaron de Schoenberg
Triptyque Boulez et Grüber
Conclusion
Remerciements
Notes
Bibliographie sélective
Annexes
Documentation œuvres dramatiques illustrées par Boulez
Chronolgie des concerts du Domaine musical
Repères biographiques
Index des noms