Culture teatrali, n. 20, annuario 2010
A cura di Lucia Amara e Piersandra Di Matteo
n. 20, annuario 2010, pp. 301, euro 26
Data di pubblicazione su web 26/09/2011
Alla voce e alla parola in quanto phoné è dedicato Teatri di voce, il ventesimo numero di «Culture teatrali»: superando il significato prettamente verbale, la voce viene indagata nei suoi molteplici aspetti, non solo come esito di un gesto corporeo che a sua volta diventa materia e scrittura, ma anche nel suo rapporto con la testualità a partire da un percorso che dai primi decenni del Novecento, con Artaud e Decroux, giunge fino ai nostri giorni, con il Workcenter di Jerzy Grotowski e Thomas Richards e la Socìetas Raffaello Sanzio.
Marco De Marinis inaugura il volume con un saggio sulle nozioni di «poesia come corpo-voce» e della voce scenica in quanto «azione vocale o sonora» nel teatro del Novecento. L'autore, analizzando in particolare le visioni teatrali di Artaud e Decroux, dimostra la totale inadeguatezza di dicotomie come teatro del corpo/teatro di parola. Le ricerche dei pedagoghi francesi sulle azioni fisiche sono di fatto inscindibili dalle indagini sulla voce. Artaud esamina le qualità sonore e vibratorie della parola fin dai primi anni Trenta, riflessioni che cerca di verificare inizialmente con la messa in scena dei Cenci fino all'invenzione delle glossolalie – la lingua sonorizzata che costituisce il testo delle letture poetiche degli ultimi anni. Decroux invece accostava alle ricerche sul mimo corporeo quelle sul mimo vocale, che consisteva nella creazione di un nuovo linguaggio costruito dalle sonorità «emesse involontariamente durante l'esecuzione del movimento».
Lucia Amara sviluppa le riflessioni sulla parola come vocalità in Artaud concentrandosi sull'ultima fase delle sue ricerche teatrali, che De Marinis definisce come “Secondo Teatro della Crudeltà”. In Sostanza sonora e vocazione performativa nelle glossolalie di Artaud vengono analizzati gli scritti composti dall'artista francese tra il 1943 e il 1948: da Il ritorno della Francia ai sacri principi all'emissione radiofonica Pour en finir avec le jugement de Dieu andato in onda nel 1947. Si tratta di testi composti in occasione di letture pubbliche, basati sulla scomposizione e sonorizzazione della parola tramite i principi della ripetizione e variazione ritmica.
Piersandra di Matteo analizza la vocalità in quanto phoné – nei registri di grido, balbettio, onomatopea – senza trascurare il suo rapporto con la lingua scritta e orale. L'autrice si sofferma particolarmente sull'effetto sensoriale e psico-fisico della parola e sul connubio/scissione fra verbo e corpo nelle creazioni della Socìetas Raffaello Sanzio e della formazione londinese di Bock e Vicenzi.
Azione vocale: discorso musicale e polifonia scenica di Ernani Maletta dimostra quanto i principi del linguaggio musicale influiscano nella formazione dell'artista teatrale soprattutto per quel che riguarda la valorizzazione delle sue potenzialità vocali. L'autore brasiliano parte dalle sperimentazioni dei maestri riformatori del Novecento teatrale per poi soffermarsi sull'attività artistica e pedagogica di Francesca Della Monica, attività incentrata sull'applicazione dei codici musicali alla prassi scenica.
Il complesso saggio di Tihana Maravic coniuga invece il concetto del “santo folle”, che trova la sua maggiore ricchezza espressiva nel Cristianesimo Ortodosso, al lavoro del Performer grotowskiano, fenomeno già ravvisabile nella filosofia di fondo dell'Apocalypsis cum figuris (1969), ultimo spettacolo del maestro polacco.
Silvia Mei compie un'analisi iconografica della voce di Mina, partendo dal video della celebre canzone Ancora ancora ancora (1978), più volte censurato per i richiami erotici delle immagini. L'autrice definisce il «corpo-volto» della cantante come parte integrante della sua voce: un trait d'union tra le parole e la musica. Il «corpo-voce-volto» di Mina diventa il «ritratto della sua voce», come dimostrano le caricature fantasiose che costituiscono le copertine dei suoi recenti album.
Il saggio di Charlotte Ossicini indaga le tendenze della letteratura e della drammaturgia in epoca postmoderna, caratterizzate dalla decostruzione del linguaggio e del personaggio-eroe e il conseguente ritorno del coro. Il passaggio dall'espressione «predrammatica» (del teatro antico) al «prediscorsivo» (che caratterizza la scena contemporanea) coincide, secondo Ossicini, con l'evoluzione della vocalità corale e la creazione di uno spazio sonoro: ne sono testimoni certi spettacoli memorabili di Max Reinhardt e Einar Schleef.
Conclude la sezione Teoriche del periodico l'intervento di Marco Galignano sugli studi audiopsicofonologici di Alfred Tomatis (versione completa consultabile su www.cultureteatrali.org), parte del recente volume Arte, Pedagogia e Scienza della Voce. Galignano utilizza le ricerche dell'otorinolaringoiatra francese sulla voce, la sua emissione e ricezione, come punto di partenza per le riflessioni legate alla pedagogia vocale nella prassi scenica.
Nella sezione Poetiche troviamo gli scritti di artisti le cui ricerche sulla voce scenica rappresentano il tratto rilevante del loro percorso: da Moni Ovadia che riscopre la valenza intima e mistica del canto in quanto «viaggio nell'interiorità» al concetto di «oralità scritta» o «scrittura orale» di Enzo Moscato che intende conciliare così l'opposizione tra verbo e testo. Lettera su ciò che non scriverò di Mariangela Gualtieri auspica il ritorno della parola valorizzata nelle sue qualità sonore e semantiche. Laura Mariani analizza invece le tecniche vocali di Ermanna Montanari, attrice, scrittrice e fondatrice del Teatro delle Albe, la cui poetica sviluppa le intuizioni di Carmelo Bene e Leo de Berardinis nel campo delle sperimentazioni sulla voce umana. Marco Isidori e Maria Luisa Abate riportano il pensiero di “voce teatrale” nella qualità di suono vibratorio, maturato in oltre 25 anni di sperimentazioni con l'ensemble Marcido. Infine Kinkaleri racconta il lavoro fatto per la messa in scena de Le serve di Genet, ultimo stadio del progetto sul ventriloquismo sviluppato nell'arco del biennio 2009-2010.
I materiali del Dossier si soffermano su due delle più significative realtà teatrali dei nostri giorni: il Workcenter di Pontedera e la Socìetas Raffaello Sanzio. Thomas Richards e Mario Biagini, eredi delle ricerche grotowskiane nell'ambito dell'Arte come Veicolo, illustrano le linee direttrici dei gruppi di lavoro da loro diretti: il Focused Research Team in Art as Vehicle e l'Open Program. Entrambi i progetti coniugano il lavoro sugli antichi canti di tradizione alle azioni del Performer, riscoprono la parola poetica nelle sue qualità ritmiche, sonore e sensoriali e nella potenzialità di avvicinamento tra attanti e partecipanti. L'esperienza della Socìetas in rapporto al lavoro sulla vocalità, dalla decostruzione del linguaggio alle implicazioni filosofiche della phoné, viene invece analizzata dagli scritti dei suoi fondatori Romeo Castellucci e Chiara Guidi.
Conclude questo numero monografico di «Culture teatrali» un'antologia delle più significative pubblicazioni novecentesche dedicate al tema della voce. Si tratta di studi che appartengono a diversi ambiti disciplinari – dalla critica letteraria alla filosofia e antropologia – e che costituiscono un'ulteriore e preziosa strumentazione per lo studioso di teatro.
di Adela Gjata
Culture teatrali, n. 20, annuario 2010
Indice
20, annuario 2010
TEATRI DI VOCE
a cura di Lucia Amara e Piersandra Di Matteo
Premessa
TEORICHE
Marco De Marinis, Geroglifici del soffio: poesia-attore-voce fra Artaud e Decroux nel Novecento teatrale
Lucia Amara, Sostanza sonora e vocazione performativa nelle glossolalie di Artaud
Piersandra di Matteo, Voce e clinica. Afasia, delirio linguistico e dimensione fantasmatica della phonè
Ernani Maletta, Azione vocale: discorso musicale e polifonia scenica
Tihana Maravič, Landarivieni del santo folle: un paradigma dellatto performativo tra rumore e silenzio
Silvia Mei, La voce Mina e la sua imago. Un esercizio di iconografia vocalica
Charlotte Ossicini, Dal predrammatico al prediscorsivo. Il coro e la “musica del senso”
Marco Galignano, LOrecchio e il Linguaggio. Laudiopsicofonologia di Alfred Tomatis
POETICHE
Monia Ovadia, In cammino per il canto
Enzo Moscato, Del geroglifico cantante
Mariangela Gualtieri, Lettera su ciò che non scriverò
Laura Mariani – Ermanna Montanari, Voci di carne
Marco Isidori, Voce ‘e notte
Maria Luisa Abate, Marcido: tecniche
Kinkaleri, I AM THAT AM I
DOSSIER
WORKCENTER OF JERZY GROTOWSKI AND THOMAS RICHARDS
a cura di Marco De Marinis
Presentazione, a cura del Workcenter
Antonio Attisani, Note del giorno doggi. A proposito di The living room e I Am America
Piergiorgio Giacchè, Lo spettatore ospite
Lisa Wolford, “Making Mantra of American Language”: il ciclo Ginsberg dellOpen Program
DOSSIER
SOCÌETAS RAFFAELLO SANZIO
a cura di Piersandra Di Matteo
Estratti da Epopea della polvere
Romeo Castellucci, “Attore”: il nome non è esatto
Chiara Guidi, Voci dellOrestea
Romeo Castellucci, Cacofonia per una messa in scena: Giulio Cesare
Chiara Guidi, Le parole della Genesi
Claudia Castellucci e Chiara Guisi in conversazione con Joe Kelleher, Etica della voce
Chiara Guidi, Sulla tecnica molecolare della voce. Appunti di esperienze in luogo di una teoria
Enrico Pitozzi, The Cryonic Chants. Note sulla costituzione di un “corpo sonoro”
ANTOLOGIA
Il pensiero vocale
a cura di Lucia Amara
Giorgio Agamben, Rolland Barthes, Andrej Belyi, Mario Bettini, Corrado Bologna, Adriana Cavarero, Ivan Fónagy, Francesca Gasparini, Daniel Heller-Roazen, Julia Kristeva, Henri Meschonnic, Laura Santone, Marius Schneider, Carlo Severi, Paul Zumthor