Atti e sipari, n. 6, aprile 2010
In questo numero Concetta D'Angeli e Guido Paduano si interrogano sul significato e sulle diverse forme e contenuti di quello che viene definito teatro ‘politico'. Distinguono diversi tipi e modalità: quello di propaganda fatto dai comici telepredicatori, con lo scopo immediato di dare potere alla parola e non all'azione scenica; quello didattico che punta al potenziamento della coscienza critica del pubblico. Proprio la politica e il teatro saranno i temi trattati, indagati e sviscerati in interviste e considerazioni.
Nella sezione La parola agli artisti, Concetta D'Angeli intervista Carlo Cecchi sulle difficoltà incontrate nel mettere in scena Il Vicario di Rolf Hochhuth, pubblicato in Germania nel 1963 e in Italia l'anno successivo. Si trattava di un testo ‘scomodo' per gli anni in cui si voleva rappresentare, soprattutto per le vicende storiche italiane. In quegli anni l'Italia era un paese profondamente cattolico, il governo era presieduto da Aldo Moro e sul soglio pontificio sedeva Paolo VI, già collaboratore di Pio XII durante la guerra e suo amministratore anche nel periodo post-bellico. Fu proprio in Vaticano che nacquero le prime avversioni per questo testo. In esso l'autore accusa il silenzio e l'ipocrisia di Pio XII sulla Shoah e sulle scelte politiche di Hitler. Pone come alter ego del Papa la figura del prete Riccardo Fontana (personaggio fittizio, ispirato al frate francescano polacco Maximilian Kolbe morto ad Auschwitz) che diviene il simbolo della libertà di scelta. Cecchi, nella lunga e interessante intervista, racconta l'idea della messinscena e le varie scelte drammaturgiche e di come insieme a Claudio Meldolesi, Claudio e Gian Maria Volontè, Giacomo Piperno − in un locale romano, utilizzato durante la guerra d'Algeria da tipografia per gli esuli – cercarono di portare in scena lo spettacolo. Una volta in scena, lo spettacolo fu interrotto dalla polizia per la mancanza di un certificato di agibilità del locale. Cecchi precisa che per quello spazio non occorreva un tale permesso, perché il numero dei posti era inferiore a cento e quindi decisero di metterlo in scena clandestinamente. Questa vicenda ebbe un riscontro enorme, i giornali di tutto il mondo ne parlarono e le comunità ebraiche si mobilitarono, mentre il governo italiano stava quasi per cadere. Cecchi confessa che oggi metterebbe in scena Il concilio d'amore, tragedia celeste di Oskar Panizza, aspra satira contro ‘lo zar del Vaticano'.
Nella sezione Sotto la lente Ascanio Celestini e Simone Soriani analizzano il rapporto tra politica e teatro partendo dalla storia greca fino ad arrivare ai giorni nostri. I due arrivano alla conclusione che spesso il teatro politico tende a sovrapporsi a quello civile, perché riesce a mostrare i conflitti della società e creare maggiore consapevolezza negli spettatori. E insistono col sottolineare che il miglior pubblico per un teatro politico è quello popolare, mentre il miglior posto dove ‘fare' teatro dovrebbe essere una fabbrica, una chiesa sconsacrata, un luogo non istituzionalmente riconosciuto. Si tratta insomma di quei contesti entro i quali si realizza un messaggio antagonista rispetto agli interessi dell'estabilishment, come accade nelle diverse modalità espressive di Marco Paolini, Pippo Delbono, Marco Baliani, Marco Marinelli, Stefano Massini e tanti altri contemporanei. A questa riflessione seguono tre interviste. Nella prima Ascanio Celestini riflette con Dario Fo sul concetto di memoria, sulla tecnica del rovesciamento, sulla cultura popolare del canto, sul linguaggio della maschera; poi con Marco Paolini discute sulla responsabilità di fare teatro civile. In ultimo con Moni Ovadia si sofferma sul concetto di memoria e memorie a teatro, del cristianesimo e dell'ebraismo, della sua formazione musicale, e del lavoro ‘fuori scena' dell'attore.
Nella sezione Scene dal territorio Consuelo Scopelliti interroga Giovanni Guerrieri sull'importanza di una ‘ricerca al confine'. Quest'ultimo testimonia la sua esperienza con il Teatro Sant'Andrea di Pisa, con la sua compagnia dei Sacchi di sabbia, con i quali ha portato in scena con la collaborazione di Cinema Teatro Lux, Teatri di confine 3. Nuove scene, nuovi pubblici. Anche in questo caso, come nelle interviste precedenti, l'edificio teatrale è un posto di confine, non quello istituzionalmente riconosciuto. Le storie rappresentate sono racconti ‘emotivi' di vita.
Nella sezione In Italia e nel mondo Mariacristina Bertacca delinea il percorso che ha portato il regista Marco Martinelli a concepire lo spettacolo Arrevuoto: Scampia-Napoli. Il progetto nasce nel 2005 da un'idea di Goffredo Fofi per realizzarsi nel 2006 con Roberta Carlotto, direttore dello stabile partenopeo. L'obiettivo principale era quello di ritrovare un legame tra arte e società, coinvolgendo due scuole di Scampia, un liceo del centro storico di Napoli e un gruppo di ragazzini romeni. Sono stati riscritti tre classici:
Nella sezione Conversando Francesco Sacco intervista l'attore e regista Daniele Timpano. Si legge della sua esperienza attoriale in Dux in scatola e di Risorgimento Pop al fianco di Gaetano Ventriglia. Un teatro il suo scritto per la fisicità, basato su gesti stilizzati, movenze clownesche. Mariolina Bonsi intervista i “Babilonia Teatri”, una giovane compagnia veronese che mette in scena un teatro rock, pop e punk. Si tratta di un teatro che prende spunto dalle contraddizioni della nostra realtà e dall'urgenza di parlare. Tra gli spettacoli allestiti: Panopticon Frankenstain che parla di carcere e droga e Pornobby tutto incentrato sul legame tra pornografia e media. L'ultima intervista è di Mariagrazia Bertino al regista e autore teatrale Mimmo Sorrentino. L'autore illustra il percorso che l'ha condotto ad occuparsi di teatro ‘partecipato' alla ricerca del vero. Tra i suoi spettacoli Quesalid, Case popolari, Fratello clandestino, Vado via.
di Assunta Petrosillo
Atti e sipari, n. 6, aprile 2010
Indice
Indice
Editoriale
Concetta DAngeli, Guido Paduano
Proposte per una riflessione sul teatro politico
La parola agli artisti
Carlo Cecchi intervistato da Concetta DAngeli
Il Vicario che non si doveva fare
Sotto la lente la politica a teatro. Memoria e oblio
Dario Fo, Marco Paolini, Moni Ovadia intervistati da Ascanio Celestini
Ascanio Celestini a colloquio con… Dario Fo
Ascanio Celestini a colloquio con… Marco Paolini
Ascanio Celestini a colloquio con… Moni Ovadia
Scene dal territorio
Giovanni Guerrieri intervitato da Consuelo Scopelliti
Limportanza di una “ricerca al confine”
Paolo Pierazzini intervistato da Serena Di Sanzo
LUX: Osservatorio del mutamento
In Italia e nel mondo
Mariacristina Bertacca
Un ritorno al teatro necessario. Arrevuoto Ravenna – Scampia – Napoli
Jon Fosse intervistato da Ascanio Celestini
Il mio teatro è arte dellascolto
Annastella Giannelli
“Eureka!”: il grido di trionfo e paura. Vita di Galileo per la regia di Antonio Calenda
Conversando
Daniele Timpano intervistato da Francesca Sacco
Provocazione ed anarchia
“Babilonia Teatri” intervistati da Mariolina Bonsi
Loscenità del reale
Mimmo Sorrentino intervistato da Mariagrazia Bertino
Dove cerano il disagio e lEs, ora cè il teatro