Theaterheute, n. 10, 2009



n. 10, 2009, pp. 72 € 14,80
ISSN 0040 5507

Data di pubblicazione su web 29/10/2009

Questo numero di «Theaterheute»  si apre con un omaggio a Peter Zadek, regista di primo piano della scena tedesca e internazionale recentemente scomparso. Un attore, Gert Voss, racconta il suo rapporto artistico con il maestro, coronato da spettacoli di successo a partire da Herzogin von Malfi di John Webster in scena nella Deutschen Schauspielhaus di Amburgo nel 1985 e il cechoviano Ivanov presso il Wiener Akademietheater che ospitò nel 2000 l'ibseniano Rosmerholm, per continuare, tra gli altri, con Der Jude von Malta di Christopher Marlowe nel Burgtheater.

 

L'intervento di Henning Rischbieter ripercorre la carriera di Zadek e sottolinea il suo contributo dato alla ricostruzione del teatro nel dopoguerra. Emigrato a Londra nel 1933, il regista di origine ebraica si formò presso la Old Vic School e nel1947 curò le sue prime messinscene (Salomè di Oscar Wilde e Sweney Agonistes di Thomas S. Eliot), per poi ottenere riconoscimenti internazionali con Les Bonnes e le Balcon di Jean Genet. Rientrato in Germania, lavorò a Colonia, Ulm, dove diresse The Hostage di Brendan Behan provocando polemiche e scandalo, poi a Brema, Bochum, Amburgo, Monaco, Vienna Berlino. Utile per approfondire l'itinerario creativo del regista è la rassegna stampa, formata dalle recensioni pubblicate da Theaterheute agli spettacoli ritenuti più significativi, quali Otello di William Shakespeare (Deutsches Schaspielhaus di Amburgo, 1976), Bygmester Solness di Henrik Ibsen (Bayerrisches Stattsschauspiel di Monaco, 1983), The Mercant of Venice del Bardo (Schauspiel di Bochum e Burgtheater di Vienna, 1972 e 1988), Lulu di Frnz Wedekind (Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, 1988), Ivanov e Visnevji sad (Giardino dei ciliegi) di Anton Cechov (Akademietheater di Vienna, 1990),  Hamlet (Wiener Volkstheater, 1999). Franz Wille espone il metodo di lavoro del regista che produsse allestimenti spesso scandalosi, a causa della spregiudicatezza con cui trattò i testi, e per via di un uso concettuale della scenografia con il ricorso a tecniche di montaggio scenico di tipo cinematografico, con le gag montate in sequenza.

 

Per quanto riguarda le novità prodotte dalla scena contemporanea, la rivista berlinese si occupa dell'annuale Festival di Salisburgo. Dal ricco cartellone sono emersi allestimenti originali e di qualità. È il caso di Die Lichtprobe, monogramma di Daniel Kehlmann in cui l'autore racconta il proprio vissuto come regista teatrale e cinematografico. Ha ben figurato anche Sebastian Nübling con il suo progetto Judith, intreccio drammaturgico dell'omonimo lavoro di Frederich Hebbel con Juditha triumphans di Antonio Vivaldi, affidato all'interpretazione di Algelika Leuter, Sebastian Röhrle, Jonas Fürstenau, Anne Tismer, Tajana Raj, Dino Scanduriato. Hanno entusiasmato pubblico e critica André Jung, protagonista di Krapp's Laste Tape di Samuel Beckett e allestito da Joss Wieler e Welcome to Nowhere di Kenneth Collins con il  suo Gruppe Temporary Distortion. La compagnia olandese Dries Verhoeven ha scelto la reception di un hotel di Salisburgo come spazio scenico per l'installazione di You are here.

 

Nella sezione “Akteure” trovano posto il profilo artistico di Trangott Buhre, importante attore della scena tedesca contemporanea che salì alla ribalta nel 1985 interpretando la parte di Bruscon in Der Theatermacher di Thomas Bernhard, nell'allestimento ideato nel1985 da Claus Peymann. Seguirono altre fortunate rappresentazioni teatrali ricavate dal repertorio dell'inquietante drammaturgo austriaco e collaborazioni con registi di primo piano come Peter Palitzsch, Clauss Peymann, Hans Hollmann, Andrea Breth. Altro personaggio di rilievo è Matthias Pees, dramaturg a partire dal 1990 del Volkstheater di Berlino. Il contributo, firmato dallo stesso, ricostruisce le tappe essenziale  della sua brillante carriera segnata da collaborazioni con Heiner Müller, Frank Castorf, Carl Hegemann, Christoph Schlingensief.

 

Il testo del mese (“Das Stück”) scelto dalla redazione di «Theaterheute» è Teheran 1386 di Claudius Lünstedt. L'opera è ispirata ad un viaggio compiuto dall'autore nel 2005 nella capitale iraniana, come spiega nell'intervista che illustra i contenuti della commedia. Emerge il quadro di una società raccontata da un osservatorio giovanile che vive l'oppressione della politica, religione e famiglia. Arricchisce la conoscenza della società iraniana lo scritto di Zoha Aghamehdi, giovane docente in servizio presso l'università Humboldt di Berlino, e di Cameron Abadi, giornalista in esilio.

 

di Massimo Bertoldi

Theaterheute, n. 10, 2009

Indice




Indice

INHALT

FOYER

Wolfgang Engler

Sekunde durch Hirn

Eine Denkpause zum Spielzeitbeginn PETER ZADEK 1926-2009

«Mich interessiert nur die Antwort durch dein Spiel»

Gert Voss

Erzählt von der Arbeit mit Peter Zadek

Henning Rischbieter
Das Äußerste im Normalen

Peter Zadeks Weg von London über Ulm, Bremen und Bochum ins Herz des deutschen Theaters

Bilder und Texte zu Inszenierungen von Peter Zadek 1976 bis 1999
Franz Wille

Prosperos Insel

Die Methode Zadek – ein Regieleitfaden


FESTIVAL
Wolfgang Kralicek

Reden ist Silber

In Salzburg hat nicht nur Daniel Kehlmann geredet. Es gab auch Inszenierungen: von Sebastian Nübling, Jossi Wieler und Jette Steckel

AKTEURE
Hermann Beil

Lebenslängliche Theaterkerkerhaft

Zum Tod von Traugott Buhre

Matthias Pees

Hamlet auf See

Von der Volksbühne nach Brasilien: der zielstrebige Wirrweg durch ein Dramaturgenleben



DAS STÜCK

Innen und außen

Ein Gespräch mit Claudius Lünstedt über seine Erfahrungen in Iran
und sein Stück Teheran 1386

Zoha Aghamehdi

Wir bleiben wach

Ein Brief aus Teheran

Cameron Abadi

Der Schnappschuss als Waffe

Juni 2009 im Iran – ein Erfahrungsbericht


CHRONIK
Frankfurt - Zaimoglu/Senkel Schwarze Jungfrauen, Hebbel Gyges und sein Ring

Düsseldorf - Tina Müller Verlassen

Graz - Peter Handke Die Stunde, da wir nichts voneinander wussten

Heidelberg - Kleist Amphitryon

Kassel - Euripides Bakchen


DATEN
Premieren im Oktober

Hinweise

Suchlauf

Programmhinweise

MAGAZIN
Das Festival von Avignon zeigt eine Werkschau von Wajdi Mouawad

Freilufttheater: Volker Schlöndorff inszeniert Tolstoi in Neuhardenberg

Das Theaterspektakel Zürich wird überschattet vom Tod Markus Luchsingers

 Neue Räume für die Kunst in Hamburgs Gaußstraße

«Ich merke mich nur im Chaos»: Gespräche mit Thomas Brasch

 Johanna Wokalek und Jens Harzer lesen Ingeborg Bachmann und Paul Celan, ein Briefwechsel

 

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