Culture Teatrali, 17, autunno 2007
A cura di Charlotte Ossicini
Edizioni I Quaderni del Battello Ebbro, pp. 186, euro 15,50
Data di pubblicazione su web 25/09/2009
Il numero di Culture Teatrali è dedicato interamente alla figura di Arnaldo Picchi (1943-2009), regista, scrittore, studioso e pedagogo. Il volume raccoglie i contributi di diverse personalità, colleghi, amici e allievi, oltre al testo inedito dello stesso Picchi (datato 1992) in ricordo del regista Franco Ferri, che apre il fascicolo.
Arnaldo Picchi, laureatosi in chimica all'Università di Bologna, si dedica al teatro a partire dagli anni Sessanta nella capitale emiliana, dove, proprio in quegli anni, nascevano “cantine” e nuovi gruppi teatrali, composti prevalentemente da studenti e ricercatori universitari. Attivo col “Gruppo Artaud”, nel 1968 fonda assieme a Morselli e Ramponi e dirige in qualità di regista la compagnia sperimentale “Il Gruppo Libero”: il teatro di Artaud come strumento per una rinnovamento spirituale, si legge nell'atto costitutivo, una vera “alternativa a qualunque coercizione esterna volta alla manipolazione delle coscienze”. Nel 1971 Picchi è docente, insieme a Benedetto Marzullo e Luigi Squarzina, del primo corso di laurea DAMS in Italia, all'interno della Facoltà di Lettere e Filosofia; parallelamente il “Gruppo Libero” si rivela sempre più una delle realtà più attive della scena sperimentale in ambito teatrale. Docente di Iconografia Teatrale prima e poi del primo insegnamento italiano di Istituzioni di Regia, Picchi concentra le energie sul lavoro di studio e ricerca affiancato dalla messa in cantiere di un laboratorio teatrale del DAMS (regia e allestimento in particolare rimangono gli interessi maggiori del regista): l'analisi e la personale interpretazione del regista toccheranno vari settori, dalla drammaturgia classica a quella shakespeariana, dal teatro di burattini e marionette a quello orientale. Realizzatore di numerosi allestimenti, accolti con favore in molte città italiane (di cui renderemo conto più avanti), contribuisce negli ultimi anni all'allestimento della sezione teatrale del Museo della Città di Bologna. Muore improvvisamente nell'ottobre 2006.
Nel suo intervento, Claudio Meldolesi ricorda la figura del regista scomparso, mettendo in luce la sua straordinaria capacità di radicare l'insegnamento della regia per l'università e nell'università; Luigi Squarzina parte invece dall'esperienza teatrale vissuta insieme a Picchi, valorizzandone l'innovazione apportata con l'introduzione prima e col consolidamento poi del DAMS. Il regista ricorda la particolare fluidità con cui Picchi sapeva muoversi tra teoria e prassi, in particolare nella messinscena di Enzo Re, dramma in versi di Roberto Roversi. Nei contributi di altri registi e colleghi, come Giuliano Scabia, Carlo Quartucci, emergono il vivo impegno del regista, la sua estrema onestà e correttezza come studioso; alcune sue idee sul teatro ci interessano in questa sede. Innanzitutto l'"estremismo" di Picchi, inteso non tanto come avventatezza nella sperimentazione teatrale, quanto piuttosto come rigore; concetto che può essere esteso anche alla sua passione per l'insegnamento. In secondo luogo, il concetto di drammaturgia dello spazio, piuttosto che di pagina: la sua è un'idea di teatro che prende vita sulla scena; il regista deve guidare la propria immaginazione attraverso le battute, fra i vari oggetti che andranno a comporre la scenografia, tra i vestiti e le emozioni, in un lungo percorso che viene a configurarsi appunto come la regia.
La sezione Avanguardia bolognese/l'attore cittadino del teatro libero ospita gli interventi di alcune personalità che, a vario titolo, hanno condiviso o criticato le idee di Picchi in relazione alla concezione di teatro sperimentale, pedagogia e idee sulla regia. Tra questi, Luigi Gozzi, che fa un breve e mirato bilancio della ricerca teatrale universitaria bolognese; lo scenografo Enrico Manelli rievoca invece le stagioni 1970-1972 del Gruppo Libero, in particolare l'allestimento de La macchina da guerra più formidabile, su testo di Roversi. L'iconografia e il lavoro teatrale è la sezione forse più interessante. Una raccolta di saggi che testimoniano il particolare interesse di Picchi nei confronti di questa fonte per la storia dello spettacolo, testimoniato dagli ultimi appunti della lezione dottorale che avrebbe dovuto tenere. Tra i fondatori della rivista Quindi, uscita fino al 2000, che trattò ampiamente di questo tema, Picchi intendeva la ricerca iconografica non solo come documentazione, volta a creare strumenti importanti per lo studio delle forme teatrali del passato, ma anche e, forse soprattutto, come ispirazione per lo spettacolo da mettere in scena. La raccolta iconografica si pone, quindi, come fecondo repertorio a cui attingere, come qualcosa di estremamente moderno, di indispensabile nella formazione culturale di un regista.
L'ultima sezione comprende gli interventi di allievi, studenti e, più in generale, di coloro che furono a contatto con le idee di Picchi, sviluppate nei laboratori teatrali. Qui trovano spazio suggestioni che arrivano da racconti religiosi antichi (come quello, interessante, degli angeli Harut e Marut, raccolto nel saggio di Massimiliano Corsati Briarava) o dal repertorio classico, medievale e cinquecentesco italiano, dalla poesia (come l'inedito di Picchi, nato da un esercizio di composizione che aveva alla base un canovaccio, riportato da Giovanni Infelise). L'omaggio di alcuni allievi, insieme ad alcune note bio-bibliografiche, chiude il volume; con tono sinceramente evocativo, vengono riportati la metodologia, la passione e la meticolosa precisione tenuta nella ricerca da Picchi; pagine che aiutano il lettore a capire un certo modo di intendere la ricerca teatrale, l'insegnamento e la regia; una “scuola”, se di questo si può parlare, ancora viva e feconda presso l'ateneo bolognese.
di Giacomo Villa
Indice
Iconografia di un regista pedagogo
a cura di Charlotte Ossicini
Premessa
Arnaldo Picchi
Per Franco Ferri, regista
Saluti
Regia e pedagogia
Claudio Meldolesi
Per Arnaldo e le sue esplorazioni fra pedagogia e regia
Luigi Squarzina
Dalla prassi alla teoria e dalla teoria alla prassi
Giuliano Scabia
Un rigoroso cammino
Carlo Quartucci
"Senza titolo". Il teatro non è la pagina
Avanguardie bolognesi/lattore cittadino del Teatro Libero
Gerardo Guccini
Picchi "regista innovatore"
Gianfranco Rimondi
Il Gruppo Libero
Luigi Gozzi
Testimonianza
Giovanni Azzaroni
Per Arnaldo Picchi, intellettuale organico
Giuseppe Liotta
La recita
Ubaldo Soddu
Arnaldo Picchi, creatore dArte
Enrico Manelli
Il compito dello scenografo
Carla Tatò
Il teatro è sempre uno stato di guerra - Lattorialità è uno stato, non è una tecnica
Niccolò Baldari
Tutto il teatro è teatro politico62
Renzo Morselli
macchina da guerra più formidabile, 1972. Teatro e militanza politica
Liconografia e il lavoro teatrale
Marco De Marinis
Introduzione: il penultimo corso
Renato Barilli
I vantaggi di perdere lo specifico
Paola Bignami
Arnaldo e la sua iconografia
Paola Pallottino
1989-1991: Un triennio memorabile per il rapporto Immagine-Teatro
Anna Laura Trombetti Budriesi
Per Arnaldo: re Enzo nella storia e nel teatro
Silvia Mei
"Bella figura". Seduzione e filologia dellimmagine
Elisa Brilli
Solitudine del personaggio. Appunti sulla poetica dellintarsio
Charlotte Ossicini
Illustrazioni o bozzetti?
Emanuele Serpentini
Fedra e San Sebastiano - verbali su due personaggi - Rigore e funzionalità di unindagine iconografica
Luca Giovanni Pappalardo
Frammenti e chiose di un canovaccio: appunti per ricordare
Storie da un laboratorio permanente
Massimiliano Cossati Briarava
Senza fine, racconto
Davide Monda
Ripensando a un amico vero, fra memorie incisive e progetti incompiuti, ma vivi
Roberto Roversi
Un ricordo per Arnaldo Picchi
Giovanni Infelise
Dal riaffiorar dellacqua lombra: amore, scrittura, nóstos nei racconti di Arnaldo Picchi
Fulvio Ottaiano
Da una tempia allaltra (tempia)
Giacomo Martini
Un forte imbarazzo
Fabio Roversi Monaco
Testimonianza
Martin Gosman
Riflessioni sul lavoro di Arnaldo Picchi e sulla sua persona
Luciano Nanni
Lettera
Paolo Puppa
Wake, ovvero lintransitività di Arnaldo
Interventi degli allievi
(Tommaso Arosio, Giovanni Bardi e Elena Galeotti, Emilio Guizzetti, Savina Fragliasso, Veronica Melis, Simonetta Venturini, Barbara Weigel)
Arnaldo Picchi - note di biografia e bibliografia
a cura di Massimiliano Cossati Briarava