Antologia di cinquant'anni
I saggi e le recensioni raccolte in ordine cronologico e in versione anastatica spaziano dalla letteratura all'arte, dallo spettacolo alla filosofia, dalla politica alla sociologia. Dimostrano la varietà dei campi di indagine, la relazione, spesso difficile e non sempre lineare, con la realtà locale e il contesto culturale nazionale. Il rapporto del “Cristallo” con il teatro è dimostrato dalla presenza di sei contributi, firmati da autori eterogenei per formazione professionale e percorsi intellettuali.
Fantasio Piccoli racconta in Vita di un teatro i primi anni di attività del Teatro Stabile di Bolzano da lui fondato nel 1950 e diretto fino al 1966. Ricorda i rapporti con le istituzioni politiche in un contesto cittadino desolante in fatto di iniziative e attività culturali. Il regista si sofferma sugli allestimenti realizzati nei primi anni, tra i quali Miles gloriosus di Plauto e La dodicesima notte di William Shakespeare, dai quali emerse il talento di giovani attori destinati al successo, come Romolo Valli, Ugo Bologna e Adriana Asti, Aldo Ferri Trionfo, Valentina Fortunato.
L'intervento del giornalista e critico teatrale Piero Agostini, In una stagione contraddittoria si impone l'Amleto dello Stabile di Bolzano, approfondisce l'allestimento del capolavoro shakesperiano firmato da Maurizio Scaparro, nuovo direttore artistico dal 1969 al 1975. Lo spettacolo rivelò Pino Micol, non ancora trent'enne, nel ruolo del titolo, che recitò il monologo Essere o non essere seduto sull'orlo della ribalta, le gambe penzoloni, come rivolendosi agli spettatori per comunicare la contemporaneità e attualità del suo dramma.
Altro personaggio di rilievo, il regista Alessandro Fersen, è ricordato con la pubblicazione di una relazione tenuta ad un convegno di Prato nel settembre 1976, Laboratorio teatrale e ricerca interdisciplinare. Il direttore artistico dell'Ente bolzanino dal 1975 al 1980, parla della situazione della ricerca e sperimentazione italiana degli anni Sessanta e si sofferma sulle metodologie del suo lavoro, memore delle lezioni di Peter Brook e Bob Wilson e fondato sull'indagine etnica e antropologica per recuperare al teatro il contatto con le tradizioni popolari.
Il critico teatrale Umberto Gandini firma Evviva il Verdi!, prendendo spunto dal nome dell'edificio teatrale di Bolzano inaugurato nel 1918 e reso inagibile dai bombardamenti del settembre 1942, per illustrare la mancanza di spazi deputati per l'esercizio dello spettacolo, tanto da costringere gli operatori a sedi di fortuna e poco attrezzate. Siamo nel cuore degli anni Ottanta, quando a Bolzano il problema del teatro diventa un'urgenza culturale, che alimenta dibattiti e tensioni politiche almeno fino all'inaugurazione del nuovo Teatro Comunale (9.9.1999) realizzato sul progetto dell'architetto Marco Zanuso.
Con l'intervento di Eugen Galasso, Artaud, la follia che decostruisce il logos, si esce dall'ambito locale e si entra nel mondo creativo del grande attore, regista e teorico francese, del quale sono analizzati i nodi essenziali della sua rivoluzione teatrale, dedicando particolare attenzione all'importanza della psicoanalisi, al concetto di teatro della crudeltà come work in progress e alle sue influenze esercitate nel ‘teatro povero' di Jerzy Grotowsky e nel ‘terzo teatro' di Eugenio Barba.
Ci si trasferisce in area tedesca con il saggio L'apatia e il delitto della parola. Appunti sul teatro di Franz Xavier Kroetz di Massimo Bertoldi. Alla ricostruzione dell'impegno politico svolto nel Partito Comunista e della carriera artistica del drammaturgo bavarese vissuta tra gli anni Sessanta e Novanta in un clima di grande fermento della scena tedesca, alla quale partecipò con importanti commedie (tra le tante, Michis Blut, Wildwechsel, Weinachtstod, Bauer sterben), segue l'analisi di Heimarbeit (lavoro a domicilio) e di Wunschkonzert (Musica a richiesta). Il primo testo è impostato sulla drammaturgia delle lunghe pause tra i dialoghi scritti in dialetto bavarese per dimostrare il disagio comunicativo dei personaggi e la vacuità della loro parola, che nella seconda commedia in questione diventa silenzio assoluto, segno di mortalità e impotenza. Il solo gesto accompagna la inquietante vicenda della protagonista. Le didascalie conferiscono all'opera una dimensione autoreferenziale, autistica, per denunciare l'assenza di valori morali e di principi etici nella nostra società che nega agli uomini la speranza del riscatto, relegandoli a vivere imprigionati in una cella-mondo senza voci.
Completa la serie di interventi dedicati al teatro la scritto di Marco Bernardi, direttore e regista del Teatro Stabile di Bolzano in carica dal 1980, che in 60 anni nel 2010: prospettive e nuove funzioni per una riforma del teatro Stabile di Bolzano individua tre percorsi sui quali sviluppare e organizzare il futuro dell'Ente: la sua trasformazione in “organismo di interesse regionale” per meglio razionalizzare le risorse pubbliche e coordinare le stagioni in lingua italiana; la formazione del pubblico attraverso operazione di divulgazione dei linguaggi e della storia del teatro; il rafforzamento dell'attività promozionale nel centri periferici del territorio.
Infine si segnala lo studio di Giuliano Tonini, Il salotto a Bolzano fra Settecento e inizi Ottocento, in cui ricostruisce l'attività musicale promossa dalla facoltosa borghesia cittadina. L'individuazione degli ambienti privati disegna un'interessante mappa degli spazi per lo spettacolo utilizzati all'epoca.
Sommario
Presentazione
di Claudio Nolet
Nota del curatore
di Giorgio Delle Donne
Ritorno del Carducci
di Francesco Flora
Minima (sud) Tirolensia
di Tino Tomasi
Vita di un teatro, parte I
di Fantasio Piccoli
L'università a Bolzano. Individui, lingue, nazioni
di Guido Calogero
Sudtirolo, razzismo e civiltà
di Stelio Danese
Aspetti della recente narrativa italiana
di Lidia Menapace
Un libro sulla questione dell'Alto Adige
di Claudio Nolet
Cultura e politica nella passione e nel pensiero di Croce
di Francesco Capanna
Omaggio a Croce
di Giovanni Spadolini
Il problema etnico e la situazione sociale
di Alfredo Casera
La crisi della pedagogia liceale
di Carlo Lazzerini
In una stagione contraddittoria si impone l' "Amleto" dello Stabile di Bolzano
di Piero Agostini
Tomizza: 1969-1972 di Bruno Maier
Goethe e Manzoni di Horst Rüdiger
Valori ritmici e tonali nella poesia di C. Pavese
di Silvano Demarchi
La Valle di Fassa nell'opera di Padre Ghetta
di Vito Pallabazzer
Petrarca nella letteratura tedesca
di Horst Rüdiger
Laboratorio teatrale e ricerca interdisciplinare
di Alessandro Fersen
La "Wiedererwachsung" italiana di A. Dürer, uomo del Nord
di Elda Tapparelli
A proposito di Willy Valier e del suo tempo
di Pier Luigi Siena
Evviva il Verdi!
di Umberto Gandini
Ricordo di Nicolò Rasmo
di Silvia Spada
La poesia di G. A. Borgese
di Aldo Capasso
All'eterno dal tempo: Biagio Marin e il canto di una vita
di Bruno Maier
Bruno Maier e la "Letteratura triestina" di Sandro Guarnier
Il salotto musicale a Bolzano fra Settecento e inizio Novecento
di Sandro Guameri
I Dableiber dopo il settembre 1943
di Alexandra Calzà Klebelsberg
C. Sabarbaro tra negazione e amore per la vita
di Elio Andriuoli
Sfogliando lo "Zibaldone " dI Leopardi. Pensieri sulla sua attualità
di Joseph Maurer
L'ispirazione meranese di Luigi Bartolini
di Silvano Demarchi
Artaud, la follia che decostruisce il logos
di Eugen Galasso
La poesia di J. Prevert, simbolo di un'epoca
di Elena Fiorioli
Pirandello e l'umorismo ne "Il fu Mattia Pascal"
di Antonio Piromalli
In ricordo di Karl Plattner
di Pier Luigi Siena
L'apatia e il delitto della parola. Appunti sul teatro di Franz Xavier Kroetz
di Massimo Bertoldi
La breve ma incisiva parabola di Ippolito Nievo
di Carmelo Ciccia
Parentesi, incisi, iterazioni, interiezioni
di Hans Drumbl
60 anni nel 2010: prospettive e nuove funzioni per una riforma del Teatro Stabile di Bolzano
di Marco Bernardi
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