Derek Jarman
Chroma


Milano, Ubulibri, 2008, pp. 123, € 18,00
ISBN ISBN 9788877481436

Data di pubblicazione su web 31/10/2008

Copertina libro

Colpito dall'Aids, mentre lottava contro la cecità, Derek Jarman scrisse, come Johann Wolfgang Goethe, il suo trattato dei colori raccolto nelle pagine di Chroma, che ubulibri ristampa dopo la fortunata edizione del 1995 nella traduzione firmata da Silvio Danese. Regista, scenografo, pittore e scrittore, Jarman dedicò la sua opera ad Arlecchino "pezzente e povero cristo con le sue toppe rosse, blu e verdi. Briccone mercuriale con la maschera nera. Camaleonte che prende ogni colore. Acrobata aereo che salta, balla e fa le giravolte. Figlio del caos." E lo spirito della maschera, ora demoniaco ora beffardo, aleggia come un'ombra tra le pieghe del libro, che incrocia momenti estatici, multiformi manifestazioni biografiche, segmenti di storia dell'arte, girandole di immagini, aneddoti, poesia.

La rassegna dei colori inizia con il bianco, il colore dell'infanzia, dominante nella descrizione di una cartolina del 1906 che fotografa un gruppo di fanciulle eduardiane in lunghi abiti, fonte ispiratrice di una serie di quadri. Il bianco scandirà più tardi i drammatici ritmi della malattia: "Odio il bianco…Inghiotto le pillole bianche per restare vivo, per combattere il virus che sta distruggendo i globuli bianchi del mio sangue". Se il "vedere rosso" significa passione omosessuale, con la "materia grigia" si entra nel gioco oscuro delle ombre e si incontrano in una sorta di dialogo immaginario Andrea Mantegna, Samuel Beckett e William Burroughs. Il verde costituisce per Jarman un'esplosione di vita, è il colore degli anni Settanta e delle avventure psichedeliche. Il marrone rappresenta il ritorno alla malinconia evocata dai ritmi lenti dell'inverno. Passando attraverso il giallo e l'arancione, le riflessioni sull'arte di Leonardo e Michelangelo, si arriva al capitolo più bello del libro, che colpisce per l'intensità e il calore della scrittura. Si intitola "Nel blu" e l'autore pennella una catena di immagini fulminanti, di frammenti di vita. Il blu corrisponde al colore dell'eternità e del Giappone ("gli abiti da lavoro, il blu dei tetti delle case"), il ricordo delle "strade devastate di Sarajevo", è l'amore universale in cui l'uomo si abbandona", nonché "paradiso terrestre". Si trasforma infine in colore che accompagna il calvario esistenziale di Jarman, come racconta lo stesso nelle pagine di questo capitolo ("il blu è l'oscurità resa visibile").

Chroma procede il suo viaggio cromatico con il rosa dei corpi di Pontormo e il viola del fazzoletto di Desdemona nell'Otello di Giuseppe Verdi. Seguono le inquietudini del nero e, per concludere, una misteriosa "Traslucenza", ricca di fantasmi e di strane figure.

Alla fine di questo itinerario cromatico sembra che lo sguardo di Jarman si stia definitivamente smarrendo nel nulla dell'oblio e si riaffaccia prepotente l'immagine iniziale di Arlecchino. Immagine che ora tende a diventare amara e sfuocata, ma luminosa nel ricordo di questo grande artista.





di Massimo Bertoldi

Chroma

Indice




Indice

Chroma

Arlecchino

Introduzione

Bugie bianche

L’ombra è la regina del colore

Vedere rosso

Il romanzo della rosa e il sonno del colore

Materia grigia

Marsilio Ficino

Pollice verde

I colori alchemici

E ora la vecchia vacca marrone

I pericoli del giallo

Una punta d’arancione

Leonardo

Nel blu

Isaac Newton

Un complesso capitolo porpora

Magia nera

Argento e oro

Iridescenza

Traslucenza