Drammaturgia Musicale, fascicolo 3



Drammaturgia Musicale, direttore Antonio Titone, primavera 2007, pp.126, ISBN 978888161198-X

Data di pubblicazione su web 21/04/2008

copertina

Il numero della rivista si apre con l'intervento di Marilena Gallo sulla raccolta di brani strumentali Armonia capricciosa del maestro di ballo Tomaso Motta, pubblicata nel 1681 e riedita nel 2004 a cura della stessa autrice. Dopo essersi soffermata sulle lettere dedicatorie della stampa originale, la studiosa illustra le difficili e infruttuose indagini archivistiche intraprese per la ricostruzione delle vicende biografiche di Motta e i criteri di trascrizione adottati per l'edizione critica. Infine descrive i trentuno pezzi contenuti nella raccolta, organizzando la trattazione per generi (bourrée, corrente, minuetto, sarabanda, allemanda, canario, gagliarda, gavotta, giga, aria, arietta, balletto, preludio), e dà conto dell'autopromozionale postfazione dell'opera firmata dall'autore, dalla quale si evince l'ambivalente indirizzo di fruizione dei brani, coreutico e cameristico.

Segue l'approfondimento dedicato da Carlo Carratelli agli aspetti drammaturgici del Lohengrin di Salvatore Sciarrino, opera che vede la luce in due versioni nei primi anni Ottanta del Novecento (1983 e 1984) come libera rielaborazione dell'omonimo lavoro edito nelle Moralités Légendaires di Jules Laforgue (1887). Lo studioso pone particolare attenzione ai problemi inerenti alla recezione del melodramma: lo spettatore è chiamato ad intraprendere un complesso percorso cognitivo ed ermeneutico, in un graduale processo di identificazione con Elsa, la protagonista, intensificato grazie al ricorrente riferimento simbolico al tema dello specchio. Rilevata la dimensione onirico-mitologica del lavoro, Carratelli si sofferma sulla strategia compositiva di Sciarrino, che, creando nell'ascoltatore spazi mentali fatti di attese, inganni e ricorrenze, evoca ipotesi interpretative della struttura drammaturgica dell'opera.

Stefano Lombardi Vallauri dedica il suo intervento al melodramma L'Angelo e il Golem, eseguito a Palermo nel 2000, commissionato dal Teatro Massimo al compositore Francesco La Licata e all'artista visivo Fabrizio Lupo, responsabile di soggetto, regia e messinscena. Lombardi si sofferma sulla fase di gestazione della creazione, illustrando le contaminazioni e commistioni testuali del libretto e gli aspetti principali del linguaggio musicale, e sulla proficua interazione tra media in fase esecutiva, realizzata con la proiezione di filmati ad intervallare le sette sezioni cantate di cui si compone il lavoro. In seguito analizza le sette scene, illustrandone i significati simbolici e la struttura della partitura, per poi segnalare il tema filosofico di fondo dell'opera: l'essenza fisica e metafisica della musica che, a partire dalla materia sonora, è in grado di suscitare nell'ascoltatore pensieri ed emozioni trascendenti.

Il contributo di Maria Roberta Milano illustra le vicende biografiche ed artistiche del compositore calabrese Maurizio Quintieri (Paterno Calabro, 1884 - Cosenza, 1975), vissuto a Napoli, Milano e Roma pur mantenendo un forte e duraturo legame affettivo con la terra d'origine. In particolare sono ricostruite le vicissitudini compositive ed esecutive delle quattro opere liriche, elaborate nell'arco di più di un quarantennio: Julia (eseguita per la prima volta a Cosenza nel 1923), La rosa di Sion (Padova, 1951), Liliadeh (Cosenza, 1967) e Genziana (sinora mai rappresentata).




Indice

 

Marilena Gallo, L’Armonia capricciosa di suonate da camera... op. I di Tomaso Motta milanese, maestro di ballo (1681)

 

Carlo Carratelli, «Evocare lo spazio interiore»: drammaturgia e simbolica del Lohengrin, da Jules Laforgue a Salvatore Sciarrino

 

Stefano Lombardi Vallauri, La musica come simbolo umanistico della vita e della coscienza in L’Angelo e il Golem di Francesco La Licata e Fabrizio Lupo

 

Noterelle

Maria Roberta Milano, Maurizio Quintieri, musicista calabrese

 

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