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Paul Strand, Cesare Zavattini - Lettere e immagini

A cura di Elena Gualtieri

Archivio Cesare Zavattini, Fondazione Un Paese, Edizioni Bora Bologna 2005
ISBN 88-88600-37-x

1952-1955, questo l’arco di tempo occupato dalla creazione di Un Paese, opera che combina, con un risultato unico, gli sguardi su Luzzara di Paul Strand e Cesare Zavattini. Durante questo periodo, e per molti anni fino e oltre la morte di Strand, un ricco e significativo scambio epistolare tra i due autori segna la storia del libro. La collaborazione professionale diventa una vera amicizia e le lettere continuano anche dopo l’uscita di Un Paese.

In occasione del cinquantenario della prima edizione dell’opera, questo carteggio, in gran parte proveniente dall’Archivio Cesare Zavattini, è stato raccolto in un interessante libro curato da Elena Gualtieri, Paul Strand - Cesare Zavattini, lettere e immagini. Oltre a un bel saggio della curatrice e alle testimonianze scritte del sodalizio professionale tra il fotografo statunitense e uno degli autori più acuti del cinema italiano, il volume raccoglie le lettere redatte da Hazel Strand dopo la morte del marito e una serie di scatti inediti del fotografo, di sua moglie e del figlio, Arturo Zavattini.

Un Paese trova nella combinazione tra lo sguardo di Strand, che a Luzzara recupera una concezione "artigianale" della fotografia, e quello di Zavattini, che a Luzzara ci è nato e a questo lavoro deve una revisione del suo passato di uomo e di scrittore, la giusta direzione per un percorso di penetrazione nelle radici antropologiche e nelle ragioni sociologiche dell’Italia degli anni Cinquanta.

È un lavoro che procede per gradi, in tempi e luoghi diversi. Strand e Zavattini si sono incontrati su un terreno che già prima del 1952 (anno dei primi contatti per il libro) pensavano entrambi di coltivare, anche se separatamente e, forse, con premesse diverse. Per Strand l’idea di fare un testo come Un Paese nasce nel 1932, dopo aver trascorso un periodo a Taos. Prima di incontrare Luzzara era alla ricerca di un villaggio adatto al suo progetto. Allo stesso modo Zavattini aveva proposto a Einaudi nel febbraio del 1952 il progetto di una collana intitolata Italia mia. La collana doveva essere costituita da una serie di libri fotografici, ogni libro doveva concentrarsi su una singola città "analizzata" dallo sguardo di un regista famoso: Eduardo De Filippo per Napoli, Luchino Visconti per Milano, Roberto Rossellini per Roma.

Con questi presupposti, i due progetti non aspettavano altro che incontrarsi per divenire un’unica opera. A colpi di "Caro Strand" e "Caro Zavattini" la progettazione di Un Paese procede a tappe, accompagna momenti importanti della vita dei due autori, si nasconde dietro altri doveri per qualche periodo, ma è sempre lì, deve essere portato a termine, nonostante gli impegni in giro per il mondo. Il bel volume curato da Elena Gualtieri, si propone, con successo, di portare allo scoperto il percorso attraverso cui Un Paese si forma.

La prima visita di Strand a Luzzara risale al dicembre del 1952. La corrispondenza con Zavattini comincia subito dopo, quando il fotografo ritorna a Parigi. A Strand i paesaggi di Luzzara sembrano un po’ scialbi, è per questo che propone a Zavattini di aggiungere qualche scatto dei luoghi circostanti. La lettera che lo scrittore invia per risposta è fondamentale per comprendere le premesse del metodo di lavoro zavattiniano. Nella lettera del 13 gennaio 1953 Za scrive: "[] Il tipo di testo che avevo pensato [] sarebbe quello delle interviste [] Naturalmente sarò io il direttore segreto delle cose che verrano fuori dalla bocca di quella gente [] io vorrei riuscire a far venir fuori la realtà più reale possibile dalle parole, dalle confidenze, dalle confessioni degli abitanti, incontrati per strada o nelle loro case o al caffé, interrogati lungamente o brevemente, con fatica o con facilità". Ancora più notevole è, nella stessa lettera, la spiegazione della scelta di Luzzara: "[] E’ chiaro che per me Luzzara è sì il mio paese natale, ma lo prendo come un qualsiasi paese del mondo e questa tecnica di esame la userei per qualsiasi paese del mondo, il fatto di essere io nativo di lì mi consente una più calda e esatta indagine, un tono certamente autentico []". Zavattini si comporta quindi come uno scrittore/antropologo, e appare perciò perfettamente in linea con il metodo di lavoro di Paul Strand.

Il contributo dello scrittore non si ferma solo alla parte testuale, ma già per la prima visita degli Strand a Luzzara elenca, nella lettera del 27 novembre 1952 a Bruno Fortichiari, una serie di luoghi (o di ricordi?) rilevanti del suo paese natio. L’importanza dell’apporto di Zavattini per la parte iconica è chiara al fotografo dall’inizio alla fine del progetto. In una lettera del 22 settembre 1953 Strand esprime l’intenzione di fare la selezione delle fotografie in base alla parte scritta: "[] il processo di selezione dipenderà da tanti fattori, per ora sconosciuti. Per esempio: 1. la linea tematica e lo sviluppo del testo []".

Nel complesso ciò che si evince dal carteggio è un generale accordo sul piano di lavoro e sul suo sviluppo. Forse l’unico, piccolo, contrasto dei due trapela nell’intenzione di Zavattini di introdurre il libro nella collana Italia mia. Per il resto, anche dalle lettere successive all’uscita di Un Paese, si capisce che l’incontro tra Strand e Zavattini ha segnato in maniera positiva entrambi, tanto che il sodalizio professionale si è trasformato in autentica amicizia. Hazel ha continuato a mantenere contatti con lo scrittore anche dopo la morte del marito. Le lettere raccolte nel volume arrivano infatti fino al 1977, anno che vede l’uscita di Un paese vent’anni dopo realizzato da Zavattini con il fotografo Berengo Gardin, nel tentativo di mostrare la distanza tra la Luzzara del 1955 e quella della fine degli anni settanta. Concludono il libro le settantuno fotografie donate da Hazel a Zavattini e poi da quest’ultimo al comune di Luzzara e gli scatti di Arturo Zavattini: particolari della vita di Luzzara e dei suoi abitanti, immagini scartate da Strand per l’edizione definitiva, ma anche momenti fondamentali nel percorso di creazione di un’opera che ha saputo ridefinire, in maniera nuova e originale il rapporto tra scrittura e fotografia.



Lucia Di Girolamo


Copertina del libro

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