Il castello di Elsinore, anno XVIII, 52, 2005



anno XVIII, 52, 2005, euro 18,00

Data di pubblicazione su web 27/04/2006

copertina
Denso e eterogeneo questo numero de «Il castello di Elsinore» presenta tre ampi interventi sui temi della quête, della gnosi e della metafisica condotti sull'analisi dell'opera di tre artisti appartenenti a epoche e temperie culturali diverse.

Il saggio di apertura propone uno studio di Elena Randi sulla Caterina di Heilbronn scritta da Heinrich von Kleist nel 1807 e messa in scena per la prima volta nel 1810 e pone in relazione il dramma con il contemporaneo saggio-racconto dell'autore tedesco, Sul teatro di marionette, datato anch'esso 1810. L'autrice individua nella protagonista i tratti della «Marionetta divina» e legge il testo portando alla luce gli elementi orfici e neoplatonici che ne costituiscono il sostrato.

La presenza di marionette, attori e burattini diviene diretta e esplicita nell'analisi di Siepe a nordovest (1919) di Massimo Bontempelli condotta nell'intenso e lineare saggio di Cristina Grazioli che indaga la natura di tali presenze in un testo che, per la sua struttura a incastro e la natura metateatrale, mostra forti punti di contatto con Zum Grossen Wurstel (Al gran teatro dei burattini) composto da Arthur Schnitzler nel 1901. La valutazione dei rapporti e delle relazioni intercorsi tra lo scrittore e Giorgio De Chirico che, nel 1922, illustrò una nuova edizione della «farsa in prosa e in musica» di Bontempelli induce quindi l'autrice a sviluppare alcune considerazioni sul manichino come «variante metafisica della marionetta».

Lo scritto di Antonio Attisani chiude la sezione saggi della rivista cercando di individuare le tracce di un individuale e originale percorso gnostico compiuto da Grotowski all'interno del suo lavoro di ricerca teatrale. L'indagine critica di Attisani è preceduta da una lunga e articolata premessa che denuncia come il regista polacco, figura fondamentale del teatro contemporaneo, pur essendo oggetto di una nutrita e vasta bibliografia, manchi a tutt'oggi di studi approfonditi in grado di restituire in modo completo e consuntivo la natura del suo operato.

Completano il numero una conversazione tra Eugenio Barba e Ruggero Bianchi e un saggio di Antonello Motta che studia alcuni allestimenti di Ingmar Bergman (Re Lear, Peer Gynt, Spettri) inserendoli nel più ampio contesto della sua intera produzione e dedicando particolare attenzione al ritratto d'artista come figura contrapposta ai detentori del potere sociale.

Indice

Saggi

Elena Randi, Il motivo della quête nella Caterina di Heilbronn kleistiana

Cristina Grazioli, Da Hanswurst alla metafisica: Siepe a nordovest di Bontempelli

Antonio Attisani, Tracce gnostiche nella ricerca di Grotowski

Materiali

Il teatro in tempi di entropia (conversazione fra Eugenio Barba e Ruggero Bianchi)



Spettacoli

Antonello Motta, Artisti vittime e borghesi carnefici: Re Lear, Peer Gynt e Spettri secondo Ingmar Bergam