Siro Ferrone
Arlecchino. Vita e avventure di Tristano Martinelli attore
Bari-Roma, Laterza, 2006, 246 pp., euro 18
ISBN 88-420-7868-9
Data di pubblicazione su web 19/02/2006
Così dà avvio al suo
Questo attore-apostolo dell'arte arlecchinesca è un mantovano (era nato a Marcaria nei pressi del capoluogo il 7 aprile 1557), si chiama Tristano Martinelli e a Mantova morirà, in contrada del Mastino, «di febbre e cataro (

Arlecchino, dalle Compositions de Rhétorique
di Tristano Martinelli (1601)
Ma che razza di teatro proponeva, nel suo spudorato ardimento, questa decina di giovani, buttatisi allo sbaraglio dalla provincia del Nord Italia (Mantova è un colto, ma pur sempre piccolo ducato) nelle maggiori capitali dell'allora Occidente teatrale? Ne sa qualcosa Enrico III di Francia, «innamorato dei travestimenti e degli apparati spettacolari» che, al suo ritorno a Parigi dalla Polonia per la propria incoronazione, aveva avuto modo a Venezia sin dal 1574 di apprezzare l'abilità degli attori italiani nel «riecheggiare... le storie banali e grossolane a cui erano abituati gli spettatori francesi, esagerando però le scandalose oscenità e l'energia corporea». Eppoi c'era il fatto che quelle «loro storie piene di vitalità e di sesso felice, capaci di scatenare un riso liberatorio e lucroso, erano recitate da donne vere. Niente ragazzini o uomini travestiti, ma donne bene in carne, vistose e seminude...». I
Con suo fratello Drusiano decide di cavalcare lo scandalo che circonda, come una cupa aureola, la figura dell'attore. Visto che i comici sono considerati diavoli tentatori (e le loro compagne prostitute), visto che il teatro è spesso paragonato ad un vestibolo dell'Inferno, Tristano offrirà allo spettatore questo diavolo e quell'Inferno. Il suo Arlecchino, al centro di una grottesca, esasperata, paradossale rappresentazione dell'Aldilà, verrà promosso Re dei Diavoli. Agirà dunque a capo di una torma di «fantasmi, spettri, demoni, anch'essi mascherati, osceni, rumorosi, vestiti con colori squillanti». Adotterà per l'occasione non il bergamasco delle vallate, tipico dello zanni ex montanaro inurbato, ma il dialetto mantovano, tra il veneto, l'emiliano e il lombardo, arricchendolo tuttavia «di parole latine, francesi, spagnole, imparate lungo la strada, dando vita a cacofonie, allitterazioni, onomatopee, un agglomerato di fonemi più che un tessuto sintattico...».

Partiocolare del dipinto Commedia dell'Arte à la cour
de Charles IX (1576), di Anonimo fiammingo,
in cui è ritratto Tristano Martinelli
Ci è impossibile seguire in questa nostra scheda l'intero percorso attorale di questo mezzo genio, il cui irrequieto vagabondare ha qualcosa dell'apparire e dello scomparire di un lemure nel folto della vegetazione, tra il buio notturno e radi squarci di luce. Ferrone lo tallona da presso: ora è a Madrid, poi c'è traccia di lui in un imprecisato delitto commesso a Verona (di fatto lui e la moglie Cassandra Guantari, di cui facciamo per l'occasione conoscenza, sono ambedue al bando), poi con Drusiano li ritroviamo a Firenze presso i Medici: nel 1598 Tristano, constatando che il fratello e la moglie Angelica, che ha avuto un bimbo da un altro, sono ai ferri corti, e forse ci scappa un altro morto, baratta una protezione sicura con l'ingaggio dei suoi nella compagnia stabile del proprio duca, Vincenzo Gonzaga.
Questa e molte altre, alcune turbinose, altre pateticamente squallide, sono le vicende che caratterizzano l'esistenza di molti attori della prima grande stagione europea, tra Cinque e Seicento (la vita del Molière capocomico, vari decenni dopo, non sarà più pacata: e quando Racine si insinuerà tra gli attori non si rivelerà, neppure lui, uno stinco di santo...). C'è chi finisce ucciso in una taverna (non fu questo il destino del giovane e grandissimo Marlowe, nella Londra di Shakespeare?), c'è chi, come Martinelli, «trasferisce la parte di ”re”, che ha inventato a Parigi, dalla scena del teatro a quella del mondo». Il 2 aprile 1599 Arlecchino-Tristano è nominato dal suo signore, Vincenzo I, sovrintendente dei comici e ciarlatani per tutti i territori gonzagheschi (Monferrato incluso). Quando Enrico IV di Francia decide di sposare Maria dei Medici, scrive a Tristano a Mantova: «Arlechin, essendo venuta la famma vostra sino a me, et della bona compagnia de comedianti che voi avete in Ittalia, io ho desiderato farvi passare i monti e tirarvi in questo mio regno...». Dall'Inferno della Foire al Paradiso, o meglio al Parnaso delle nozze regali tra Francia e Italia. Dopo Tristano - osserva Ferrone nella premessa da cui siamo partiti - altri Arlecchini ci hanno onorato nel mondo. L'ultimo si chiama Ferruccio Soleri, sarà a settembre in Cina a «mostrar la sua perizia...».
Guido Davico Bonino (Copyright "La Stampa" 2006)
Indice
Premessa
Nota al testo
Parte prima - Leducazione teatrale
Capitolo primo
Da Mantova allEuropa
Drusiano e Tristano nelle Fiandre
Ritratto di gruppo
Anversa Lione Londra
Compagni di strada
Capitolo secondo
La nascita dArlecchino
Amuleti per una dinastia sterile
La politica degli attori
La costruzione del personaggio
Avventure di Arlecchino
Battaglie teatrali e guerra civile
Parte seconda - Arlecchino Tristano
Capitolo terzo
Arlecchino va a nozze
Il romanzo di Angelica e Drusiano
Attore e funzionario ducale
Le nozze di Maria e Enrico
Delitti e matrimoni
Capitolo quarto
La stampa delle creature
Affari di stato e affari di famiglia
Le responsabilità di un solista capocomico
Il passaggio dei poteri
Morte e resurrezione di
Appendice
Alcune tracce letterarie di Arlecchino
Nota bibliografica
Indice dei nomi