Mario Messinis
Ah, Les Beaux Jours!
Firenze, Leo S. Olschki, 2002, pp. 177, euro 19,00
ISBN 88 222 5127 X
Data di pubblicazione su web 20/01/2003
Fra i più acuti critici musicali italiani, Mario Messinis, veneziano purosangue, ha ricevuto un doveroso omaggio per i suoi settant'anni compiuti il 7 marzo 2002. Niente di meglio è stato che raccogliere mezzo secolo di contributi che di giornalismo in senso stretto non hanno altro che la destinazione, essendo in gran parte tratti dalla lunghissima titolarità della rubrica tenuta sul "Gazzettino" di Venezia. Si tratta di articoli apparsi fra il 1965 e il 2002 raccolte da Paolo Pinamonti che le introduce con un saggio dedicato a Mario Messinis.
Le responsabilità artistiche assunte al teatro La Fenice provocarono un rallentamento dell'impegno con i giornali. A parte l'obbligata brevità degli interventi, di giornalistico in senso stretto troviamo ben poco. Tra le righe della doverosa cronaca di spettacoli, concerti, ricordi, omaggi, scopriamo piuttosto tante idee incastonate come succose miniature saggistiche dalle quali, anche a una superficiale lettura, risulta la vivacità dei giudizi e la varietà degli interessi, inseguiti con assoluta serietà professionale. Per chi conosce Messinis sa che i criteri di una sicura oggettività sono stati in parte "traditi" dal suo amore incondizionato per la musica contemporanea, figlia quasi sempre non degenere di quelle avanguardie storiche che trovarono nella scuola viennese di Schoenberg il punto di inizio.
È questa la parte più accattivante per il lettore di cose musicali: Sinopoli, Nono, Varèse, Petrassi, Schnittke, Malipiero, Ligeti, Maderna, Togni, Henze, la serie dei suoi coetanei con Donatoni in prima fila e Stockhausen sullo sfondo, la cultura di Manzoni e i più giovani Vacchi e Sciarrino formano un mosaico, cui possiamo utilmente ricorrere anche per ricostruire la vita musicale contemporanea italiana del dopoguerra.
Tra questi 'piccoli' saggi, ricordiamo quello dedicato a Karlos Kleiber e a Herbert von Karajan; i ritratti di Pollini e Rubinstein e del loro pianismo, la dedicatio a Arturo Toscanini, per citarne alcuni. Sono rapide immagini che offrono a chi non ha assistito alle loro interpretazioni singolari un arricchimento e constituiscono uno spunto per approfondire un segmento storico musicale vicino a noi.
Le responsabilità artistiche assunte al teatro La Fenice provocarono un rallentamento dell'impegno con i giornali. A parte l'obbligata brevità degli interventi, di giornalistico in senso stretto troviamo ben poco. Tra le righe della doverosa cronaca di spettacoli, concerti, ricordi, omaggi, scopriamo piuttosto tante idee incastonate come succose miniature saggistiche dalle quali, anche a una superficiale lettura, risulta la vivacità dei giudizi e la varietà degli interessi, inseguiti con assoluta serietà professionale. Per chi conosce Messinis sa che i criteri di una sicura oggettività sono stati in parte "traditi" dal suo amore incondizionato per la musica contemporanea, figlia quasi sempre non degenere di quelle avanguardie storiche che trovarono nella scuola viennese di Schoenberg il punto di inizio.
È questa la parte più accattivante per il lettore di cose musicali: Sinopoli, Nono, Varèse, Petrassi, Schnittke, Malipiero, Ligeti, Maderna, Togni, Henze, la serie dei suoi coetanei con Donatoni in prima fila e Stockhausen sullo sfondo, la cultura di Manzoni e i più giovani Vacchi e Sciarrino formano un mosaico, cui possiamo utilmente ricorrere anche per ricostruire la vita musicale contemporanea italiana del dopoguerra.
Tra questi 'piccoli' saggi, ricordiamo quello dedicato a Karlos Kleiber e a Herbert von Karajan; i ritratti di Pollini e Rubinstein e del loro pianismo, la dedicatio a Arturo Toscanini, per citarne alcuni. Sono rapide immagini che offrono a chi non ha assistito alle loro interpretazioni singolari un arricchimento e constituiscono uno spunto per approfondire un segmento storico musicale vicino a noi.
di Antonella Bartoloni
Indice
Indice
Paolo Pinamonti
Ah les beaux jours! Il magistero critico di Mario Messinis
Ansermet: la voce di Debussy
Il grido in tre atti di Karlos Kleiber
Compositori affidati all'esperienza direttoriale
Karajan rende all'Ottava di Bruckner la sua parsifaliana
L'Aida del debuttante
Le elettrizzanti infedelta' di Bernstein. Alla scoperta della teatralita' sinfonica di Berlioz e di Mahler
Chung e il Mahler - dopo - Mahler
Fra Vivaldi e Boheme i magnifici ottant'anni di Karajan
I due Kleiber
Monumento Boulez
La depurata Romantik di Giuseppe Sinopoli
Maestrie del Maestro
Salzburg contra Karajan, con lieto fine funebre
Sinopoli affronta la totale consapevolezza di Mahler, dopo il congedo
L'asse ereditario di Arturo Toscanini
Tristani Tristani
" Strauss via Berg e Schoenberg": la cifra interpretativa della Elektra
fiorentina di Abbado
Salutare rivisitazione di Boito
Immediatezze e riflessioni pucciniane di Giuseppe Sinopoli
L'armonia e la distruzione nell'ultimo Parsifal di Abbado a Salisburgo
Mila alla Scala
Il pensiero pianistico di Carlo Pestalozza
Ricordo di Giulio Confalonieri
Nono, l'antitesi e il progetto
L'esempio di Massimo Mila
Debito a Varese
Folla ed entusiasmo per Schnittke
Petrassi: altri Beaux jours a Siena e a Citta' di Castello
La scrittura di Malipiero
Malipiero; l'anima e le maschere
Ligeti a Settembre musica
L'incompiuta memoria di Bruno Maderna
Dopo Nono, Berlioz: un Te Deum per il felice epilogo della Sagra musicale
umbra
Henze reinventa Manon. Polistilismo e teatralita'. Boulevard Solitude festeggia a Genova i suoi cinquantanni ben portati
Intolleranza '70
Berg, oltre la tabula rasa
Estroversioni vitalistiche e le luminose versioni di Bernstein
Donatoni e gli automatici rifiuti dell'apparenza estetica
L'angelica solitudine di Hyperion
La costruzione del mito in Salvatore Sciarrino: il ritorno di Amore e di Psiche
Tutto esaurito, a Parigi, per Stochkausen
Il Faust di Mann e' un'artista solitario. La nuova opera di Manzoni
Steffani a Castelfranco: non sempre i musicologi raccontano fandonie
Un'opera quasi segreta di Richard Strauss
Il Novecento storico riecheggia come una leggenda nel viaggio di Fabio
Vacchi e di Tonnino Guerra
Squilli vermigli, brividi soprannaturali e cadenze rapsodiche fan risorgere il Maggio
Jeffrey Tate resuscita a Napoli l'ultima e ben poco lieta fiaba di Engelbnert Humperdinck
Bach come Durer? Bach come Tiepolo?
Volutta' tragica e volutta' del gingillo nel Blaubart di Camillo Togni
Le distanziate adesioni al modello di Debussy e Maeterlink nelle
Impressioni di Pelleas di Peter Brook
Gli enigmatici filtri stilistici di Beniamin Britten
Due Debussy per Pier Liugi Pizzi
Fra Gluck e Cherubini il Don Giovanni di Ferro
La memoria illusiva dell'antic nella Poppea di Graham Vick
Al cospetto di un plagio di gran pregio: perplessita'
Dissenso russo al Marcello
Senza deflorare il mistero: Bergkistall e Autotono
I testi classici sono divenuti pure occasioni per rinnovate visioni interpretative: John Ogdon a Venezia
Puro, folle e, quasi, non piu' tedesco
I dialoghi con Chiara Haskil, con le stelle e con gli abissi
Horowiz Traumerei
Il suono-colore di Benedetti
Kempff o della devozione classica privata
Il solista
Rubinstein e' morto
I pianoforti di Beethoven
Le iperboli autocontrollate di Zimerman
La integrale lettura beethoveniana di Pollini
Richter: non contemplare gli alberi senza vedere il bosco
L'orma di Gieseking
Memore di Arrau, Bronfman concilia le due anime di Brahms
La rivoluzione silenziosa di Gistav Leonhardt
Straziata dai serpenti di Lacoonte Maria canta
La Parisina mascagnana si divincola come puo' dalla prepotente stretta del giudice Fico
La nuova semplicita' di Alban Berg
Boulez a Baden-Baden, un genetliaco
Il delirio funebre di Penderecki
Pugno
Adescamenti, autonomia, contaminazioni: la modernita' cerca identita'
Com'era? Dov'era?
Paolo Pinamonti
Ah les beaux jours! Il magistero critico di Mario Messinis
Ansermet: la voce di Debussy
Il grido in tre atti di Karlos Kleiber
Compositori affidati all'esperienza direttoriale
Karajan rende all'Ottava di Bruckner la sua parsifaliana
L'Aida del debuttante
Le elettrizzanti infedelta' di Bernstein. Alla scoperta della teatralita' sinfonica di Berlioz e di Mahler
Chung e il Mahler - dopo - Mahler
Fra Vivaldi e Boheme i magnifici ottant'anni di Karajan
I due Kleiber
Monumento Boulez
La depurata Romantik di Giuseppe Sinopoli
Maestrie del Maestro
Salzburg contra Karajan, con lieto fine funebre
Sinopoli affronta la totale consapevolezza di Mahler, dopo il congedo
L'asse ereditario di Arturo Toscanini
Tristani Tristani
" Strauss via Berg e Schoenberg": la cifra interpretativa della Elektra
fiorentina di Abbado
Salutare rivisitazione di Boito
Immediatezze e riflessioni pucciniane di Giuseppe Sinopoli
L'armonia e la distruzione nell'ultimo Parsifal di Abbado a Salisburgo
Mila alla Scala
Il pensiero pianistico di Carlo Pestalozza
Ricordo di Giulio Confalonieri
Nono, l'antitesi e il progetto
L'esempio di Massimo Mila
Debito a Varese
Folla ed entusiasmo per Schnittke
Petrassi: altri Beaux jours a Siena e a Citta' di Castello
La scrittura di Malipiero
Malipiero; l'anima e le maschere
Ligeti a Settembre musica
L'incompiuta memoria di Bruno Maderna
Dopo Nono, Berlioz: un Te Deum per il felice epilogo della Sagra musicale
umbra
Henze reinventa Manon. Polistilismo e teatralita'. Boulevard Solitude festeggia a Genova i suoi cinquantanni ben portati
Intolleranza '70
Berg, oltre la tabula rasa
Estroversioni vitalistiche e le luminose versioni di Bernstein
Donatoni e gli automatici rifiuti dell'apparenza estetica
L'angelica solitudine di Hyperion
La costruzione del mito in Salvatore Sciarrino: il ritorno di Amore e di Psiche
Tutto esaurito, a Parigi, per Stochkausen
Il Faust di Mann e' un'artista solitario. La nuova opera di Manzoni
Steffani a Castelfranco: non sempre i musicologi raccontano fandonie
Un'opera quasi segreta di Richard Strauss
Il Novecento storico riecheggia come una leggenda nel viaggio di Fabio
Vacchi e di Tonnino Guerra
Squilli vermigli, brividi soprannaturali e cadenze rapsodiche fan risorgere il Maggio
Jeffrey Tate resuscita a Napoli l'ultima e ben poco lieta fiaba di Engelbnert Humperdinck
Bach come Durer? Bach come Tiepolo?
Volutta' tragica e volutta' del gingillo nel Blaubart di Camillo Togni
Le distanziate adesioni al modello di Debussy e Maeterlink nelle
Impressioni di Pelleas di Peter Brook
Gli enigmatici filtri stilistici di Beniamin Britten
Due Debussy per Pier Liugi Pizzi
Fra Gluck e Cherubini il Don Giovanni di Ferro
La memoria illusiva dell'antic nella Poppea di Graham Vick
Al cospetto di un plagio di gran pregio: perplessita'
Dissenso russo al Marcello
Senza deflorare il mistero: Bergkistall e Autotono
I testi classici sono divenuti pure occasioni per rinnovate visioni interpretative: John Ogdon a Venezia
Puro, folle e, quasi, non piu' tedesco
I dialoghi con Chiara Haskil, con le stelle e con gli abissi
Horowiz Traumerei
Il suono-colore di Benedetti
Kempff o della devozione classica privata
Il solista
Rubinstein e' morto
I pianoforti di Beethoven
Le iperboli autocontrollate di Zimerman
La integrale lettura beethoveniana di Pollini
Richter: non contemplare gli alberi senza vedere il bosco
L'orma di Gieseking
Memore di Arrau, Bronfman concilia le due anime di Brahms
La rivoluzione silenziosa di Gistav Leonhardt
Straziata dai serpenti di Lacoonte Maria canta
La Parisina mascagnana si divincola come puo' dalla prepotente stretta del giudice Fico
La nuova semplicita' di Alban Berg
Boulez a Baden-Baden, un genetliaco
Il delirio funebre di Penderecki
Pugno
Adescamenti, autonomia, contaminazioni: la modernita' cerca identita'
Com'era? Dov'era?