Tra memoria e rituale
Pèlerinage (1997) nasce sulla scia della stagione del Teatrodanza e di capolavori come Le Sacre du printemps di Pina Bausch, in cui la pura coreografia aveva ceduto il passo a un’esperienza “totale” e multidisciplinare. La costruzione registica si rivela infatti estremamente stratificata, quasi destabilizzando lo spettatore; la drammaturgia si intreccia a danza, recitazione, uso della voce parlata e un mosaico musicale eclettico. Una tale architettura visiva e sonora, che rispecchia certamente la poetica del maestro, oggi richiede tuttavia di essere spiegata e compresa per arrivare a segno. E si avverte qui il limite di un “repertorio” di danza moderna non ancora riconosciuto e condiviso: a differenza di capolavori classici come Giselle o Il lago dei cigni, scolpiti nell’immaginario dei più profani, opere come Pèlerinage necessitano di essere contestualizzate con cura per non rischiare di apparire distanti al pubblico contemporaneo.

Un momento dello spettacolo
Sul piano stilistico, lo spettacolo adotta un codice modern ben definito. Non siamo di fronte alle attuali sperimentazioni sul corpo ma a un linguaggio storicizzato che rievoca forme e simmetrie del secolo scorso con un’evidente carica nostalgica. Ciononostante, la pièce conserva momenti di intatta forza scenica. Folgorante è l’avvio: i danzatori incappucciati – che nella sera del 31 ottobre richiamano sia il saio del penitente sia le “maschere” rituali dei culti antichi, offrendo un’apprezzata alternativa al dilagante trend di Thriller – creano in sala un’atmosfera densa di presagi. L’uso del bastone, prolungamento del corpo e perno del cammino interiore, scandisce il tempo e lo spazio con una solennità tale da catturare lo sguardo e far risuonare corde profonde.
In scena agisce un gruppo di interpreti molto diversi tra loro per formazione, fisicità e presenza scenica. Se questa varietà ben rappresenta sia l’apertura della filosofia modern sia l’idea di una comunità di viandanti, ciascuno portatore del proprio vissuto, sul piano esecutivo determina una resa d’insieme a tratti disomogenea. È qui che si apre la riflessione critica più feconda: fino a che punto spingersi tra conservazione filologica e rilettura? Senza scalfire il genio originario di Micha van Hoecke, una traduzione del testo coreografico orientata verso un maggiore virtuosismo o dinamiche corporee più estreme avrebbe potuto infondere una nuova energia al pezzo, rendendo questo linguaggio ormai cristallizzato più incisivo e fruibile per lo spettatore odierno.
In definitiva, Pèlerinage resta un’operazione di grande rispetto verso la memoria di un maestro, dimostrando quanto sia prezioso custodire e coltivare il repertorio della danza del Novecento, offrendo una risposta concreta alla frenesia produttiva dei nostri giorni, a quella corsa costante e inarrestabile verso “il nuovo”, spesso destinato a consumarsi in fretta, senza lasciare traccia.
Pèlerinage

Un momento dello spettacolo
Cast & credits
| Titolo
Pèlerinage |
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| Produttori
Hanka Irma van Dongen |
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| Produzione
Borderlinedanza 2025, in co-produzione con FIND Festival Internazionale Nuova Danza |
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| Costumi
Miki Matsuse |
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| Coreografia
Micha van Hoecke, riallestita e rivisitata da Miki Matsuse |
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| Coreografia d'origine
Micha van Hoecke |
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| Corpo di ballo
Emanuele Amoroso, Pietro Autiero, Adriana Cristiano, Noemi De Rosa, Sabrina De Luca, Alessandro Esposito, Arturo Minutillo, Alessia Muscariello, Maite Rogers, Loris Vetusto |
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| Luci
Giuseppe Ferrigno |
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| Note
Curatela recitazione performers Anna Nisivoccia. Tour manager Maria Teresa Scarpa. Con il contributo del MIC, della Regione Campania, Raidfestivals, Residenza C.Re.A.Re. Campania. |