La forma dell’acqua
In scena al Teatro Cantiere Florida nell’ambito di Fabbrica Europa, HyperWater reca la firma del coreografo Daniele Bianco ed è affidato all’interpretazione della COB Compagnia Opus Ballet. Il lavoro si propone di indagare il corpo in relazione alle molteplici qualità dinamiche e formali dell’acqua, esplorandone il movimento nelle sue varie sfaccettature: dalla fluidità alla forza d’impatto, fino alle trasformazioni di stato che la materia assume. L’intento dichiarato dell’autore è quello di tradurre l’elemento idrico in un vocabolario corporeo e cinetico, inserendosi in un solco di ricerca sulla fisica degli elementi naturali ampiamente dibattuto sulla scena contemporanea fin dai primissimi esperimenti di Isadora Duncan e Loïe Fuller.

Un momento dello spettacolo
Sul piano della composizione, la proposta evidenzia una struttura solida e una chiara visione drammaturgica. Bianco dimostra un’indiscussa padronanza nella costruzione coreografica, dosando con accuratezza i momenti di accumulo energetico e guidando l’azione dei performer verso un climax ben calibrato, sostenuto dalla trama sonora di Max Casacci e Tim Hecker e dal disegno luci di Giacomo Ungari. Sul palcoscenico, Matheus De Oliveira, Ginevra Gioli, Giovanni Russo e Sara Schiavo si confermano danzatori di notevole preparazione tecnica, capaci di sostenere la sequenza dei quadri con precisione, presenza scenica e intesa reciproca. Tra i passaggi più riusciti ed efficaci risaltano per suggestione visiva la camminata quadrupede – che mette in risalto la linea anatomica e la muscolatura delle schiene – e la potenza centripeta dei giri vorticosi. In questi frangenti, la mobilità articolare e la velocità gestuale richiamano l’indagine sulla rapidità e l’iper-articolazione propria – seppur con declinazioni distinte – di maestri che vanno dal Merce Cunningham della maturità statunitense a Wayne McGregor, riuscendo a restituire allo spettatore la vibrante fisicità dell’elemento naturale preso in esame.

Un momento dello spettacolo @COB Compagnia Opus Ballet
Tuttavia, è sul piano dell’indagine profonda sul gesto che lo spettacolo convince solo in parte. Se storicamente la relazione tra il corpo e l’acqua ha prodotto capolavori fondati su un’urgenza scenica e sensoriale dirompente – basti citare la carica viscerale di Vollmond di Pina Bausch –, HyperWater sceglie una via prevalentemente mimetica e formale. Il lavoro sul corpo tende a rimanere in superficie: si avverte un’ampia presenza di gesti, posture, pose e sequenze di passo oramai ricorsivi nel vocabolario contemporaneo europeo, dove manca quel processo di de-costruzione interna del movimento che caratterizza linguaggi di ricerca più estrema; linguaggi che, senza rinunciare a una spiccata matrice “pop”, sanno farsi dirompenti, come il Gaga di Ohad Nahrin (Batscheva Dance Company) o le creazioni della compagnia KOMOKO di Sofia Nappi. Queste soluzioni, pur rischiando talvolta di lambire il manierismo, risultano sul piano visivo straordinariamente accattivanti.

Un momento dello spettacolo @COB Compagnia Opus Ballet
A tale prevedibilità fa da contraltare una scenografia minimale che, nel richiamare le problematiche dell’emergenza idrica o dello scioglimento dei ghiacciai, finisce per risultare didascalica, guidando la deduzione dello spettatore verso una lettura ecologica un po’ troppo diretta e illustrativa. È proprio in questo quadro di sovraesposizione di intenti che si avverte la distanza maggiore tra le premesse teoriche e la resa scenica: se nelle note di sala il coreografo dichiara la volontà di mappare «un’identità fluida e non binaria», sul palcoscenico tale concetto non trova un reale corrispettivo drammaturgico. Anche la scelta di inserire il nudo – che potrebbe rappresentare il luogo privilegiato per scardinare i ruoli di genere e mostrare un’androgina proteiforme, come avviene ad esempio in Petruška o in Le Sacre di Virgilio Sieni – appare qui priva di una reale drammaturgia della necessità. Senza questa forza decondizionante, la nudità e l’intento di fluidità identitaria rimangono confinati alle intenzioni, figurando in scena come un orpello formale non strettamente indispensabile all’economia interna dell’opera. Ciononostante, il consenso del pubblico – composto in larghissima parte da giovani e giovanissimi danzatori – è stato unanime e caloroso. Un successo che conferma, come si sottolineava, la serietà e il rigore del lavoro svolto dal coreografo e dai quattro interpreti, offrendo al contempo un’indicazione chiara sulle sensibilità estetiche e sui gusti delle nuove generazioni della danza.
HyperWater

Un momento dello spettacolo
Cast & credits
| Titolo
HyperWater |
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| Anno
2026 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Cantiere Florida |
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| Evento
Fabbrica Europa |
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| Produzione
COB Compagnia Opus Ballet |
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| Coreografia
Daniele Bianco |
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| Corpo di ballo
Matheus De Oliveira, Ginevra Gioli, Giovanni Russo, Sara Schiavo |
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| Luci
Giacomo Ungari |
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| Musiche
Max Casacci, Tim Hecker |