La forma dell’acqua

di Benedetta Colasanti

Data di pubblicazione su web 13/10/2026

HyperWater

In scena al Teatro Cantiere Florida nell’ambito di Fabbrica Europa, HyperWater reca la firma del coreografo Daniele Bianco ed è affidato all’interpretazione della COB Compagnia Opus Ballet. Il lavoro si propone di indagare il corpo in relazione alle molteplici qualità dinamiche e formali dell’acqua, esplorandone il movimento nelle sue varie sfaccettature: dalla fluidità alla forza d’impatto, fino alle trasformazioni di stato che la materia assume. L’intento dichiarato dell’autore è quello di tradurre l’elemento idrico in un vocabolario corporeo e cinetico, inserendosi in un solco di ricerca sulla fisica degli elementi naturali ampiamente dibattuto sulla scena contemporanea fin dai primissimi esperimenti di Isadora Duncan e Loïe Fuller.


Un momento dello spettacolo @COB Compagnia Opus Ballet
Un momento dello spettacolo 
@COB Compagnia Opus Ballet


Sul piano della composizione, la proposta evidenzia una struttura solida e una chiara visione drammaturgica. Bianco dimostra un’indiscussa padronanza nella costruzione coreografica, dosando con accuratezza i momenti di accumulo energetico e guidando l’azione dei performer verso un climax ben calibrato, sostenuto dalla trama sonora di Max Casacci e Tim Hecker e dal disegno luci di Giacomo Ungari. Sul palcoscenico, Matheus De Oliveira, Ginevra Gioli, Giovanni Russo e Sara Schiavo si confermano danzatori di notevole preparazione tecnica, capaci di sostenere la sequenza dei quadri con precisione, presenza scenica e intesa reciproca. Tra i passaggi più riusciti ed efficaci risaltano per suggestione visiva la camminata quadrupede – che mette in risalto la linea anatomica e la muscolatura delle schiene – e la potenza centripeta dei giri vorticosi. In questi frangenti, la mobilità articolare e la velocità gestuale richiamano l’indagine sulla rapidità e l’iper-articolazione propria – seppur con declinazioni distinte – di maestri che vanno dal Merce Cunningham della maturità statunitense a Wayne McGregor, riuscendo a restituire allo spettatore  la vibrante fisicità dell’elemento naturale preso in esame.

 

Un momento dello spettacolo 
@COB Compagnia Opus Ballet
Un momento dello spettacolo @COB Compagnia Opus Ballet

Tuttavia, è sul piano dell’indagine profonda sul gesto che lo spettacolo convince solo in parte. Se storicamente la relazione tra il corpo e l’acqua ha prodotto capolavori fondati su un’urgenza scenica e sensoriale dirompente – basti citare la carica viscerale di Vollmond di Pina Bausch –, HyperWater sceglie una via prevalentemente mimetica e formale. Il lavoro sul corpo tende a rimanere in superficie: si avverte un’ampia presenza di gesti, posture, pose e sequenze di passo oramai ricorsivi nel vocabolario contemporaneo europeo, dove manca quel processo di de-costruzione interna del movimento che caratterizza linguaggi di ricerca più estrema; linguaggi che, senza rinunciare a una spiccata matrice “pop”, sanno farsi dirompenti, come il Gaga di Ohad Nahrin (Batscheva Dance Company) o le creazioni della compagnia KOMOKO di Sofia Nappi. Queste soluzioni, pur rischiando talvolta di lambire il manierismo, risultano sul piano visivo straordinariamente accattivanti.


Un momento dello spettacolo 
@COB Compagnia Opus Ballet
Un momento dello spettacolo @COB Compagnia Opus Ballet

A tale prevedibilità fa da contraltare una scenografia minimale che, nel richiamare le problematiche dell’emergenza idrica o dello scioglimento dei ghiacciai, finisce per risultare didascalica, guidando la deduzione dello spettatore verso una lettura ecologica un po’ troppo diretta e illustrativa. È proprio in questo quadro di sovraesposizione di intenti che si avverte la distanza maggiore tra le premesse teoriche e la resa scenica: se nelle note di sala il coreografo dichiara la volontà di mappare «un’identità fluida e non binaria», sul palcoscenico tale concetto non trova un reale corrispettivo drammaturgico. Anche la scelta di inserire il nudo – che potrebbe rappresentare il luogo privilegiato per scardinare i ruoli di genere e mostrare un’androgina proteiforme, come avviene ad esempio in Petruška o in Le Sacre di Virgilio Sieni – appare qui priva di una reale drammaturgia della necessità. Senza questa forza decondizionante, la nudità e l’intento di fluidità identitaria rimangono confinati alle intenzioni, figurando in scena come un orpello formale non strettamente indispensabile all’economia interna dell’opera. Ciononostante, il consenso del pubblico – composto in larghissima parte da giovani e giovanissimi danzatori – è stato unanime e caloroso. Un successo che conferma, come si sottolineava, la serietà e il rigore del lavoro svolto dal coreografo e dai quattro interpreti, offrendo al contempo un’indicazione chiara sulle sensibilità estetiche e sui gusti delle nuove generazioni della danza. 



HyperWater

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo 
@COB Compagnia Opus Ballet
Un momento dello spettacolo 
 @COB Compagnia Opus Ballet



Cast & credits

Titolo 
HyperWater
Anno 
2026
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro Cantiere Florida
Evento 
Fabbrica Europa
Produzione 
COB Compagnia Opus Ballet
Coreografia 
Daniele Bianco
Corpo di ballo 
Matheus De Oliveira, Ginevra Gioli, Giovanni Russo, Sara Schiavo
Luci 
Giacomo Ungari
Musiche 
Max Casacci, Tim Hecker