Intramontabile Giselle

Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala
La mise en danse è riproposta nella storica coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot, ripresa da Yvette Chauviré, su musica di Adolphe Adam, con gli altrettanto storici costumi e scene realizzati da Aleksandr Benois nel 1910, rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli, e con un corpo di ballo in grande spolvero, accompagnato dall’orchestra scaligera ben diretta da Mikhail Agrest. Quintessenza del Romanticismo nel teatro di danza e «sintesi folgorante» di quella Weltanschauung che maturò all’indomani della Rivoluzione francese, questo ballet blanc debuttò il 28 giugno 1841 all’Opéra di Parigi e si avvalse del libretto di Théophile Gautier e Saint-George, della scenografia di Luc-Charles Cicéri, degli abiti di scena di Paul Lorimer e dei danzatori Carlotta Grisi e Lucien Petipa. Ma, incredibile dictu fu criticato da Richard Wagner, all’epoca critico musicale a Parigi per un giornale di Dresda. Siccome, sempre per rifarsi a Calvino, «un classico è unʼopera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso», Giselle non ha smesso di essere rappresentata e acclamata in tutto il mondo per la sua perfezione. Il primo atto, basato sui principi dell’estetica classica, rispetta le tre unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, e il secondo risponde a quelli dell’estetica romantica nella funzione di verità assegnata all’arte. Canoni che la partitura di Adam connota ed esalta nel differente fraseggio musicale e nella ripresa di leitmotive "narrativi" che, insieme alla virtuosistica coreografia e al pathos interpretativo, hanno reso e rendono immortali divi e divine del passato e del presente fra cui basti ricordare i nomi di Carla Fracci e Rudolf Nureyev.

Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala
Il primo atto, ambientato in un villaggio della Renania, non è solo solare e rustico ma anche fertile humus di una storia d’amore di forte intensità drammatica che nasce, si sviluppa e finisce in modo del tutto verosimile. La contadinella Giselle, ingannata dal superficiale principe Albrecht, impazzisce e muore d’amore durante la popolare festa della vendemmia e la nobile battuta di caccia, mentre il tema del secondo atto è palesato dalla preoccupazione della madre per la cagionevole salute della figlia e per il tragico destino delle Willi. Le fanciulle tradite e trasformate in vendicativi spiriti nemorali. A questo impianto narrativo ne corrisponde uno di natura coreografica con il perfetto equilibrio tra danze solistiche e danze d’insieme dei contadini, tra le variazioni di Giselle e i passi a due con Albrecht, tra la pantomimica scena della margherita («m’ama e non m’ama») e l’esplosione della pazzia della ragazza. Il secondo atto, il cosiddetto «atto bianco» è lunare e spettrale grazie al lirismo della danse d’école e dello stile aérien delle Willi e della regina Myrtha e fra i volteggi dei vaporosi tutù bianchi, il portato metafisico dell’envol de l’âme invera quel «transumanar» che «significar per verba/ non si poria». Un’esperienza mistica che si realizza anche nella prima apparizione di Giselle, creatura evanescente, ineffabile ed eterea che davanti a Myrtha annulla il rigor mortis con il suo frullare e i suoi jetés, ed è rafforzata nell’Adagio del Grand Pas de Deux con Albrecht in cui si manifesta l’intensità del reciproco amore e la sublime tensione verso l’assoluto, che è la vera realizzazione dell’anima romantica.
Il corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano è impeccabile nelle danze dei paesani e in quelle delle sei amiche di Giselle e deliziosi sono Camilla Cerulli e Mattia Semperboni nel passo a due dei contadini, mentre Marco Agostino, nei panni del guardiacaccia Hilarion, che smaschera il Principe, è un convincente comprimario nel temperamento focoso e nella disperata passione per Giselle. Maria Celeste Losa, nelle sembianze di Myrtha, è una carismatica belle dame sans merci, algida e dai modi inflessibili quando esegue con altrettanta freddezza e precisione i passi e guida le docili adepte che danno ottima prova di sé nella celebre sequenza degli incrociati arabesques. Notevole è poi è l’apporto delle Willi Vittoria Valerio e Caterina Bianchi che accentuano la spiritualità con i morbidi port de bras, gli aggraziati épaulements e i leggeri sautés e grands jetés.

Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala
La “coppia d’oro” della serata, l’étoile Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko, colpisce per le sicure prese di ruolo e per la bravura tecnica, peraltro scontata e da par loro. Timofej, spensierato e superficiale nel primo atto, diventa maturo e consapevole nel secondo in un compiuto percorso di formazione e redenzione grazie a Giselle, figura salvifica. Nicoletta passa con disinvoltura dall’essere una ragazza fiduciosa e innamorata a un’anima lirica e incorporea tanto da ricordare Carla Fracci. E se riuscita è la pantomima del «m’ama, non m’ama» e lei nella scena della pazzia è una vera tragedienne, entrambi sfoderano con grazia e tempra gli attesi virtuosismi e sono davvero molto bravi a mostrare la misura umana e spirituale di un balletto che, tra eros, furor e thanatos, è consono allʼidem sentire dello spettatore di ieri, oggi e domani.
Giselle

© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala
Cast & credits
| Titolo
Giselle |
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| Anno
2026 |
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| Durata
125 min. |
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| Data rappresentazione
1 ottobre 2026 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Evento
Stagione di Balletto 2025-2026 del Teatro alla Scala |
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| Autori
Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges; Théophile Gautier |
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| Soggetto
Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges |
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| Libretto
Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges |
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| Autori testo d'origine
Heinrich Heine; Victor Hugo |
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| Interpreti
Nicoletta Manni (Giselle) Timofej Andrijashenko (Albrecht) Maria Celeste Losa (Myrtha) Marco Agostino (Hilarion) Christian Fagetti (Wilfred) Gabriele Corrado (Il Duca) Francesca Podini (Bathilde) Azzurra Esposito (Berthe) Camilla Cerulli (Passo a due contadini) Mattia Semperboni (Passo a due contadini) Vittoria Valerio (Moyna) Caterina Bianchi (Zulmé) Massimo Garon (Capocaccia) |
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| Produzione
Teatro alla Scala |
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| Scenografia
Aleksandr Benois, rielaborate da Angelo Sala e Cinzia Rosselli |
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| Costumi
Aleksandr Benois, rielaborate da Angelo Sala e Cinzia Rosselli |
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| Coreografia
Yvette Chaviré (ripresa coreografica) |
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| Coreografia d'origine
Jean Coralli e Jules Perrot |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala |
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| Luci
Andrea Giretti |
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| Musiche
Adolphe Adam |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Mikhail Agrest |