Tra etereo e tangibile: Calligraton al Tenax per Fabbrica Europa
Varcare la soglia del Tenax in occasione di Fabbrica Europa significa immergersi in un cortocircuito sensoriale di straordinaria efficacia. Da sempre il festival fiorentino opta per una vocazione cosmopolita, che sceglie di non rinchiudersi nei perimetri dei teatri tradizionali ma di abitare una geografia urbana diffusa che attraversa musei, parchi, ex complessi industriali e club. L’intento è trasformare la città in un laboratorio diffuso di ricerca contemporanea, facendo dialogare i linguaggi artistici con le identità fisiche e storiche dei luoghi. In questo percorso, la rinnovata collaborazione con il Tenax, tempio della club culture e delle sonorità d’avanguardia, rappresenta un ponte naturale: per una serata la pista da ballo si spoglia della sua veste notturna abituale per farsi cassa di risonanza di un rito performativo rigoroso e immersivo. In questa cornice apparentemente antitetica, l’oscurità della sala diventa la tela su cui tracciare un dialogo profondo tra il presente della tecnologia e una memoria millenaria.
Al centro della performance Calligraton si colloca l’incontro tra il duo di musica elettronica e arti mediali Schnitt e l’artista giapponese Aoi Yamaguchi. Schnitt è un progetto nato nel 2007 dalla sinergia tra la sound artist tedesca Amelie Duchow e il media artist italiano Marco Monfardini, che portano avanti un’indagine artistica incentrata sulla sincronia tra segnali sonori, immagini e tecnologia visiva. A loro si affianca Aoi Yamaguchi, calligrafa cresciuta a Hokkaido e celebre per aver rivoluzionato la fruizione dello shodō, portando questa disciplina oltre i confini della pagina per trasformarla in un’arte performativa. Traducibile letteralmente come “la via della scrittura”, lo shodō è un’antica disciplina di origine cinese poi fiorita in Giappone: lontana da una pura ricerca decorativa, è una pratica filosofica in cui il calligrafo fissa sul foglio, con inchiostro di china e pennello, un gesto unico e irripetibile. Ogni segno si fa specchio del respiro, dello stato d’animo e del flusso energetico dell’artista in quel preciso istante.

Un momento della performance
Sul piano visivo e acustico, Calligraton vive di contrasti netti e intrisi di una sottile drammaticità. Il paesaggio sonoro è denso, scuro, permeato da un’urgenza ritmica che vibra fisicamente nello spazio. A tale sollecitazione sonora risponde la figura di Aoi Yamaguchi al centro della scena, a contatto diretto con i grandi pannelli bianchi adagiati a terra. Se il suono spinge verso l’imminenza e la velocità, il gesto e il tratto dell’inchiostro nero – altrettanto repentino e deciso – trasforma la superficie immacolata in un luogo di profonda meditazione. La materia scura scivola sul fondo chiaro come un’incisione carica di significato, traducendo la vibrazione sonora in una forma visibile e tangibile.
Mentre le trame sintetiche raggiungono il culmine della loro carica espressiva, dai movimenti parimenti incisivi ma misurati del pennello affiora la forma degli ideogrammi, il cui significato racchiude il centro spirituale dell’opera: «Il mio cuore non ha confini». È un messaggio di risonanza universale, capace di riequilibrare l’urgenza cupa della musica e di convertirla in una dichiarazione di totale condivisione. Tra il nero viscerale del pigmento, degli abiti di scena e della sala e il candore dei pannelli stesi a terra, la calligrafia si fa manifesto: l’arte antica risponde alle ansie contemporanee azzerando ogni distanza tra linguaggi, suono, spazio e materia. Calligraton si mostra così un momento particolarmente intenso della XXXIII edizione di Fabbrica Europa, accolto con grande calore da un pubblico numeroso. La performance dimostra come uno spazio iconico del clubbing possa trasformarsi in cantiere di sperimentazione e come l’unione tra tradizione secolare e innovazione digitale possa generare un’esperienza di rara forza poetica.
Calligraton

Aoi Yamaguchi
Cast & credits
| Titolo
Calligraton |
|
| Coreografia
Aoi Yamaguchi |
|
| Musiche
Schnitt |