Sciogliere le catene
Nuovamente al Festival dopo diciott’anni da Birdwatchers, Bechis ritorna a un materiale che lo riguarda personalmente: il sequestro a Buenos Aires nel 1977. Da questa esperienza è nato un intero percorso, affrontato nel corso di quarant’anni attraverso diversi linguaggi. Dalla videoinstallazione Desaparecidos, dove sono? (1982) a Garage Olimpo (1999), sino al libro La solitudine del sovversivo (2021), Bechis ha scelto di lavorare sulla figura del sopravvissuto declinandola sotto forme diverse. Scritto insieme a Vijaya Bechis Boll, Ritorno a Buenos Aires segue la storia di Mariano Guerra (Adriano Giannini), un medico che dopo trentatré anni trascorsi in Italia rientra in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono e torturarono per più di due anni durante la dittatura. Insieme ad altri sopravvissuti viene ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, attendendo il giorno della propria deposizione.

La scelta più interessante messa in atto dal film è probabilmente la distanza tra l’esperienza di Bechis e quella del protagonista. Il regista fu detenuto per alcuni mesi nel centro clandestino El Club Atlético riuscendo a lasciare l’Argentina relativamente presto; Mariano porta invece addosso due anni di torture, trentatré di esilio e il peso di una deposizione mai affrontata prima. Attraverso una storia di finzione il regista riesce ad attingere, attraversare e abitare il suo vissuto.
Adriano Giannini, già padre della famiglia Colonna ne L’estranea di Paolo Strippoli, offre anche qui una prova attoriale di alto livello. Se nel primo film presentato in Concorso il suo corpo incarnava il controllo patriarcale e l’ordine apparente di una famiglia pronta a incrinarsi, qui è quello di un uomo che deve disimparare il controllo su di sé per riuscire, infine, a lasciarsi andare. È un’interpretazione che lavora per sottrazione, senza scena madre né crollo plateale: il peso di trentatré anni si accumula in ogni gesto trattenuto, fino allo scioglimento del finale.
Il ritorno a Buenos Aires è, prima di tutto, il ritorno a Garage Olimpo, con i passi resi lenti dalle catene che si stagliano sui contorni perimetrali delle celle in cui i detenuti erano costretti. Un’espiazione quasi schraderiana, dentro un paese che sta ancora cercando di fare giustizia. Il racconto si sposta sul piano più intimo con il dialogo che Mariano intraprende con il sé di allora. Nel finale, dopo aver reso la propria testimonianza, Mariano si libera nel movimento: tra i corpi che danzano ritrova il ragazzo che è stato, e per la prima volta riesce a guardarlo senza rimorsi né colpe. La danza, per Mariano, segna l’atto conclusivo: le catene che lo avevano appesantito si sciolgono finalmente in un corpo libero.Ritorno a Buenos Aires

Cast & credits
| Titolo
Ritorno a Buenos Aires |
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| Origine
Italia, Brasile |
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| Anno
2026 |
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| Durata
105 min. |
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| Data rappresentazione
11 settembre 2026 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Sala Darsena |
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| Prima rappresentazione
Venezia 2026 |
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| Evento
83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Venezia |
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| Bianco e nero | |
| Regia
Marco Bechis |
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| Interpreti
Adriano Giannini Ana Celentano Verónica Gerez Olivia Nuss Adrián Fondari Paula Cohen Marcelo Chaparro |
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| Produttori
Domenico Procacci, Laura Paolucci, Alfredo Federico, Simona Banchi, Marco Bechis, Daniele Incalcaterra, Patrick de Jongh, Cibele Amaral, André Ristum |
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| Produzione
Fandango, 39 Films, Karta Film con Rai Cinema, 34 Filmes |
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| Scenografia
Caterina Giargia, Mario Scarzella, Eduardo Antunes |
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| Costumi
Caterina Giargia, Sara Giovene, Coca Serpa |
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| Sceneggiatura
Marco Bechis, Vijaya Bechis Boll |
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| Montaggio
Jacopo Quadri, Nicolò Tettamanti |
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| Fotografia
Fabrizio La Palombara |
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| Effetti speciali
Ermanno Di Nicola |
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| Suono
Marco Fiumara, Ray Fisch |
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| Musiche
Guglielmo Diana |
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| Lingue disponibili
Italiano, Spagnolo |