La finestra da fuori
Inserito
in Concorso solo il 24 agosto, al termine di una lunga valutazione sulla
sicurezza, Naza di Yuval Abraham
e Rachel Szor arriva finalmente a Venezia come film-finestra del nostro
presente, ambientato di notte sui tetti di Tel Aviv. Il film nasce dalle
inchieste pubblicate tra il 2023 e il 2025 su «+972 Magazine», «Local Call» e «The
Guardian». Il titolo proviene dall’acronimo dell’intelligence israeliana Nezek Agavi ("danno collaterale"), usato
per stimare il numero delle vittime civili attese in un attacco pianificato. L’aritmetica
del danno collaterale è trasformata in principio organizzatore dell’intero
racconto per rivelare nel dettaglio i sistemi di uccisione di massa messi in
atto da Israele a Gaza. Nel
corso di ottanta minuti, Naza raccoglie le testimonianze di ventiquattro
tra ufficiali e soldati dell’intelligence israeliana. L’anonimato è garantito
attraverso l’illuminazione che rivela solo le sagome e l’alterazione delle
voci.
Questa
impersonalità e distanza si manifesta anche attraverso una macchina da presa
che sceglie di inquadrare le finestre di Tel Aviv da fuori senza mai
attraversarle e di lasciare nascosto il corpo di chi parla. È la parola – la
verità di quello che succede – a guidare il racconto come una penna che tratteggia
a mano a mano l’intero sistema operativo israeliano.

Una scena del film Naza
Yuval
Abraham e Rachel Szor già nel 2025 si erano distinti come due dei quattro
registi di No Other Land, premiato agli Oscar come miglior documentario.
Naza arriva prodotto da «The Guardian» insieme a James Wilson per
JW Films, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo. È proprio dal
regista de La zona d’interesse (2023) che si coglie una continuità di
sguardo fra i due prodotti filmici. La scelta di affrontare la violenza di
massa attraverso il dispositivo del sistema e di lavorare sull’assenza di
enfasi più che sull’evento isolato consente al film nuove strade
drammaturgiche. È la sottrazione, il fuori campo e l’assenza di pentimento a
parlarci davvero. L’ammissione più vicina a un dubbio
morale, in tutto il film, resta forse quella di un agente che si lascia
sfuggire, quasi tra sé: «Penso ancora che i nazisti siano stati il male. Ma io
che cosa sono?»: una domanda lasciata cadere, mai realmente affrontata.
Se
Ilya Khrzhanovsky con Dau, sempre in Concorso, aveva scelto la
ricostruzione totale dello spazio abitato da un gran numero di corpi, Abraham e
Szor procedono nella direzione opposta, smontando sempre di più il sistema dall’interno
e lasciando che siano le voci di chi lo ha materialmente azionato a rivelare il
suo funzionamento.
Se per Barbera il cinema resta la
finestra attraverso cui comprendiamo il presente, Naza sceglie di
restare esattamente sulla soglia di quella finestra: mostra, non entra;
registra, non abbraccia. La scelta più radicale è rappresentata dal rifiuto di ogni
scorciatoia sentimentale per lasciare che sia il sistema stesso, nella sua
meccanica impersonale, a produrre l’orrore. Un’assenza di calore che non rende
l’esperienza meno coinvolgente, e che forse rappresenta il modo più onesto di
raccontare un’atrocità ancora in corso.
Naza

Cast & credits
| Titolo
Naza |
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| Anno
2026 |
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| Durata
80 min. |
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| Data rappresentazione
10 settembre |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Sala Grande |
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| Prima rappresentazione
Venezia 2026 |
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| Evento
83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Venezia |
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| Regia
Yuval Abraham, Rachel Szor |
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| Produttori
Jonathan Glazer |
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| Produzione
The Guardian (Harry Davies, Lindsay Poulton), JW Films (James Wilson) |
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| Distribuzione
mk2 Films |
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| Suono
Lars Ginzel, Benjamin Hörbe, Rob Farr |